Guglielmo Mozzoni

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.

Nobile Guglielmo Mozzoni (Milano, 28 marzo 1915Milano, 31 luglio 2014) è stato un architetto e partigiano italiano.[1]

Guglielmo Mozzoni: il restauro di San Fruttuoso
Guglielmo Mozzoni: il restauro del Monastero di Torba
Guglielmo Mozzoni: il restauro del Castello di Avio
Guglielmo Mozzoni: il restauro di Villa Della Porta Bozzolo a Casalzuigno
Guglielmo Mozzoni: progettazione del villaggio antisismico di Lusevera.
Guglielmo Mozzoni: il restauro di San Fruttuoso

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Figlio del nobile Emilio Mozzoni e di Cecilia Marocco, passa la giovinezza nella "Villa della 40 colonne", la dimora, proprietà della famiglia Mozzoni dall'inizio del 700, sita nella Castellanza di Biumo Superiore, quartiere di Varese[2] Studia al ginnasio e quindi al liceo classico. Nel 1934 si iscrive al Politecnico di Milano dove si laurea in architettura nel 1939. Nello stesso anno ottiene l'abilitazione alla professione.

Durante la seconda guerra mondiale è ufficiale nell'esercito con il grado di tenente e poi di capitano. Il 25 luglio 1943 riceve l'incarico dal Comandante del III Corpo d'armata di Milano di recarsi in piazza San Sepolcro al Comando dei Fasci per chiederne la resa, che ottiene.[3] Dopo l'8 settembre entra nella Resistenza e diventa ufficiale di collegamento tra gli alleati e il Comitato di Liberazione Nazionale Alta Italia rischiando più volte la vita; il giorno della liberazione è lanciato in paracadute su Milano dalla "Special Force".[4] Il 25 aprile 1945, il "Comando Generale" costituito da Luigi Longo, Raffaele Cadorna, Enrico Mattei e Ferruccio Parri gli conferisce il "Brevetto di Partigiano" n. 1614.[5]

Carriera professionale[modifica | modifica wikitesto]

Durante la seconda guerra mondiale, il Regio Esercito lo incarica di fare dei rilievi topografici di tutto l'arco alpino indicando i sentieri, le fortificazioni e quant'altro[6]. Questo gli avrebbe poi permesso, durante la Resistenza, di fungere da ufficiale di collegamento con gli alleati, attraverso la Svizzera. Nel 1939-45 inizia la carriera di architetto, aprendo uno studio a Milano e a Varese insieme ai colleghi Ravasi, Vermi e Ghidini.[7] Uno dei primi progetti riguarda la "Casa di Casorate Sempione", pubblicato nel giugno 1946 su "Domus". Guglielmo Mozzoni ricorda che "rimase comunque una delle prime case moderne, fece testo solo per gli architetti d'avanguardia e paralizzò completamente il nostro studio: tutti i clienti che avevano intenzione di venire da noi, appena vista quella casa, andavano da altri"[6]

Nel 1959-63 progetta la Ca' del Quacc a Bereguardo, ingegnoso esempio di casa "antizanzare" su palafitta[8]. Nel 1964 progetta l'insediamento di Villasimius; l'anno successivo sulla Costa d'Oro nei pressi di Istanbul progetta una casa di stile vittoriano che alla fine "viene fatta in modo un po' diverso, come diverse da quelle tradizionali inglesi son venute fuori delle casine in Kenia"[9].

Il 25 aprile 1970 è invitato dalla regina Elisabetta II alla Corte d'Inghilterra a rappresentare l'Italia nella ricorrenza del venticinquesimo anniversario della Liberazione.[3]

Negli anni settanta fonda il movimento dei Comitati di Resistenza Democratica, che riuniva ex partigiani e antifascisti di diversa estrazione, tra cui Edgardo Sogno; l'obiettivo del movimento era di opporsi a una conquista del potere, anche se conseguita con mezzi democratici, da parte del Partito Comunista.[10]

Nel 1983 i principi Doria Pamphili donano al FAI la proprietà in San Fruttuoso, complesso abbaziale romanico con la cinquecentesca Torre dei Doria, alcune abitazioni di pescatori e 33 ettari di macchia mediterranea. Viene avviato il progetto di restauro e di valorizzazione dell'intero complesso monumentale, affidando all'architetto Guglielmo Mozzoni l'incarico di progettare, conservare e dirigere gli interventi. Il progetto di restauro ha lo scopo di restituire l'ambiente originario, pur mantenendo le strutture che si sono sovrapposte per evoluzione storica. I lavori di recupero delle antiche strutture del complesso monumentale di San Fruttuoso prendono l'avvio nell'aprile del 1985 con grande successo. Anche il restauro di Villa Bozzolo riscuote consensi[11]. L'architetto Mozzoni afferma che per capirne l'ambiente oltre a qualche disegno riproduce quanto disegnato su un libretto intitolato "Ecco la chiave, entrate con me".

Nel 1998 avvia un lavoro di recupero e restauro del Teatrino di Vetriano, portato a termine nel 2002: la parte originaria del teatrino è stata recuperata completamente, mentre nuovi spazi accessori sono stati ricavati attraverso l'utilizzo di aree confinanti.

Nel 1999 vince il primo Premio Nazionale di Architettura "Trevi Flash Art Museum", con un progetto per il salvataggio della torre di Pisa.[3]

È stato tra gli architetti ammessi a partecipare alla gara per la progettazione e costruzione a Milano della nuova sede della Regione Lombardia.[12]

Nel 2000 con Luigi Brindicci e Fabrizio Salvadori costituisce l'associazione La Città Ideale, attiva sia nel campo urbanistico che in tematiche legate alla democrazia telematica[8].

È stato sposato dal 2 giugno 1965 con Giulia Maria Crespi, fondatrice del FAI,[1] cui Guglielmo Mozzoni ha dato un contributo determinante nella conservazione e riuso degli edifici, come progettista e direttore lavori a titolo gratuito.

Muore il 31 luglio 2014, a 99 anni, nella sua casa milanese di corso Venezia.[13] I suoi progetti, disegni e sculture saranno raccolti nella Casa delle 40 colonne a Varese a cura dell'esecutore testamentario, Flavio Castiglioni come da testamento pubblico.[14].Il 2 novembre 2016, il Comune di Milano inserisce il suo nome nel Famedio.

Riconoscimenti[modifica | modifica wikitesto]

Nel 2016 il Comune di Milano ha deciso che il suo nome venga iscritto nel Pantheon di Milano, all'interno del Cimitero Monumentale[15].

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b Libro d'Oro della Nobiltà Italiana - Collegio Araldico Roma - Edizione 2010/14 - Tomo II - pagina 183 - Famiglia Mozzoni.
  2. ^ Riferisce la cronaca che "alli 6 novembre (1747) morì in Biumo Superiore il Sig. D.re Antonio Bernasconi, in età d'anni novantanove e mesi tre. Questo ricco e illustre uomo, con disegno dell'architetto Pellegrini aveva fatto fabbricare la di lui casa con interni maestosi e cortili ricchi di colonnati" . Unica erede fu la figlia. La villa pervenne alla famiglia Mozzoni per matrimonio: Filippo Carlo, nato a Bisuschio nel 1683, sposò il 7 febbraio 1702 a Biumo Superiore la nobile Antonia Bernasconi, figlia del dottor Antonio Bernasconi, "ricco ed illustre uomo" come venne definito dallo storico Adamollo, il quale fece costruire dall'architetto Pellegrino Pellegrini su una base preesistente, con molta probabilità un monastero (probabilmente dei Carmelitani), il palazzo detto "delle quaranta colonne" e lo affidò alla figlia.
  3. ^ a b c Biografia di Guglielmo Mozzoni, Città Ideale. URL consultato il 12 aprile 2012.
  4. ^ I cimeli di questo evento sono esposti al museo del Risorgimento a Milano
  5. ^ Flavio Castiglioni - Archivio Mozzoni - Varese.
  6. ^ a b G. Mozzoni, intervista del 25 luglio 2013 a cura di F. Castiglioni.
  7. ^ G. Mozzoni,intervista del 4 luglio 2014 a cura di F. Castiglioni.
  8. ^ a b G. Mozzoni, intervista del 18 marzo 2014 a cura di F. Castiglioni.
  9. ^ G. Mozzoni, L'architetto Mozzoni e i Mulini a Vento, Milano, Skira, 2003.
  10. ^ I tentativi golpisti - La figura e il ruolo di Edgardo Sogno, Archivio900. URL consultato il 12 aprile 2012 (archiviato dall'url originale il 4 marzo 2016).
  11. ^ http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/1991/09/11/torna-splendere-villa-bozzolo-regina-dei-giardini.html Silvia Giacomoni, La Repubblica, 11 settembre 1991.
  12. ^ Grandi firme per il Pirellone bis Archiviato il 4 marzo 2007 in Internet Archive.
  13. ^ Milano, è scomparso il celebre architetto Guglielmo Mozzoni, su varesereport.it. URL consultato il 31 luglio 2014.
  14. ^ G. Mozzoni, intervista del 4 luglio 2014 a cura di F. Castiglioni.
  15. ^ Decise all'unanimità le 15 personalità illustri da iscrivere nel Pantheon di Milano, su comune.milano.it, 20 settembre 2016. URL consultato il 28 settembre 2017.
Controllo di autoritàVIAF (EN15856871 · ISNI (EN0000 0000 7870 2994 · SBN IT\ICCU\CFIV\119878 · LCCN (ENn2006041363 · GND (DE129731145 · ULAN (EN500224874