Kula Shaker

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Kula Shaker
KulaShakerCrispian.jpg
Paese d'origine Inghilterra Inghilterra
Genere Rock psichedelico
Periodo di attività 1995-1999; 2005-in attività
Album pubblicati 5
Studio 4
Live 0
Raccolte 1
Sito web

I Kula Shaker sono un gruppo musicale inglese influenzato dal rock psichedelico degli anni Sessanta e dalla musica tradizionale indiana.

Annoverati tra le band del post-Britpop, i Kula Shaker si contraddinguono per l'amore per la musica e la cultura indiana e per l'utilizzo di strumenti musicali caratteristici indiani quali il sitar, la tambura e il tabla, sapientemente mescolati con il rock psichedelico degli anni '60 e con sonorità rock tipicamente occidentali.

Conobbero il successo a metà degli anni Novanta. Dal 1996 and 1999 piazzarono nella top 10 singoli come Tattva, Hey Dude, Govinda, brano con un testo interamente in sanscrito, Hush e Sound of Drums. Il disco d'esordio, K, raggiunse la vetta della classifica britannica degli album. Nel 1999 il gruppo pubblicò il suo secondo disco, Peasants, Pigs & Astronauts, e si sciolse. Nel 2004 si ricostituì, anche se la reunion divenne ufficiale solo agli inizi del 2006. Nel 2007 uscì il terzo disco della band, Strangefolk, e tre anni dopo il quarto album, Pilgrims Progress. Nel 2016 è uscito il quinto album, K 2.0.

Carriera[modifica | modifica wikitesto]

I Kula Shaker nascono, nella loro formazione definitiva, nel 1993, ma già nel 1988 Crispian Mills, chitarrista e cantante londinese, figlio della nota attrice Hayley Mills e del regista Roy Boulting, nonché nipote del celebre attore John Mills, aveva fondato, insieme al bassista Alonza Bevan gli Objects of Desire. I due, conosciutisi nel college di Richmond upon Thames, nel sud-ovest della capitale britannica, ben presto ingaggiano il batterista Markus French e il chitarrista ritmico Leigh Morris. Come cantante si aggrega al sodalizio Marcus Maclaine. I cinque si esibiscono in vari locali dei sobborghi di Londra fino all'anno della svolta.

Nel 1993, chiusa l'esperienza con gli Objects of Desire, Crispian Mills intraprende, zaino in spalla, un intenso viaggio in India e rimane affascinato dalla spiritualità induista. Tornato in patria, fonda i Kays, completati da Bevan, dal batterista Paul Winter-Hart e il cugino Saul Dismont come cantante. La band si esibisce al festival di Glastonbury nel 1993. Poco dopo, al posto di Dismont entra a far parte del gruppo il tastierista Jay Darlington e Mills diventa il chitarrista e vocalist.

Dopo due anni di tour e registrazioni, i Kays decidono di cambiare nome e direzione musicale. Anche sulla scorta delle proprie letture filosofiche e del suo crescente interesse per il misticismo indiano, Mills propone di sviluppare sonorità impregnate di maggiore spiritualismo e caratterizzate dall'utilizzo di strumenti musicali indiani, da mescolare conil sound rock occidentale e con la psichedelia rock degli anni '60. Nel maggio 1995 Mills suggerisce il nome Kula Shaker, ispirato al nome di Kulacēkaraṉ, uno dei dodici alvar, gruppo di poeti e mistici hindu.

Nel 1996 i Kula Shaker firmano con la Columbia Records e pubblicano il loro primo singolo, intitolato Tattva, che debutta all'86esimo posto della classifica inglese, seguito poi da Grateful When You're Dead (un brano scritto come omaggio a Jerry Garcia dei Grateful Dead, 35esimo posto in classifica) e dalla ripubblicazione di Tattva, che arriva stavolta al quarto posto. In ottobre, preceduto dal singolo Hey Dude (secondo posto in classifica), esce finalmente l'ormai attesissimo primo album, intitolato semplicemente K, che diventa il disco di debutto più venduto nella prima settimana di uscita sin dai tempi di Definitely Maybe degli Oasis. In tutto venderà due milione di copie in tutto il mondo. A dicembre esce il quarto e ultimo singolo tratto dall'album, Govinda, un brano cantato completamente in sanscrito che arriva alla posizione numero 7 della classifica inglese.

Il 1997 è per i Kula Shaker l'anno della consacrazione. Ricevono quattro nomination ai Brit Awards, aggiudicandosene uno (Best British Newcomer), il nuovo singolo Hush (una reinterpretazione di un vecchio brano di Joe South) diventa il loro più grande successo (nonostante non riesca neanch'esso ad arrivare alla vetta della classifica, fermandosi al n.2) e suonano come headliner ai più importanti festival inglesi.

Nel marzo del 1997 Mills rilascia un'intervista al New Musical Express in cui viene frainteso il suo pensiero sulla svastica come simbolo religioso. Il cantante viene accusato di essere simpatizzante del nazismo. Questa intervista peserà molto sulle sorti del gruppo.

Nel 1998 esce Sound Of Drums, il singolo che dovrebbe anticipare il secondo album del gruppo, ma a causa di problemi all'interno del gruppo e con il management il disco viene posticipato e vede la luce soltanto nel marzo dell'anno dopo. Ma sia il disco (Peasants, Pigs & Astronauts) che il nuovo singolo (Mystical Machine Gun) si rivelano un flop clamoroso, confermato anche dal singolo successivo Shower Of Love. I giorni di gloria per i Kula Shaker sembrano già finiti e si incomincia a parlare di loro come "la più grande promessa non mantenuta nella storia della musica". Dopo alcune apparizioni live estive, a settembre viene annunciato lo scioglimento del gruppo e da allora in avanti i quattro componenti del gruppo si dedicano a vari progetti solisti, nessuno dei quali caratterizzato da particolare successo (tranne che per il tastierista Jay Darlington, che entra a far parte della formazione live degli Oasis).

Nel 2002 la casa discografica pubblica una raccolta intitolata Kollected, contenente i brani migliori registrati dai Kula Shaker, oltre ad alcune rarità e alla reinterpretazione inedita di un brano di Bob Dylan, Ballad of a Thin Man.

Nel 2004 i vecchi Kula Shaker si ritrovano (ad eccezione di Jay Darlington) per registrare un nuovo brano intitolato Braj Mandala da inserire in un album di beneficenza, e a fine 2005 i tre suonano insieme in un concerto segreto a Leighton Buzzard. Pochi giorni dopo annunciano di voler riformare la band. Nella primavera successiva entra nel gruppo il nuovo tastierista Harry Broadbent e i quattro intraprendono un tour in alcuni piccoli club inglesi, fanno uscire un EP contenente nuovo materiale (Revenge Of The King) e in estate si esibiscono ad alcuni grandi festival estivi. Nel 2007 danno alla luce il nuovo disco autoprodotto, Strangefolk. Il disco è sicuramente un passo in avanti rispetto al precedente del 1999 e le atmosfere diventano meno indianeggianti e con riferimenti maggiori ad una certa tradizione rock degli anni settanta.

Il 16 settembre 2011 esce in doppio CD e in DVD una riedizione di K a quindici anni dalla pubblicazione. La band propone un nuovo documentario e materiale inedito.

Il 28 giugno 2010 esce Pilgrims Progress, il quarto disco del gruppo.

Il 28 settembre 2015 la band annuncia ufficialmente il ritorno sulle scene con un tour europeo per l'anno successivo. Il nuovo album, intitolato K 2.0, esce il 12 febbraio 2016, anticipato dal singolo Infinite Sun.

In un'intervista rilasciata in Italia nel 2016, alla domanda su cosa sia successo per far tornare insieme la band, Crispian Mills ha dichiarato:

« Penso che si debba entrare nei boschi, crescersi i capelli, mangiare roba semplice. Bisogna perdersi per poi ritrovarsi. Tutte queste idee sono vere. Per noi il ventennale del nostro primo disco è stato come tornare alle nostre radici. Dell'ultimo disco che abbiamo fatto andiamo molto fieri, ma era un disco prettamente acustico e folk. Per quel motivo con questo disco ci siamo sforzati di fare un disco rock"[1]. »

Componenti[modifica | modifica wikitesto]

Discografia[modifica | modifica wikitesto]

Album[modifica | modifica wikitesto]

Singoli[modifica | modifica wikitesto]

  • Tattva (lucky 13 mix) - 1996
  • Grateful When You're Dead - 1996
  • Tattva - 1996
  • Hey Dude - 1996
  • Govinda - 1996
  • Hush - 1997
  • Sound Of Drums - 1998
  • Mystical Machine Gun - 1999
  • Shower Your Love - 1999
  • Second Sight - 2007
  • Out On The Highway - 2007
  • Peter Pan R.I.P. - 2010
  • Infinite Sun - 2016

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Intervista a Radio Capital, 1º marzo 2016

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