Giulio Cesare Rospigliosi, VI principe Rospigliosi

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Giulio Cesare Rospigliosi, VI principe Rospigliosi
Principe Rospigliosi
Stemma
In carica 1833 –
1859
Predecessore Giuseppe Rospigliosi, V principe Rospigliosi
Successore Clemente Rospigliosi, VII principe Rospigliosi
Trattamento Sua Grazia
Nascita Roma, 25 novembre 1781
Morte Roma, 9 aprile 1859
Dinastia Rospigliosi
Padre Giuseppe Rospigliosi, V principe Rospigliosi
Madre Ottavia Odescalchi
Consorte Margherita Colonna di Castiglione
Religione cattolicesimo

Giulio Cesare Rospigliosi (Roma, 25 novembre 1781Roma, 9 aprile 1859) è stato un nobile italiano.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

I primi anni[modifica | modifica wikitesto]

Giulio Cesare Rospigliosi nacque a Roma il 25 novembre 1781, figlio di Giuseppe Rospigliosi, V principe Rospigliosi e di sua moglie, la principessa romana Ottavia Odescalchi.

Abbandonò Roma nel 1792 per seguire il padre che decise di trasferirsi definitivamente in Toscana con tutta la famiglia dove, nel 1814, ottenne importanti incarichi presso la corte granducale. Il giovane Giulio Cesare, dunque, non ebbe modo di vedere l'occupazione francese di Roma, ma tornò nella capitale papalina solo diversi anni dopo, per frequentare l'Università La Sapienza dopo aver frequentato a Siena il prestigioso Collegio Tolomei, dedicandosi in particolare alla matematica.

Parallelamente, intraprese la carriera militare venendo destinato come ufficiale dell'esercito austriaco a partire dal 1798 ma, con la morte di tutti i fratelli maggiori, il padre decise di tenerlo presso di sé in Toscana. Il padre gli cedette il titolo di duca di Zagarolo nel 1803 ed in quello stesso anno sposò Margherita Colonna, figlia primogenita di Filippo Colonna, conestabile del Regno di Napoli, e della principessa Caterina di Savoia-Carignano. Questa gli portò una cospicua dote di 70.000 scudi che rinsaldarono le finanze della famiglia e la ripagarono in parte delle perdite subite col termine della feudalità.

Il ritorno a Roma[modifica | modifica wikitesto]

Gregorio XVI fu il papa che maggiormente favorì il Rospigliosi dopo il suo ritorno a Roma dalla Toscana

Con la caduta dell'Impero napoleonico, il Rospigliosi decise di fare stabilmente ritorno a Roma nella speranza, come i suoi antenati, di inserirsi nell'apparato statale pontificio. Dal 1 settembre 1815 (sino al 1833), Pio VII lo nominò comandante della milizia civica di Roma e nel dicembre di quello stesso anno lo ammise come cameriere segreto soprannumerario. Questi privilegi andavano ad assommarsi al fatto che Giulio Cesare, rimasto unico figlio maschio senza ulteriori fratelli minori, accumulò nella sua sola persona le disposizioni volute dal cardinale Lazzaro Pallavicini col suo testamento del 1680 nel quale aveva disposto i beni della primogenitura Pallavicini da destinarsi ad ogni nuova generazione al figlio secondogenito della coppia del principe in carica.

Giulio Cesare non si dimenticò della Toscana dove aveva vissuto gran parte della propria giovinezza e nel 1834 acquistò dal marchese Leopoldo Carlo Ginori Lisci un palazzo gentilizio in piazza del Carmine a Firenze, e a partire dagli anni '30, iniziò a vendere molte delle terre che possedeva nel Lazio (in particolare quelle a Frascati ed a Zagarolo).

Nel 1832, a Roma, entrò come membro della commissione per l'ammortamento del debito pubblico accumulato negli anni dell'occupazione napoleonica, ma rinunciò alla carica di presidente della medesima commissione che pure gli venne proposta in quanto in disaccordo con la vendita in massa dei fondi camerali decisa da Gregorio XVI. Malgrado queste opinioni divergenti, il rapporto tra il pontefice ed il principe Rospigliosi fu sempre ottimo a tal punto che nel 1831 fu tra le prime personalità ad essere decorate dell'Ordine di San Gregorio Magno, istituito proprio da papa Gregorio XVI che volle così premiare le personalità che gli erano rimaste fedeli nel corso delle agitazioni per i moti del 1830-31.

Si impegnò attivamente anche nel campo dell'agricoltura, cercando di incrementare la produzione agricola delle proprie terre attraverso una politica di diversificazione delle colture, sforzo che gli valse una medaglia dell’Istituto agrario di Bologna (1828) e una medaglia d’oro della Società romana di agricoltura (1859).

La Banca Roma e le speculazioni terriere[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1833, inoltre, divenne membro del primo consiglio della Pontificia Società di Assicurazioni, la prima assicurazione aperta nello Stato Pontificio, di cui divenne presidente nel 1842. Nel 1836, insieme a Marcantonio e Francesco Borghese, ad Alessandro Torlonia e ad altri esponenti dell'élite romana, figurò tra i fondatori della Cassa di Risparmio, di cui divenne anche presidente dal 1839 al 1844. Grazie alle linee di credito aperte con questa nuova operazione bancaria, ottenne il capitale necessario per acquistare la tenuta agricola suburbana romana di Decima dalla famiglia Torregiani, servendosi in questo anche dei validi consigli dell'abate Antonio Coppi, erudito, poligrafo ed esperto di agricoltura che dal 1818 era passato al diretto servizio della principessa Colonna sua moglie, dopo avere servito per anni il padre. Nel 1845, sempre tramite la sua banca romana, entrò nella speculazione relativa alla lottizzazione dei cosiddetti "Beni dell'Appannaggio", ovvero di quei 29.000 ettari di terreno tra Marche ed Umbria che il Congresso di Vienna aveva assegnato all'ex viceré napoleonico d'Italia, Eugenio di Beauharnais, e che invece papa Gregorio XVI era intenzionato a riacquisire a favore dello Stato Pontificio. Nel 1851, Giulio Cesare venne nominato presidente della Camera di commercio di Roma.

Durante la prima metà dell'Ottocento, compì numerosi viaggi all'estero tra cui in Francia, in Gran Bretagna ed in Russia assieme ai suoi figli, così da perfezionarne l'educazione, venendo ricevuto nel maggio del 1844 alla corte di Luigi Filippo di Francia.

Oltre ad una spiccata passione per l'archeologia, Giulio Cesare Rospigliosi si segnalò per la sua anticipatrice passione per la nuova invenzione dei dagherrotipi, oltre alla sua partecipazione all'Accademia dell'Arcadia di cui divenne membro dal 1833.

Gli ultimi anni[modifica | modifica wikitesto]

Sotto il pontificato di Pio IX, sebbene ormai anziano, il Rospigliosi assunse nel 1847 nuovamente il comando della guardia civica di Roma, venendo in seguito nominato membro dell’Alto Consiglio, una sorta di Senato puramente vitalizio e con valore consultivo. Nell'ambito di questo consiglio, il Rospigliosi svolse un'attività politica piuttosto rilevante, cercando di portare nello Stato della Chiesa le innovazioni che aveva visto nel corso dei suoi viaggi all'estero, distinguendosi per una tendenza politica liberal-moderata. Con la fase della Repubblica Romana, la fuga del pontefice e poi il suo ritorno, il principe Rospigliosi decise di ritirarsi definitivamente dalla vita politica del paese, preferendo continuare la cura dei suoi interessi privati. Con il ritorno di Pio IX sul seggio di Pietro, divenne consultore della Presidenza di Roma e Comarca (1856), l'organo statale che aveva il compito di sovrintendere l'amministrazione della provincia di Roma.

Morì a Roma il 9 aprile 1859 a seguito di una breve malattia subentratagli dopo che un banale incidente con un carro gli aveva in realtà procurato delle lesioni interne.

Onorificenze[modifica | modifica wikitesto]

Gran Croce dell'Ordine di San Gregorio Magno (Stato pontificio) - nastrino per uniforme ordinaria Gran Croce dell'Ordine di San Gregorio Magno (Stato pontificio)

Matrimonio e figli[modifica | modifica wikitesto]

Il 12 febbraio 1803, a Roma, Giulio Cesare sposò la principessa Margherita Colonna Gioeni di Castiglione, figlia di Filippo III Colonna, duca di Paliano, e di sua moglie la principessa Caterina di Savoia-Carignano. La coppia ebbe un solo figlio sopravvissuto:

  • Clemente (1823 - 1897), VII principe Rospigliosi, sposò Francesca de Nompère de Champagny

Albero genealogico[modifica | modifica wikitesto]

Giulio Cesare Rospigliosi, VI principe Rospigliosi Padre:
Giuseppe Rospigliosi, V principe Rospigliosi
Nonno paterno:
Giovanni Battista Rospigliosi, IV principe Rospigliosi
Bisnonno paterno:
Clemente Domenico Rospigliosi, II principe Rospigliosi
Trisnonno paterno:
Giovanni Battista Rospigliosi, I principe Rospigliosi
Trisnonna paterna:
Maria Camilla Pallavicini
Bisnonna paterna:
Giustina Borromeo Arese
Trisnonno paterno:
Carlo Borromeo Arese, V marchese di Angera
Trisnonna paterna:
Camilla Barberini
Nonna paterna:
Eleonora Caffarelli
Bisnonno paterno:
Baldassarre Caffarelli, duca di Assergi
Trisnonno paterno:
Giovanni Pietro Caffarelli, duca di Assergi
Trisnonna paterna:
Olimpia Muti
Bisnonna paterna:
Costanza Mattei
Trisnonno paterno:
Alessandro Mattei, duca di Giove
Trisnonna paterna:
Teodora Naro
Madre:
Maria Ottavia Odescalchi
Nonno materno:
Livio Odescalchi, II principe Odescalchi
Bisnonno materno:
Baldassarre Odescalchi, I principe Odescalchi
Trisnonno materno:
Antonio Maria Erba-Odescalchi, I marchese di Mondonico
Trisnonna materna:
Teresa Turconi
Bisnonna materna:
Eleonora Maddalena Borghese
Trisnonno materno:
Marcantonio II Borghese, III principe di Sulmona
Trisnonna materna:
Livia Spinola
Nonna materna:
Maria Vittoria Corsini
Bisnonno materno:
Filippo Corsini, II principe di Sismano
Trisnonno materno:
Bartolomeo Corsini, I principe di Sismano
Trisnonna materna:
Vittoria Altoviti
Bisnonna materna:
Ottavia Strozzi
Trisnonno materno:
Lorenzo Francesco Strozzi, I principe di Forano
Trisnonna materna:
Teresa Strozzi di Bagnolo

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • C. Nardi, Note d’archivio su don G.C. R. Pallavicini, in Lunario Romano. Ottocento nel Lazio, a cura di R. Lefevre, Roma 1982, pp. 319–330
  • S. Pagano, Archivi di famiglie romane e non romane nell'Archivio Segreto Vaticano: una indagine sull'azienda famiglia, in Roma moderna e contemporanea, I (1993), 3, pp. 185–231 (in particolare pp. 215–217)
  • G. Nenci, Nella dissoluzione della rete aristocratica. I Rospigliosi di Roma, in Proposte e ricerche, 1998, vol. 41, pp. 87–110

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]