Istituto nazionale per le malattie infettive

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Istituto nazionale per le malattie infettive Lazzaro Spallanzani
Istituto nazionale per le malattie infettive Lazzaro Spallanzani.png
La facciata dell'Istituto
StatoItalia Italia
LocalitàRoma
IndirizzoVia Portuense, 292
Fondazione1936
Num. impiegati555 (2017)
Dir. generaleMarta Branca
Dir. sanitarioFrancesco Vaia
Dir. scientificoGiuseppe Ippolito
Dir. amministrativoRoberto Noto
Sito webwww.inmi.it/
Mappa di localizzazione

Coordinate: 41°51′58.22″N 12°27′27.4″E / 41.866172°N 12.45761°E41.866172; 12.45761

L'Istituto nazionale per le malattie infettive Lazzaro Spallanzani (in acronimo: INMI) è un istituto di ricovero e cura a carattere scientifico, sito a Roma in via Portuense, 292.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

L'ospedale Lazzaro Spallanzani fu fondato nel 1936 e fu destinato alla prevenzione, diagnosi e cura delle malattie infettive, occupando con i suoi 15 padiglioni un'area di 134 000 all'interno dell'ospedale San Camillo, fondato nel 1929.

Nel corso degli anni '30 fu aperta una sezione dedicata alla cura e alla riabilitazione per i malati di poliomielite, mentre negli anni '70 l'istituto si concentrò sul contrasto all'epatite B, che rappresentò un punto di partenza verso una maggiore competenza nel campo dell'epatite virale acuta e cronica. A partire dal 1980 rappresenta uno dei maggiori centri per l'assistenza e la ricerca sulle infezioni causate dal virus HIV.[1]

Un'espansione del complesso si ebbe nel 1991 mentre nel 1996 il Ministero della salute ha riconosciuto lo Spallanzani come istituto di ricovero e cura a carattere scientifico (IRCCS).

Nei primi anni 2000 il ministero identificò l'ospedale come polo nazionale contro il bioterrorismo e specializzato nel trattamento di malattie infettive ad elevato impatto, ossia SARS, FEV e MERS.[2]

Con deliberazione della giunta regionale nº 157/2007 è stato istituito il Polo ospedaliero interaziendale trapianti (POIT), una struttura deputata ai trapianti di fegato, reni e pancreas partecipata sia dallo Spallanzani che dal San Camillo-Forlanini.[2]

L'Istituto possiede uno dei due laboratori con livello di biosicurezza 4 presenti in Italia (l'altro è presso l'ospedale Luigi Sacco di Milano).[3]

Il 25 novembre 2014 è stato ricoverato presso l'istituto Fabrizio Pulvirenti, un medico italiano di Emergency infettato dal virus Ebola mentre si trovava ad operare in Sierra Leone[4], poi dimesso il 2 gennaio 2015[5].

Ruolo nell'epidemia di 2019-nCoV[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Pandemia di COVID-19 del 2019-2020.

Nell'ambito della pandemia di COVID-19 del 2019-2020 l'ospedale, a partire dal 30 gennaio 2020, ha ospitato i primi due infettati identificati in Italia: due turisti cinesi, originari della provincia di Hubei, di 66 e 67 anni.[6]

Il 2 febbraio, durante una conferenza stampa, il ministro della salute Roberto Speranza ha annunciato che un gruppo di ricercatori dell'INMI ha isolato il coronavirus SARS-CoV-2.[7] Il team era composto da Maria Rosaria Capobianchi, Francesca Colavita, e Concetta Castilletti.[8]

Le sequenze parziali sono state tempestivamente pubblicate sul portale GenBank a disposizione della comunità scientifica internazionale[9][10].

A partire dal 6 febbraio 2020 il nosocomio ospita anche il primo italiano risultato positivo al coronavirus, si tratta di uno dei 56 italiani rimpatriati da Wuhan con un volo speciale.[11]

Collegamenti[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Storia dell'Istituto, su www.inmi.it, INMI. URL consultato il 3 febbraio 2020.
  2. ^ a b Piano annuale di risk management - 2018 (PDF), su regione.lazio.it. URL consultato il 3 febbraio 2020.
  3. ^ Eva Perasso, Il mondo contaminato: ecco la mappa in cui sono presenti laboratori di biosicurezza, in Corriere della Sera, 26 giugno 2012. URL consultato il 20 marzo 2020.
  4. ^ Ebola, in Italia medico contagiato. "E' in condizioni stabili. Curato con farmaco sperimentale", in la Repubblica, 25 novembre 2014. URL consultato il 3 febbraio 2020.
  5. ^ Ebola, il medico italiano di Emergency è guarito. Dimesso dallo Spallanzani, in il Fatto Quotidiano, 2 gennaio 2015. URL consultato il 3 febbraio 2020.
  6. ^ Coronavirus in Italia, chi sono i turisti cinesi ricoverati allo Spallanzani: arrivati a Milano il 23 gennaio, in Il Messaggero, 30 gennaio 2020. URL consultato il 3 febbraio 2020.
  7. ^ Coronavirus, lo Spallanzani di Roma è il primo in Europa a isolarlo. Un morto nelle Filippine, finora unica vittima fuori dalla Cina, in il Fatto Quotidiano, 2 febbraio 2020. URL consultato il 3 febbraio 2020.
  8. ^ Coronavirus, chi sono le tre ricercatrici che hanno isolato il virus, su Il Sole 24 ORE. URL consultato il 24 marzo 2020.
  9. ^ Coronavirus, lo Spallanzani ha isolato il virus: ecco che cosa significa, in Corriere della Sera, 2 febbraio 2020. URL consultato il 9 febbraio 2020.
  10. ^ 2019-ncov-sequs, su National Institute of Health.
  11. ^ Coronavirus, primo italiano positivo: è uno dei connazionali rimpatriati da Wuhan. Morto il medico cinese che aveva lanciato l’sos, in il Fatto Quotidiano, 6 febbraio 2020. URL consultato il 9 febbraio 2020.

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Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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