Governo (Stato Pontificio)

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Il Governo è stato il massimo organo esecutivo dello Stato Pontificio.

Gli anni 1847-48[modifica | modifica wikitesto]

Il governo pontificio fu istituito nel 1847, un anno di profonde riforme nello Stato della Chiesa. Fino ad allora la forma di governo dello Stato della Chiesa era quella di una monarchia assoluta: non vi era separazione dei poteri; non vi era un parlamento. Il vertice dell'amministrazione statale era costituito dalla Segreteria di Stato, composta dalle seguenti cariche:

Tali personalità erano nominate e revocate dal pontefice, con cui avevano un rapporto di fiducia personale. Rispondevano direttamente al pontefice di tutti i loro atti. La prima riforma istituzionale fu approvata in aprile: fu creata la Consulta di Stato, istituzione che rappresentava legalmente le province[1]. La Consulta era formata da un cardinale presidente, un prelato come vicepresidente e 24 consiglieri nominati per provincia. Ogni provincia doveva avere un consigliere, Bologna due e Roma (con l'Agro Romano) quattro[2].
Nella seconda parte dell'anno Papa Pio IX istituì (Motu proprio del 14 ottobre), l'Alto Consiglio e il Consiglio dei Deputati[3].
Infine, con un altro motu proprio pubblicato il 30 dicembre, fu formato il primo Governo, presieduto dal cardinale Gabriele Ferretti[4].

Pellegrino Rossi, ultimo ministro dell'Interno laico nel 1848.

Il governo fu concepito come un'emanazione della Segreteria di Stato. Formalmente, infatti, il Segretario di Stato era anche Presidente del Consiglio dei Ministri. Nella prassi, l'azione di governo era guidata dal ministro della Polizia (oggi ministro dell'Interno). Il primo governo fu formato da nove ministri. Il 21 gennaio 1848 il card. Ferretti rassegnò le dimissioni. Il nuovo governo, guidato dal card. Giuseppe Bofondi, ebbe all'inizio solo ministri ecclesiastici, ma il 12 febbraio, due giorni dopo il famoso proclama: “Benedite, gran Dio, l'Italia e conservatele il dono di tutti il più prezioso, la Fede”, entrarono nel governo per la prima volta dei ministri laici.

Il 10 marzo del 1848, alla vigilia della promulgazione dello Statuto dello Stato Pontificio da parte di Pio IX, venne formato il primo governo costituzionale. Nello Statuto il governo era indicato come l'organo che guidava i lavori delle due camere legislative. Oltre ad esse, era istituita un'altra assemblea, il Consiglio di Stato: esso era incaricato di redigere, sotto la direzione del governo, i progetti di legge, i regolamenti dell'amministrazione pubblica, oltre a fornire un parere sulle difficoltà in materia governativa.

Il 10 settembre entrò nel governo pontificio come ministro degli Interni Pellegrino Rossi, già ambasciatore per il Granducato di Toscana. Dopo le dimissioni del presidente del Consiglio Odoardo Fabbri (16 settembre), fu nominato suo successore. La mattina del 15 novembre fu assassinato da cospiratori. Nove giorni dopo, con la città in rivolta, Pio IX lasciò Roma per Gaeta, dove fu ospite del Re di Napoli Ferdinando II.

Al suo rientro, nel 1850, Pio IX ignorò lo Statuto, che fu disapplicato.

Cronotassi dei governi[modifica | modifica wikitesto]

Dove appare una coppia di nomi, il primo corrisponde al cardinal Segretario di Stato, il secondo a quello del ministro della Polizia (oggi ministro dell'Interno)

Dal 1850 al 1870[modifica | modifica wikitesto]

Dopo la fine dell'esperienza costituzionale, gli incarichi di governo furono affidati esclusivamente ad ecclesiastici, con la sola eccezione del ministero delle Armi. La carica di Presidente del Consiglio fu riservata al Segretario di Stato. In sostanza il governo fu sempre guidato dal card. Giacomo Antonelli.

Ministri delle Armi

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Entrata in funzione il 15 novembre sotto la presidenza del cardinale Giacomo Antonelli, cessò di operare l'anno successivo con l'approvazione dello Statuto.
  2. ^ O'Clery, p. 130
  3. ^ Entrambi entrarono in funzione l'anno successivo con l'approvazione dello Statuto.
  4. ^ O'Clery, p. 131
  5. ^ Tra essi, Giuseppe Galletti.
  6. ^ Il 26 dicembre la Giunta di Stato, che aveva preso il potere dopo la fuga del Papa a Gaeta, sciolse le Camere e convocò le elezioni. Il governo Muzzarelli cessò di operare.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Patrick Keyes O'Clery, La rivoluzione italiana. Come fu fatta l'unità della nazione, Milano, Ares, 2000.
  • L'elenco di tutti i ministri del governo pontificio è consultabile nell'Annuario Pontificio.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]