L'amore il pomeriggio

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L'amore il pomeriggio
Amoreilpomeriggio-1972-Rohmer.png
Bernard Verley e Zouzou in una scena del film
Titolo originaleL'amour l'après-midi
Lingua originalefrancese
Paese di produzioneFrancia
Anno1972
Durata97 min
Generecommedia
RegiaÉric Rohmer
ProduttoreBarbet Schroeder, Paul Cottrell
Casa di produzioneLes Films du Losange
FotografiaNéstor Almendros
MontaggioCécile Decugis
MusicheArié Dzierlatka
ScenografiaNicole Rachline
CostumiDaniel Hechter-Vog
Interpreti e personaggi

L'amore il pomeriggio (L'amour l'après-midi) è un film del 1972 scritto e diretto da Éric Rohmer.

È il sesto e ultimo capitolo del ciclo dei Sei racconti morali (Six contes moraux), una serie di opere del regista francese composta da un cortometraggio, un mediometraggio e quattro lungometraggi.

Trama[modifica | modifica wikitesto]

Hélène e Frédèric sono una coppia benestante, con una bella casa nella periferia di Parigi, in attesa del secondo figlio. A rompere l'equilibrio saranno due fattori: l'arrivo di una governante in occasione della nascita del secondogenito che rende meno intimi e più freddi i rapporti fra i due, e soprattutto l'incontro tra il marito e Chloé, la ex fidanzata di un amico comune.

Produzione[modifica | modifica wikitesto]

Il film è prodotto da Pierre Cottrell e distribuito da "Les Films du Losange" di Barbet Schroeder.

Critica[modifica | modifica wikitesto]

«Nei dieci anni che separano il secondo dall'ultimo conte la seduttrice è chiaramente cambiata. Se può ricordare l'Haydée di La collezionista, con il suo cinismo sentimentale e la sua libertà di azione e di movimento, è anche più esplicitamente nevrotica e insoddisfatta: cambia di continuo umore, aspetto, uomo, lavoro, abitazione, pur rivelando desideri di maternità e di sicurezza. Subito trascinerà il nostro refrattario narratore in un rapporto amichevole ma ambiguo, scandito da ben studiati orari, appuntamenti semi-clandestini, cenette intime, shopping in compagnia, addirittura traslochi burrascosi, fino a costituire per Frédéric una specie di seconda vita, tutta pomeridiana, parallela a quella ufficiale, che trascorre con la moglie.»

(Michele Mancini, Eric Rohmer, p. 80.)

L'ultima sequenza[modifica | modifica wikitesto]

Nell'ultima sequenza del film si ripete una situazione analoga a quella del finale di La mia notte con Maud. Il protagonista abbandona l'amante un attimo prima di tradire la moglie e corre da lei, non prima però di avvertirla con una telefonata del suo imprevisto arrivo di pomeriggio. Benché oppresso dal senso di colpa, ha modo di accorgersi che la moglie lo accoglie sorpresa, imbarazzata e intimidita. Dal suo atteggiamento nervoso, senza che nulla venga detto, comprende che forse anche lei gli nasconde qualcosa e ha bisogno di farsi perdonare.[1]

Remake[modifica | modifica wikitesto]

Nel 2007 il comico statunitense Chris Rock ne ha scritto, diretto ed interpretato un remake, Manuale d'infedeltà per uomini sposati (I Think I Love My Wife).

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Michele Mancini, Eric Rohmer, p. 83.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Gérard Legrand, Le signe de la balance, Positif, n. 144-45, novembre-dicembre 1972.
  • Michele Mancini, Eric Rohmer, Firenze, La nuova Italia, 1982 e 1988.

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