Sei racconti morali

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Jump to navigation Jump to search

Sei racconti morali (Six contes moraux) è un ciclo di sei film diretti dal regista francese Éric Rohmer tra il 1961 e il 1972. Precede di alcuni anni un secondo ciclo di altrettanti film, Commedie e proverbi (1966-1972) e un terzo di quattro titoli, Racconti delle quattro stagioni (1990-1998).

L'aggettivo "morali" non va inteso nella sua accezione contemporanea, non sta a indicare un intento moralista dell'autore nel mettere in scena fatti e per personaggi, ma richiama piuttosto un interesse narrativo per la descrizione di quanto accade dentro l'essere umano. Nella letteratura francese Écrivains moralistes sono per esempio Montaigne e Pascal.

Caratteristiche del ciclo[modifica | modifica wikitesto]

Il regista ci tiene a allontanare fraintendimenti di tipo moralista che nulla hanno a che vedere con la sua opera in generale.

« In francese c’è una parola, moraliste, che non credo abbia un equivalente in inglese. In realtà non ha una grande connessione con la parla “morale”: un moraliste è qualcuno che è interessato alla descrizione di ciò che accade dentro l’essere umano. Si occupa di stati mentali e di sentimenti.
Così nei Racconti morali non significa che c’è una morale, anche se comunque dovrebbe essercene una e tutti i personaggi in questi film agiscono in accordo con alcune idee morali che vengono enucleate piuttosto chiaramente.
Non sono film d’azione, non sono film in cui ha luogo un’azione fisica, non sono film in cui accade qualcosa di molto drammatico; sono film in cui un sentimento particolare viene analizzato e in cui i protagonisti stessi analizzano i loro sentimenti e sono molto introspettivi. »

(Éric Rohmer, Film Quarterly 24 n. 4, 1971)

Tutti i Sei racconti morali hanno un'origine letteraria che si concretizzerà nelle pellicole secondo un ordine diverso dalla concezione originaria: [1]

Tratto da un racconto viene pubblicato su una rivista femminile, il quarto testo in ordine di apparizione;

Tratto da un racconto apparso con un diverso titolo, terzo in ordine di pubblicazione;

Tratto da un racconto senza titolo, ambientato a Parigi durante l'occupazione nazista, il primo a essere concepito da Rohmer e il secondo in ordine di pubblicazione;

  • Racconti morali – 4: La collezionista (La collectionneuse), 1967, durata 90 min

Tratto dal racconto Le vase de chine, primo testo pubblicato (e il terzo a essere concepito);

La sceneggiatura apparve sui Cahiers du cinéma con il titolo La roseraie, secondo in ordine di concezione e quarto per pubblicazione;

Unico testo scritto appositamente per il grande schermo, viene aggiunto da Rohmer quando, avendo deciso di pubblicare la raccolta con il titolo Racconti morali, ritenne di ottenere un migliore equilibrio narrativo con un sesto film.[2] Anche quest'ultimo film era stato comunque pensato dal'autore prima dell'inizio delle riprese di La fornaia di Monceau.

Il film che porta il n. 3, La mia notte con Maud viene comunque girato e distribuito dopo il n. 4, La collezionista, perché Rohmer aspetta che il protagonista Jean-Louis Trintignant si renda libero da impegni di lavoro con altri registi.

« Un racconto morale non è un racconto di avventura, sarà necessariamente una storia a mezze tinte, quindi una storia d’amore. In una storia d’amore ci sono per forza un uomo e una donna. Ma se ci sono solo un uomo e una donna non è che ci sia una grande drammaticità; bisognerà allora par entrare in gioco degli impedimenti: la società etc. È quindi meglio che ci siano tre personaggi: diciamo un uomo e due donne, perché io sono uomo e i miei racconti sono narrati in prima persona. »

(Éric Rohmer, Cahiers du cinéma n. 172, novembre 1965)

A differenza del ciclo seguente, Commedie e proverbi (dove protagoniste sono giovani donne, tra i 15 e i 30 anni), il narratore dei sei racconti morali è dunque sempre un personaggio maschile. Lo schema seguito da Rohmer è molto semplice: un uomo rivolge le proprie attenzioni a una donna che considera la propria “eletta”, viene attratto da un'altra donna, la “seduttrice”, alle cui lusinghe sembra cedere (o cede), salvo scegliere alla fine la prima.[3]

Il filosofo Gilles Deleuze ha sottolineato che i Contes moraux possiedono la struttura narrativa di un breve teorema, mentre i film del ciclo successivo rappresentano veri e propri problemi che le protagoniste si trovano davanti:[4]

« È tutta una storia di modi di esistenza, di scelte, di false scelte e di coscienza di scelta, che presiede alla serie dei Contes moraux, particolarmente in La mia notte con Maud. »

(Gilles Deleuze, L'immagine-movimento[5])

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Zappoli, p. 26
  2. ^ Zappoli, p. 26
  3. ^ Zappoli, p. 27
  4. ^ Gilles Deleuze, L'immagine-tempo. Cinema 2, Ubulibri, 1989, p. 198 (nota), ISBN 88-7748-088-2.
  5. ^ Gilles Deleuze, L’immagine-movimento. Cinema 1, Ubulibri, 1984, p. 140, ISBN 9788877480347.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Giancarlo Zappoli, Éric Rohmer, Il Castoro cinema, 1998, ISBN 9788880330691.
  • Éric Rohmer, La mia notte con Maud, Einaudi, 1994, ASIN: B00DDO1DF6.
  • (FR) Éric Rohmer, Six contes moraux, L’Herne, 1976, ASIN: B00008CUL6.
  • (FR) Marion Vidal, Les contes moraux d’Éric Rohmer, Pierre L’Herminier, 1977, ISBN 978-0586026748.
Cinema Portale Cinema: accedi alle voci di Wikipedia che trattano di cinema