Giovanni Battista Bassi

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Chiesa del Redentore a Udine, con la sua facciata volutamente "liscia" e le quattro semicolonne ioniche senza scanalature e con funzione puramente scenografica (1833-1839).

Giovanni Battista Bassi (Pordenone, 3 giugno 1792Santa Margherita del Gruagno, 19 maggio 1879) è stato un architetto, matematico e meteorologo italiano.[1]

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Studente prima a Treviso e poi a Padova, abitò sin da giovane a Udine e, in seguito, almeno durante l'estate, anche nel paese montano di Paularo. Fu uno di quegli intellettuali dell'ambiente friulano decisamente caratterizzati dallo spirito enciclopedico tipico dell'età illuminista. Fu infatti architetto, insegnante, letterato, matematico, meteorologo, protettore di giovani artisti (come Antonio Fabris o Filippo Giuseppini)[2] e pittore egli stesso ed ebbe costanti relazioni con i gruppi culturalmente più evoluti ed influenti del suo tempo nonché rapporti personali d'amicizia con personaggi come il nobile podestà di Udine Francesco di Toppo, il linguista Jacopo Pirona, il patriota e poeta Francesco Dall'Ongaro, il meteorologo Gerolamo Venerio.[3]

In qualità di architetto fu apprendista presso lo studio di Valentino Presani (1788-1861), il maggior architetto neoclassico friulano, di cui portò a compimento dopo la morte il Cimitero monumentale di San Vito in Udine.[4] Dal 1821 al 1846 fu professore di matematica e di disegno architettonico alle Reali Scuole Inferiori di Udine, dove ebbe fama di docente amato dagli allievi e "amabilissimo" con i colleghi benché gravato da una malformazione agli arti inferiori che lo rendeva zoppo e deforme e che cercava di mascherare con un'eleganza fin troppo ostentata.[5] In campo meteorologico fu allievo, collaboratore e amico di Gerolamo Venerio (1778-1843), che a Udine aveva allestito uno dei primi osservatori meteorologici europei e di cui nel 1844 lesse l'elogio funebre all'Accademia di Udine;[6] ne curò pure la pubblicazione postuma delle Osservazioni meteorologiche.[7]

Concluse la propria esistenza in povertà e in solitudine, «spogliato del mio patrimonio, quasi dimenticato dai miei parenti ricchi e munto dai poveri»,[8] nel piccolo paese di Santa Maria del Gruagno sulle colline friulane, dove si era ritirato a vivere nel 1858.

La facciata del Palazzo Antivari Kechler (1833), in piazza XX Settembre a Udine.

Opere maggiori[modifica | modifica wikitesto]

Tra le sue opere architettoniche più significative figurano i progetti per la facciata tripartita e la celebre "colonna dorica"[9] che costituisce il singolare campanile della chiesa parrocchiale di San Giorgio a Pordenone (1852), la ristrutturazione del seminario di Portogruaro (1835-1845), il completamento della facciata del Duomo di Aviano (1832), la facciata della chiesa del Redentore in puro stile neoclassico a Udine (1833-1839) e numerose altre chiese come quelle di Chiusaforte, di Raccolana e la parrocchiale dei Santi Vito, Modesto e Crescenzia martiri a Paularo (il pronao neoclassico, 1850).

Realizzò anche palazzi, giardini, caseggiati - ad esempio Palazzo Giacomelli, Palazzo Antivari Kechler (1833) e Palazzo Micoli-Toscano a Udine, il porticato dorico di Villa Policreti nonché il palazzo Bassi in piazza Duomo (1844) ad Aviano, Casa Micoli-Toscano a Mione di Ovaro (1836), detta "palazzo delle cento finestre" e, in friulano, il Palaç[10] - e vari teatri ad Aviano (il teatro della Società, 1844, sempre in piazza Duomo), Palmanova (1841-1843) e nella sua città natale (il teatro o auditorium Concordia), dove probabilmente progettò anche la stazione ferroviaria (1855).

Un sogno di carta

«Di certo la più straordinaria ideazione del Bassi rimase un semplice sogno di carta, perché il progetto che prevedeva la costruzione del Nuovo Teatro di Udine - dettagliatamente descritto - non venne mai realizzato. Concepito in un'area urbanisticamente da riqualificare (l'attuale piazza XX Settembre), l'architetto immaginava di unire al teatro due gallerie coperte da spioventi in ferro e vetro dove sistemare due file di negozi una di fronte all'altra. All'area si sarebbe dovuto accedere attraverso un portico per carrozze e due ingressi per pedoni; così articolato e completato da un ordine di colonne ioniche, il teatro si sarebbe inserito e collegato al tessuto urbano della città, mentre l’interno si sarebbe sviluppato con locali di rappresentanza: vestibolo, atrio, bottega del caffè. La sala prevedeva quattro ordini di logge e centoventiquattro palchi oltre alla galleria, al loggione e a 250 posti in platea. Un teatro ancora una volta all'insegna della straordinaria modernità, ma un progetto ancora una volta rimasto solo sulla carta. I moti del ’48 prima, le difficoltà economiche poi e forse una certa esigenza tradizionalista spinsero la società del teatro di Udine ad affidare l'incarico all'emergente e appena trentenne Andrea Scala; il sogno di Bassi rimase sogno, paradigma di una vita costellata da progetti impossibili, votati alla irrealizzazione e purtroppo alla dimenticanza. Mentre Scala costruiva un teatro comodo ed elegante, Bassi continuava a immaginare una struttura capace di differenziarsi dall'accademicità, capace di conglobarsi all'urbanistica di Udine, precedendo di gran lunga e di gran tempo le teorie architettoniche del ‘900 e votandosi, proprio per questo pregio, alla dimenticanza.»[11]

Palazzo Giacomelli a Udine, attuale sede del Museo etnografico del Friuli.

Importante inoltre il complesso lavoro di natura ingegneristica legato all'ideazione di un grande canale navigabile che unisse Udine al mare (1829); il maestoso progetto visse per decenni solo sulla carta e si tramutò infine (1876) nel ben più modesto Canale Ledra, o Ledra-Tagliamento, comunque utile e prezioso perché, attraversando le aride campagne friulane, le rifornisce d'acqua.[12]

Riconoscimenti[modifica | modifica wikitesto]

Il comune di Udine gli ha intitolato una via cittadina.

Anche il comune di Paularo, dove il Bassi aveva acquistato una piccola tenuta e dove fu pure consigliere comunale, ha dedicato alla sua memoria sia una via che percorre l'intera frazione di Casaso sia la scuola primaria.

Casa Micoli-Toscano con il caratteristico tetto verde e, accanto, il secentesco fienile (detto lo "stavolo" o stalòn), a Mione di Ovaro.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Antonio Picco, "Alcuni cenni biografici del Cavalier Giovanni Battista Bassi", in Scritti vari, Udine, 1888, p. 217.
  2. ^ Giuseppe Occioni-Bonaffons, Bibliografia storica friulana dal 1861 al 1882, Udine, Doretti, 1884, pp. 325-326.
  3. ^ Burgos, cit., p. 207.
  4. ^ Realizzandone ad esempio il colonnato d'ingresso in quello stile "neogreco" di cui fu convinto assertore.
  5. ^ Patui, cit., pp. 4-5.
  6. ^ Elogio di Girolamo Venerio - letto nella solenne tornata dell'Accademia di Udine il dì 4 marzo 1844 da Giambattista Bassi, Udine, Vendrame, 1844.
  7. ^ Gerolamo Venerio, Osservazioni meteorologiche fatte in Udine nel Friuli pel quarantennio 1803-1842, Udine, Vendrame, 1851. Oltre a curarne la pubblicazione su richiesta dello stesso Venerio, il Bassi intervenne direttamente nell'opera per trasformare in gradi centigradi e in centimetri i dati delle misurazioni, allora ancora espressi in gradi Réaumur e in pollici di Parigi.
  8. ^ Dal suo testamento (Patui, cit., p. 6).
  9. ^ Non a caso lo storico dell'arte Decio Gioseffi (Udine. Le arti, Udine, Casamassima, 1982, p. 234) lo collega strettamente "con il revival del dorico".
  10. ^ «Particolarmente singolare risulta il contrasto cromatico tra gli intonaci bianchi, gli scuri rossi e le tegole verdi»: qualcuno ha voluto vedere in «questo inconsueto abbinamento di colori ... un richiamo alla bandiera nazionale voluta nel 1797 dai patrioti» (Burgos, cit., pp. 208-209).
  11. ^ Intervento di Cristiana Garbari su Patui, cit., p. 5.
  12. ^ Giovanni Battista Bassi, Memoria sull'antico divisamento di costruire un canal-navigabile da Udine al mare letta nell'accademia di Udine, Udine, Mattiuzzi, 1829. In tema di canali e irrigazione Bassi scrisse anche Ricordi sulla irrigazione col Cellina nel Friuli, Udine, Doretti, 1875, che riunisce i suoi articoli pubblicati sul Giornale di Udine del 6, 7 e 8 ottobre 1875.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Giulio Andrea Pirona, "Commemorazione di Giambattista Bassi letta nella seduta del 27 giugno 1879", in Atti dell'Accademia di scienze, lettere ed arti di Udine, triennio 1878-1881, Seconda Serie, vol. V, pp. 305 e segg.
  • Andrea Benedetti, "Brevi notizie sui pordenonesi illustri", in Il Noncello, II semestre 1952, pp. 13–14.
  • Joseph Gentilli, "L'opera di Girolamo Venerio e di Giambattista Bassi come precursori della climatologia italiana", in Rivista Geografica Italiana, 1966 (73), n. 2, pp. 322–327.
  • Gino Di Caporiacco, "Un canale lungo 400 anni", in Messaggero Veneto - Giornale del Friuli del 14 febbraio 1966.
  • Giuseppe Marchetti, Il Friuli. Uomini e tempi, Udine, Del Bianco, 1979, p. 942.
  • Manuela Schileo, "Giambattista Bassi architetto friulano", in Il Noncello, n. 56, I semestre 1983, pp. 61–94.
  • Cristiana Garbari e Claudio Burino, "Architettura teatrale in Friuli-V.G. 1500-1900", in AA.VV., Alla ricerca dei teatri perduti. Appunti per una storia delle sale teatrali nel Friuli Venezia Giulia, Udine, Centro servizi e spettacoli, 1990.
  • Stefano Aloisi, La vita e le opere di architetti, scultori e pittori nel Friuli Occidentale dal Rinascimento al Novecento, Pordenone, Edizioni Biblioteca dell'Immagine, 1993, pp. 87–88.
  • Alex Cittadella, "Nascita e sviluppo della meteorologia agraria in Friuli. Girolamo Venerio (1777–1843) e la sua cerchia di collaboratori", in Rivista Geografica Italiana, 2008 (115), pp. 545–575.
  • Alberto Burgos, Toscjan - La famiglia Micoli Toscano e Aplis, in Furio Bianco, Alberto Burgos e Giorgio Ferigo, Aplis - Una storia dell'economia alpina in Carnia, Tolmezzo, Consorzio Boschi Carnici, 2008, pp. 161–272.

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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