Giovanni Greppi (architetto)

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Giovanni Greppi in una foto di Emilio Sommariva del 1931

Giovanni Greppi (Milano, 1884Milano, 1960) è stato un architetto italiano, noto soprattutto per aver progettato alcuni dei più famosi sacrari militari in Italia.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Diplomatosi all'Accademia di Brera nel 1907, partecipò al concorso per la facciata della Stazione di Milano Centrale, classificandosi al secondo posto.

Si dedicò anche a campagne propagandistiche e pubblicitarie. Durante la Prima guerra mondiale, ad esempio, produsse un manifesto per sostenere la raccolta di fondi per il prestito nazionale[1]. Inoltre, nel 1924, partecipò, con numerosi altri artisti, al celebre catalogo Veni vd vici voluto dall'imprenditore Giuseppe Verzocchi.

Giovanni Greppi realizzò nel 1934/40 una città fabbrica per conto della Dalmine e, insieme a Giovanni Muzio, il Palazzo della Cassa di Risparmio delle Provincie Lombarde a Milano: conosciuto come “Palazzo delle Colonne” per via del lungo porticato in facciata, l'edificio posto all'angolo fra via Giuseppe Verdi e via Monte di Pietà è considerato dagli storici dell'architettura come uno dei più interessanti palazzi bancari realizzati a Milano fra le due guerre. Progettato dagli architetti Giovanni Greppi e Giovanni Muzio, il palazzo si caratterizza per l'adozione di soluzioni ingegneristiche e tecnologiche assolutamente innovative per l'epoca: elemento caratterizzante della costruzione è soprattutto il suo caveau, vero e proprio palazzo sotterraneo che si sviluppa sotto terra per cinque piani e circa 20 metri. Durante la seconda guerra mondiale, fu considerato il rifugio antiaereo più sicuro di Milano: qui furono ricoverate, a partire dal giugno 1940, alcune delle opere d'arte più preziose custodite nei musei milanesi[2].

Morì nel 1960 a causa dei postumi di un incidente stradale.

Opere di rilievo[modifica | modifica wikitesto]

Acquisì fama internazionale con i sacrari militari: si era accostato al tema delle onoranze per i morti in guerra con il Sacrario Militare del Monte Grappa iniziato nel 1932 e terminato nel 1935. Nel frattempo il regime fascista aveva scelto di considerare i caduti come esempi di eroi fascisti con un prevalere dell'elemento retorico. Inoltre la commissione per la costruzione del Sacrario di Redipuglia, presieduta dal generale Cei, impose come architetto Giovanni Greppi e come scultore Giannino Castiglioni, i due costituirono una équipe affiatata per un sodalizio iniziato fin dall'epoca dell'Accademia, il 18 settembre 1938 Mussolini inaugurava il sacrario.[3]
Nel 1938 inoltre progetta anche il Sacrario militare di Bezzecca.
Sempre in collaborazione con Giannino Castiglioni realizzò anche i sacrari all'estero, in particolare quello di Bligny in Francia, per onorare i morti del corpo di spedizione italiano sul fronte della Marna.

Edifici per uffici[modifica | modifica wikitesto]

  • Palazzo per uffici Innocenti, via Pitteri, 81, Milano (1939)[4]

Edifici per abitazioni[modifica | modifica wikitesto]

Il Greppi fu anche particolarmente attivo nella progettazione di edifici per abitazioni; in particolare si possono segnalare:

  • Una serie di case in piazza Piemonte, Milano (1919)
  • Villino in Corso Vercelli, 56, Milano (1919)
  • Casa in Piazza Piemonte, 3 (1919)
  • Casa in via Monferrato, 2 (1919)
  • Villa Gagliano in Piazza Aspromonte, Milano (1919) (probabilmente demolita)
  • Casa Collini, via Statuto, 12, Milano (1919)
  • Casa Valeri-Piazza, via Goldoni, 11, Milano (1929)
  • Casa fratelli Greppi, via Mameli, 20, Milano (1929)
  • Casa Facetti-Suitermaister, via Carlo Poerio, 11, Milano (1930)

Galleria d'immagini[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Stefania Calella e Gianna Giannini, La comunicazione fascista/3. Prima del Fascismo: la propaganda durante il Primo conflitto mondiale
  2. ^ tratto dal primo volume della collana di ‘Quaderni fotografici' dell'Archivio storico di Intesa Sanpaolo che ripercorre le varie fasi del cantiere, dal 1932 al 1941, partendo dalle fotografie conservate nell'Archivio. Le immagini, commissionate dalla Cariplo per scopi di documentazione e propaganda, furono scattate da importanti fotografi dell'epoca e possono essere fruite sia come opere d'arte in sé sia come documenti di raro valore, ancor più se studiati in relazione ad altre fonti presenti nell'Archivio (dai giornali di cantiere fino alle corrispondenze fra gli architetti e l'amministrazione della Cassa
  3. ^ [1] Caduti nell'oblio, pag. 127
  4. ^ Scheda Archeologia n.225, su www.db.ccdi.glauco.it. URL consultato il 05 luglio 2017.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Tomba Velez, Tomba Greppi. Architetto Giovanni Greppi, in «Rassegna d'architettura», n. 11, 15 novembre 1930, p. 426
  • RED., Alcune recenti opere dell'architetto Giovanni Greppi, in «Rassegna d'architettura», III, n. 5, maggio 1931, pp. 168-172
  • Raffaele Calzini, Giovanni Greppi, Genève, 1932
  • Vittorio Gregotti, Eredità della secessione - in «Edilizia Moderna» n. 81, dicembre 1963, pp. 32-36
  • Sacrari militari della prima guerra mondiale – Castel Dante di Rovereto ed altri vicini sacrari militari italiani e stranieri, Edito a cura del Ministero della Difesa Commissariato Generale Onoranze Caduti in Guerra, Roma, 1971.
  • Paola Ardissone, Giovanni Greppi, in La Metafisica. Gli anni Venti, a cura di Renato Barilli e Franco Solmi, Grafis, Bologna, 1980, p. 28
  • Rossana Bossaglia, La scuola milanese: Greppi Ponti, Portaluppi, in L'Art Déco, Laterza, Roma-Bari, 1984, p. 81-89
  • Cesare Alberto Loverre, L'architettura necessaria/Culto del caduto ed estetica della politica, in Un tema del moderno: i sacrari della Grande Guerra, in "Parametro" XXVII, 1996, pp. 18–32.
  • Lisa Bregantin, Caduti nell'oblio: i soldati di Pontelongo scomparsi nella grande guerra, Nuova Dimensione Edizioni, 2003, ISBN 88-89100-01-X, 282pag

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

  • Anna Maria Fiore, La monumentalizzazione dei luoghi teatro della Grande Guerra: il sacrario di Redipuglia di Giovanni Greppi e Giannino Castiglioni, contenuto in Annali di architettura n° 15/2003, CISA "A. Palladio", Vicenza
  • Fondazione Dalmine, su fondazione.dalmine.it.
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