L'Italiano (rivista letteraria)

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L'Italiano
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StatoItalia Italia
Linguaitaliano
Periodicitàsettimanale
GenereStampa nazionale
Formatolenzuolo
FondatoreLeo Longanesi
Fondazionegennaio 1926
novembre 2019
Chiusuranovembre 1942 (Primo Giornale)
SedeBologna e Roma
DirettoreMario Vellone
ISSN2585-044X (WC · ACNP)
Distribuzione
cartacea
Edizione cartaceaSi
multimediale
SmartphoneSi
 

L'Italiano è una rivista storico-letteraria, fondata nel 1926 a Bologna da Leo Longanesie ripresa nel 2019 come settimanale.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Il titolo fu ispirato da un discorso di Benito Mussolini, il quale aveva annunciato che il fascismo doveva diventare un nuovo modo di essere, creando l'«italiano nuovo»[1].
La storia della rivista può essere divisa in tre periodi: 1) dal 1926 al 1929; 2) dal 1930 al 1936; 3) dal 1937 al 1942.

Primo periodo[modifica | modifica wikitesto]

Sul numero d'esordio, uscito il 14 gennaio 1926 appare, a firma di Gherardo Casini, il programma del nuovo periodico, che si presenta subito come tradizionalista e patriottico, convinto difensore della genuinità paesana tosco-romagnola alle prese con le minacce della civiltà moderna. "L'Italiano" si propone soprattutto «d'impedire l'imborghesimento del fascismo, di sostenerne le finalità rivoluzionarie, di colpire a fondo gli avversari di Mussolini, d'inventare un'arte e una letteratura fasciste».

Programma di italianità

"I popoli nordici hanno la nebbia, che va di pari passo con la democrazia, con gli occhiali, col protestantesimo, col futurismo, con l'utopia, col suffragio universale, con la birra, con Boekling, con la caserma prussiana, col cattivo gusto, coi cinque pasti e la tisi Marxista.

L'Italia ha il sole, e col sole, non si può concepire che la Chiesa, il classicismo, Dante, l'entusiasmo, l'armonia, la salute filosofica, il fascismo, l'antidemocrazia, Mussolini.

Questo giornale cercherà di dissipare le nebbie nordiche che sono scese in Italia per offuscare il sole che Dio ci ha dato.

(…) La sostanza genuina dell'italiano nuovo noi la dovremo cercare dove non è arrivata la corrompitrice civiltà moderna. E si badi bene che con questo non intendiamo dire della civiltà meccanica, del telefono, del telegrafo, delle strade ferrate, dell'igiene e se si vuole della radiofonia e del cinematografo, ma di quelle forme di vita e di mentalità forestiere che ci si sforza d'adottare fra noi deprimendo le nostre native qualità paesane."

Il direttore del periodico, il giovane Leo Longanesi (avrebbe compiuto 21 anni il 30 agosto), inserisce come sottotitolo «Rivista settimanale della gente fascista». L'impostazione della rivista, così come per la "sorella" Il Selvaggio[2], è basata su un sapiente uso della parte figurativa e iconografica. Mino Maccari, direttore de Il Selvaggio, e Longanesi lavorano insieme esprimendo le loro doti di fini disegnatori e stilisti. Camillo Pellizzi è l'ideologo della rivista: scriveva già, tra il 1924 e il 1925, che «il nazionalismo rappresentava l'estrema destra della mentalità borghese democratica nata dalla Rivoluzione francese e apparteneva perciò alla società che il fascismo voleva superare»[3]. Sul primo numero appare anche un articolo di Ardengo Soffici, uno degli animatori di "Strapaese". L'Italiano si proclama anti-borghese[4]. In questo primo periodo L'Italiano è di tradizionale formato giornale; impaginato su quattro colonne, si distingue per l'eleganza nella composizione, arricchita dall'uso dei disegni (quasi sempre satirici e, nella prima fase, di mano, principalmente, di Longanesi e di Maccari) e per il recupero, divenuto celebre, dei caratteri Bodoni e Aldini, cioè della grande tradizione tipografica italiana[5]. Inizialmente esce con periodicità settimanale; dopo qualche mese diventa stabilmente quindicinale.

Sul n. 3, a pag. 4 appare il celebre slogan, ideato da Longanesi stesso, «Mussolini ha sempre ragione!». La rivista inoltre pubblica i versi scanzonati di Curzio Malaparte, tra cui la famosa Cantata dell'Arcimussolini, apparsa sul n. 7/8/9 del 30 giugno 1927[6]. Tra ottobre e novembre iniziano a scrivere in maniera costante sull'Italiano Giuseppe Raimondi e Vincenzo Cardarelli ex "Rondisti". La Ronda è stata una rivista (1919-1923) attorno alla quale è nato un movimento artistico che porta avanti un programma incentrato sull'indipendenza e l'autonomia dell'arte. I rondisti si richiamano allo stile del Manzoni e al classicismo del Leopardi[7]. Successivamente arriveranno altri loro amici del tempo della Ronda, tra cui Riccardo Bacchelli e Giuseppe Ungaretti. Con Longanesi e Maccari, parteciperanno tutti quanti, nel 1928, alla realizzazione del pregevole Almanacco di Strapaese[8].
Nel 1928 appare la rubrica Kodak, nella quale Longanesi mostra per la prima volta il suo interesse per la fotografia e il cinema.

Secondo periodo[modifica | modifica wikitesto]

Con il numero del 9 gennaio 1930 si riduce il formato e aumenta il numero delle pagine, che passano da quattro a dodici. Longanesi sceglie come nuovo sottotitolo «Foglio quindicinale della rivoluzione fascista». Inizia la serie dei «Ritratti»; nascono nuove rubriche: Barnum Museum (una critica alla cultura ufficiale: il Museo offre del mondo l'immagine parziale, incompleta, dei «pezzi forti»); I Misteri dell'Italia (le persone comuni scrivono ai potenti) e Magazzino. Le altre rubriche fisse sono:

  • Le Jardin des Hommes, notizie varie e curiose riprese dagli altri giornali;
  • Cronaca dei libri e delle riviste, recensioni delle novità letterarie, pubblicate in Italia e all'estero. A recensire furono principalmente Leo Longanesi, Giovanni Ansaldo e Marcello Cora[9]. Sono scarse le recensioni di raccolte poetiche. Il motivo lo spiega lo stesso Longanesi: «La poesia, in Italia, è un problema da risolvere come quello del Mezzogiorno: di tanto in tanto qualche valoroso tenta la disperata impresa, ma il problema resta insoluto»[10].

Longanesi riserva a sé una rubrica: L'œil de bœuf ("L'occhio di bue") in cui analizza un'immagine fotografica particolarmente interessante corredandola con un commento. Longanesi è affascinato dall'imparzialità e oggettività dell'obiettivo («Le macchine non hanno idee»)[11]. Allo stesso tempo è consapevole che una fotografia può sia restituire un'immagine superficiale della realtà ma è anche in grado di scorgere la falsità nei volti delle persone e di smascherarne l'ipocrisia[12].

Nel 1929 Camillo Pellizzi si era trasferito a Londra, come corrispondente del Corriere della Sera. Nei primi anni Trenta Giovanni Ansaldo lo sostituisce come ideologo e ispiratore della rivista[13]. Il suo primo contributo, non firmato, risale all'aprile 1931. Firma i propri articoli come Stella Nera[14]. Nello stesso 1931 L'Italiano dedica un numero monografico a Giorgio Morandi (n. 10) che riscuote grandi consensi. Dopo di esso Longanesi si dedicherà sempre più ai numeri unici, costruiti attorno a inserti fotografici "di grande bellezza e intensità"[15].

Dal marzo 1931 la rivista esce in formato quaderno (18 per 24,5 cm), con una foliazione aumentata a quaranta pagine. La periodicità passa da quindicinale a mensile (il sottotitolo cambia di conseguenza in «Foglio mensile della rivoluzione fascista»). Fino al 1930 Longanesi aveva dato un taglio politico all'Italiano. Quell'anno la politica esce dal periodico[16], che diventa una raffinata rivista d'arte e letteratura: spicca l'uso di caratteri bodoniani e corsivi, con ricche illustrazioni. La pubblicità appare su pagine rosa e verdi. Nel numero di gennaio 1932 appaiono le prime fotografie. Nello stesso anno Longanesi si trasferisce a Roma, dove porta anche la direzione della rivista. Nel 1933 il numero di gennaio-febbraio è tutto dedicato al cinema. Nel numero speciale compaiono due articoli di Longanesi, a dimostrazione dell'interesse del giornalista per tale forma d'arte. Nel primo ricostruisce la (allora) Breve storia del cinema italiano, nel secondo pezzo esprime il suo giudizio critico sul cinema italiano contemporaneo (Film italiano)[17]. Non seguono Longanesi in questa nuova fase della vita della rivista, oltre a Pellizzi, Malaparte, Bacchelli e Raimondi[18].

D'accordo con Ansaldo, Longanesi decide allora di aprire l'Italiano ai migliori giovani scrittori, indipendentemente dalle loro tendenze politiche: Alberto Moravia[19], Elsa Morante, Giovanni Comisso[20], Vitaliano Brancati, Dino Buzzati, Antonio Benedetti, Mario Soldati, Guglielmo Martucci, Mario La Cava, Mario Tobino[21]. Secondo Eugenio Montale L'italiano riporta quanto di meglio e di più audace la fronda fascista potesse esprimere in quegli anni[22].
Compaiono anche le prime traduzioni di autori stranieri contemporanei. Predominano gli autori francesi: Jean Giono, André Gide, Julien Green, Jean Cocteau, Blaise Cendrars, Georges Seurat[23]. Notevole anche la presenza nordamericana: William Faulkner, William Saroyan, John Fante, Joseph Roth. Tra i racconti usciti sulle pagine della rivista longanesiana figura I sicari, firmato da uno scrittore ancora poco conosciuto in Italia, Ernest Hemingway[24]. Della traduzione di Mattinata a Schönbrunn del grande scrittore tedesco Joseph Roth si occupò personalmente Ansaldo[25].

La frequenza mensile salta più volte: per preparare il numero «L'italiano in guerra. 1915-1918» (L'Italiano n. 25-26, aprile 1934), Longanesi impiega un anno e mezzo. Nel periodo che intercorre dalla seconda metà del 1935 fino al dicembre del 1936 «L'Italiano» dedica il suo massimo impegno nella pubblicazione di inediti di giovani scrittori. Racconti e romanzi presero il sopravvento su tutti gli altri generi di articoli. Escono: Scirocco di Vitaliano Brancati e La spada di Dino Buzzati[26]. Nel dicembre del 1936 Longanesi chiuse l'anno con un numero monografico, quasi interamente dedicato al disegno caricaturale. "Mentre le vecchie vignette di Caran d'Arche, di Willette, di Leandre contro gli inglesi stavano riapparendo sui quotidiani italiani, Longanesi pubblicò di quegli autori caricature senza riferimenti politici; ma pose loro accanto disegni di Galantara, odiatissimo da Mussolini, ed altri degli antinazisti Otto Dix e George Grosz"[27].

Terzo periodo[modifica | modifica wikitesto]

Longanesi, impegnato nella realizzazione di un settimanale d'attualità (Omnibus, il cui primo numero uscirà il 3 aprile 1937), dedica sempre meno tempo a L'Italiano. La rivista prosegue le pubblicazioni, con irregolarità, uscendo una o due volte all'anno, con fascicoli tripli o quadrupli.

Il 1939 è il 14o anno di pubblicazione. Curiosamente, però, Longanesi mantiene fisso l'anno sul 13. E sarà così fino alla fine. La circostanza può essere spiegata con la grande delusione - professionale e personale - dovuta alla cancellazione di Omnibus, che avviene appunto all'inizio del 1939[28].

Nel 1941 esce un numero unico (settembre-ottobre, intitolato «Ricordo del Positivismo»). Il fascicolo offre una precisa descrizione degli usi e costumi nazionali, accompagnata dal «Piccolo dizionario borghese», una storia delle vicende nazionali dal 1880 al 1941 firmata a quattro mani con Vitaliano Brancati[29].

L'ultimo numero de L'Italiano porta la data di novembre-dicembre 1942.

Riapertura del giornale[modifica | modifica wikitesto]

Il giornale viene riaperto nel novembre 2019 come settimanale politico e culturale, mantenendo anche le stesse linee anticlericali ed anticomuniste.




L'Italiano Editore[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1927 «L'Italiano» diventa anche una casa editrice. Con il nome «L'Italiano Editore» Longanesi pubblica Italia Barbara di Curzio Malaparte, Pane bigio di Telesio Interlandi (1927), La ruota del tempo. Scritti d'occasione di Riccardo Bacchelli La dolce calamita ovvero La donna di nessuno di incenzo Cardarelli e Antonio Baldini (1929) e le 170 pagine dell'Almanacco di Strapaese. La sede della società coincise con quella della rivista. L'attività cessò dopo il trasferimento di Longanesi a Roma.

Direttore[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Pier Mario Fasanotti, Tra il Po, il monte e la marina. I romagnoli da Artusi a Fellini, Neri Pozza, Vicenza, 2017, p. 213. In un primo tempo Longanesi aveva pensato al titolo «Il Partigiano».
  2. ^ Fondata nel luglio 1924 da Mino Maccari. Nel 1925 Longanesi vi collaborò. Entrambi i periodici sostenevano il movimento "Strapaese". Agli antipodi di "Strapaese" vi era il movimento "Stracittà", che faceva riferimento alla rivista «'900» di Massimo Bontempelli.
  3. ^ C. Pellizzi, Problemi e realtà del fascismo, 1924 e Fascismo-aristocrazia, 1925.
  4. ^ L'Italiano n. 12-13, 7 ottobre 1926.
  5. ^ Fu il pittore Giorgio Morandi a suggerire a Longanesi l'adozione di quei caratteri, indicandogli anche la tipografia bolognese dov'erano reperibili.
  6. ^ Le poesie di Malaparte saranno poi raccolte da Longanesi in un volume, L'Arcitaliano. Cantate di Malaparte, che verrà pubblicato l'anno seguente.
  7. ^ D. Boemia, p. 41.
  8. ^ Fu definito da Montanelli e Staglieno «il più bell'almanacco mai stampato (e che si stamperà) in Italia».
  9. ^ D. Boemia, p. 127.
  10. ^ L'Italiano, a. VII, n. 11, dicembre 1931, p. 60.
  11. ^ L'Italiano, a. VII, n. 5 del 1931.
  12. ^ D. Boemia, p. 187.
  13. ^ Mariuccia Salvati, «Longanesi e gli italiani», in AA.VV., Longanesi e italiani, EDIT Faenza, 1997, p. 162.
  14. ^ Solamente dal 1936 si firmerà con il proprio vero nome.
  15. ^ Mariuccia Salvati, op.cit., p. 172.
  16. ^ D. Boemia, p. 37.
  17. ^ Ivano Granata, L'«Omnibus» di Leo Longanesi. Politica e cultura (aprile 1937-gennaio 1939), Milano, FrancoAngeli, 2015, pag. 137 e segg.
  18. ^ D. Boemia, p. 79.
  19. ^ Nel 1936 pubblicò due racconti: L'imbroglio e Father Divine ("Padre divino"), quest'ultimo ne «L'Italiano», nn. 4041, marzo-aprile 1936, ora in Viaggi. Articoli 1930-1990.
  20. ^ Due suoi romanzi furono pubblicati a puntate tra il 1931 e il 1934: Il delitto di Fausto Diamante e Amori d'Oriente (quest'ultimo pubblicato in volume sempre dalla casa editrice Longanesi nel 1948).
  21. ^ Dello scrittore viareggino appare Il vecchio marinaio.
  22. ^ Eugenio Montale, Il secondo mestiere. Vol. 2: Arte, musica, società. I Meridiani, articolo in occasione della morte di Longanesi.
  23. ^ D. Boemia, p. 38.
  24. ^ D. Boemia, p. 99.
  25. ^ D. Boemia, pp. 160-61.
  26. ^ D. Boemia, p. 150.
  27. ^ Marcello Staglieno, La stampa satirica e Longanesi, in AA.VV., La satira in Italia, Comune di Pescara, 2002.
  28. ^ Pietro Albonetti, «Traversata cittadina sull'Omnibus», in AA.VV., Longanesi e italiani, EDIT Faenza, 1997, p. 36.
  29. ^ Gabriele Nicolussi, “L'undicesimo comandamento: credi ma disubbidisci!” «Omnibus» (1937-1939) di Leo Longanesi, tesi di laurea, Università di Trento, a.a. 2007/2008.
  30. ^ Essendo nato il 30 agosto 1905, Longanesi non poté firmare il giornale fino al settembre 1926, quando raggiunse la maggiore età.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Bruno Romani, Ritratto di Longanesi e de “L'Italiano”, Edizioni dell'Ateneo, Roma 1976.
  • Dario Boemia, La letteratura del primo Novecento nell'«Italiano» di Leo Longanesi, s.d..

Pagine scelte[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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