Decio Gioseffi

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Decio Gioseffi (Trieste, 1919Trieste, 1º marzo 2007) è stato uno storico dell'arte italiano.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Laureatosi a Padova in Archeologia e Storia dell'arte antica, è stato assistente di Luigi Coletti e di Roberto Salvini alla Facoltà di Lettere dell'Università di Trieste e qui poi ordinario di Storia dell'arte medioevale e moderna dal 1967 al 1989. Presidente del Comitato di settore per i Beni artistici e storici del Ministero per i beni culturali e ambientali dal 1980 al 1989, membro del Consiglio scientifico del Centro Internazionale di Storia dell'Architettura "A. Palladio" di Vicenza e dell'Università Internazionale dell'Arte di Firenze. Accademico dei Lincei dal 1990.

I primi riconoscimenti internazionali gli vennero attribuiti per gli studi su Perspectiva artificialis. Per la storia della prospettiva spigolature e appunti (1957) e La cupola vaticana: un'ipotesi michelangiolesca (1960), per i quali ottenne il prestigioso Premio Olivetti (1957 e 1961), nonché per Giotto architetto (1963), un complesso lavoro che si collocava certamente al di fuori degli schemi consolidati. All'arte medioevale dedicò numerosi contributi di storia della miniatura e della scultura altomedioevale su tematiche particolarmente dibattute, riuniti poi nel volume Dal IV all'IX secolo della collana Mondadori Storia della pittura (1983).

Numerosi i contributi su pittori e architetti del Quattro-Cinquecento (Brunelleschi, Piero della Francesca, Giorgione, Tiziano, Paolo Veronese, Leonardo, Dürer, Andrea Palladio etc.) e del Settecento (Canaletto, Piazzetta, Tiepolo, etc.). Originali pure, nell'ambito dell'arte del XX secolo, i contributi su Picasso e Mondrian, e sul postmoderno in architettura. Continuò ininterrottamente dal 1957 al 1994 ad interessarsi dei problemi della prospettiva, con le sue implicazioni epistemologiche, all'interno di una "concezione operatoria" della conoscenza, scrivendo, fra l'altro, per l'Enciclopedia Universale dell'Arte le voci Prospettiva e Ottica (1963), apparse anche nell' "Encyclopedia Universal of World of Art" (1966).

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