Harukichi Shimoi

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Harukichi Shimoi

Harukichi Shimoi (下位春吉 Shimoi Harukichi?; Fukuoka, 20 ottobre 18831º dicembre 1954) è stato un poeta e scrittore giapponese.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Nato Harukichi Inoue, quando si sposò nel 1907, adottò il cognome della moglie, Shimoi.[1] Dopo gli studi effettuati in patria, durante i quali incontrò e venne influenzato da Bin Ueda, Shimoi si trasferì in Italia per studiare Dante, per poi divenire docente di giapponese presso l'Istituto Universitario Orientale di Napoli.[2][3]

Nel 1917, durante la prima guerra mondiale si arruolò nell'esercito italiano, impegnato contro gli Imperi Centrali, e divenne un Ardito[3], insegnando ai suoi commilitoni l'arte del karate.[2][4]

Dopo la guerra Shimoi funse da collegamento, trasportandone segretamente le lettere, tra Gabriele D'Annunzio, reggente di Fiume e Benito Mussolini, all'epoca a capo dei Fasci italiani di combattimento e direttore de Il Popolo d'Italia, sfruttando il suo passaporto diplomatico che gli permetteva una grande libertà di movimento.[4] Shimoi era, tra l'altro, tra coloro che per primi seguirono il poeta abruzzese nell'impresa fiumana.[3][4] D'Annunzio soprannominò Shimoi "camerata Samurai"[4] e "samurai di Fiume".[5] Insieme promossero ed organizzarono il volo propagandistico Roma-Tokyo[2][3][6] terminato dall'aviatore Arturo Ferrarin.[7]

Ritornato a Napoli fondò, nel 1920, la rivista di letteratura giapponese Sakura, che sarà edita sino al marzo dell'anno seguente, per un totale di cinque numeri. Nel 1922 partecipò alla marcia su Roma.[8]

Nel 1934 fece da interprete, durante la sua permanenza in Italia, a Jigorō Kanō, fondatore del judo. Le interviste concesse da Kanō furono una spinta fondamentale per lo sviluppo di questa disciplina in Italia.[9]

Ritornato in patria, Shimoi aiutò l'ambasciata italiana di Tokyo a fermare le attività a favore dell'Etiopia delle associazioni di destra giapponesi durante la guerra d'Etiopia.[10] Shimoi fu uno dei più noti sostenitori giapponesi del fascismo, intravedendo l'analogia tra i principi fascisti e quelli tipici della propria cultura, e in particolare del bushidō, egli sosteneva che il fascismo fosse una conseguenza naturale del risorgimento e che il suo ruolo fosse quello di "movimento spirituale" che rendesse gli italiani un'unità con la loro nazione. Sostenitore del fascismo, Shimoi non fu fascista in Giappone, considerando il movimento come prettamente italiano.[11]

Nel secondo dopo guerra Shimoi conobbe e divenne amico di Indro Montanelli, giunto in Giappone per dei reportage e per il quale fece da guida nel suo paese natio.[2][4]

Attività letteraria[modifica | modifica wikitesto]

Shimoi tradusse numerose opere dal giapponese all'italiano e viceversa. Dal giapponese tradusse tra gli altri i poeti Akiko Yosano e Matsuo Basho, mentre tra gli autori italiani da lui tradotti figurano D'Annunzio e Dante. Per il sommo poeta, Shimoi promosse nel 1920 addirittura la costruzione di un tempio a lui dedicato a Tokyo.[12]

Oltre che traduttore Shimoi fu egli stesso poeta. Sua opera fu Shinto Ponpeo o tou tame ni, dedicata alle rovine della città romana di Pompei.

Opere[modifica | modifica wikitesto]

  • Shinto Ponpeo o tou tame ni, 1926.
  • La guerra Italiana vista da un giapponese, libreria della Diana, Napoli, 1919.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Shimoi Harukichi and Italian fascism - On His Relations with D'Annunzio, Mussolini and Japanese Society (PDF), in Fukuokakokusaidaigaku kiyō, nº 25, 2011, pp. 53-66. URL consultato il 26 gennaio 2014 (archiviato dall'url originale il 2 febbraio 2014).
  2. ^ a b c d Dai giapponesi lodi agli assalti di Cadorna, in Il Piccolo, 18 gennaio 2012. URL consultato il 25 gennaio 2014.
  3. ^ a b c d Mario Vattani, Con eliche di legno e ali di stoffa verso il Sol Levante, in Il Giornale d'Italia, 31 maggio 2013. URL consultato il 25 gennaio 2014.
  4. ^ a b c d e Capii quanto napoletani fossero i giapponesi, in Corriere della Sera, 30 aprile 2000. URL consultato il 25 gennaio 2014 (archiviato dall'url originale in data pre 1/1/2016).
  5. ^ Gabriele D'Annunzio. Un mito nel Giappone del '900, in Corriere Adriatico, 3 novembre 2013. URL consultato il 25 gennaio 2014.
  6. ^ Stefano Carrer, L'Università di Tokyo celebra Gabriele D'Annunzio, ideatore del primo raid aereo Roma-Tokyo del pilota Arturo Ferrarin, in Il Sole 24 ORE, novembre 2013. URL consultato il 25 gennaio 2014.
  7. ^ Giuseppe Sircana, FERRARIN, Arturo, in Dizionario biografico degli italiani, vol. 46, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 1996. URL consultato il 16 luglio 2016.
  8. ^ Indro Montanelli, Soltanto un giornalista, Bur, 2013, ISBN 9788858654767.
    «[…] Harukichi Shimoi, un giapponese che dopo anni d'insegnamento all'Istituto Orientale di Napoli s'era talmente italianizzato che, nel 1915, s'era arruolato volontario nel nostro esercito, aveva seguito D'Annunzio a Fiume, dove aveva tenuto i contatti tra il Vate assediato e Mussolini a Milano, e poi aveva preso parte alla marcia su Roma».
  9. ^ Storia dello Judo, in Aikidoedintorni.com. URL consultato il 25 gennaio 2014.
  10. ^ Valdo Ferretti, Il Giappone e la politica estera italiana, 1935-1941, Giuffrè Editore, 1995, p. 59, ISBN 88-14-05232-8.
  11. ^ Hofmann, The Fascist Effect
  12. ^ Giuliano Bertuccioli, Giappone, in Enciclopedia Dantesca, Istituto dell'Enciclopedia italiana, 1970.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

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