Il corridoio della paura

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Il corridoio della paura
Corridoiodellapaura-1963-fuller-titolo.png
Titoli di testa del film
Titolo originaleShock Corridor
Lingua originaleinglese
Paese di produzioneStati Uniti
Anno1963
Durata101 min
Dati tecniciB/N (inserti a colori)
Generedrammatico
RegiaSamuel Fuller
SceneggiaturaSamuel Fuller
ProduttoreSamuel Fuller
Casa di produzioneLeon Fromkess-Sam Firks Productions
FotografiaStanley Cortez
MontaggioJerome Thoms
Effetti specialiCharles Duncan
MusichePaul Dunlap
ScenografiaEugène Lourié (art director), Charles S. Thompson (set decoration)
CostumiEinar Bourman
TruccoDan Greenway (supervisione)
Interpreti e personaggi
Premi

Il corridoio della paura (Shock Corridor) è un film del 1963 scritto, prodotto e diretto da Samuel Fuller.

Nel 1996 il film è stato scelto per la conservazione nel National Film Registry della Biblioteca del Congresso degli Stati Uniti.[1]

Trama[modifica | modifica wikitesto]

Johnny Barrett è un giornalista che decide di farsi ricoverare in incognito in un ospedale psichiatrico per risolvere un caso di omicidio avvenuto all'interno di quella struttura nella speranza di vincere il premio Pulitzer. Finge di aver tentato di violentare la sorella (in realtà la fidanzata Cathy) e viene quindi internato nella casa di cura. Dentro l'ospedale Johnny entra in contatto con tre pazienti testimoni oculari del delitto: un veterano sudista della guerra di Corea che ha disertato dall'esercito per passare con i comunisti, un nero che arringa gli altri ricoverati con comizi razzisti e uno scienziato vincitore del premio Nobel regredito all'infanzia. Fa infine la conoscenza di un italiano obeso che canta arie d'opera di continuo. Mentre si compone lentamente il quadro dell'omicidio, l'equilibrio mentale di Johnny inizia sempre più a vacillare.

Collegamenti con altre pellicole[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ (EN) Librarian of Congress Names 25 More Films To National Film Registry, Library of Congress, 3 dicembre 1996. URL consultato il 6 gennaio 2012.

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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