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Federazione di rugby a 15 della Russia

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Federacija regbi Rossii
Disciplina Rugby a 15
Fondazione1967
GiurisdizioneRussia
PaeseRussia (bandiera) Russia
ConfederazioneWorld Rugby (dal 1990)
Rugby Europe (dal 1975)
SedeRussia (bandiera) Mosca
PresidenteRussia (bandiera) Igor’ Artem’ev
Sito ufficialerugby.ru/

Federacija regbi Rossii (in russo Федерация регби России?) o FRR è l'organismo di governo del rugby a 15 in Russia. Fondata nel 1936 come Federazione sovietica di rugby, dal 1992 ha ridotto la propria giurisdizione alla sola Russia. Al 2026 risulta sospesa da Rugby Europe quale misura sanzionatoria a seguito dell'aggressione russa all'Ucraina iniziata nel 2022.

I primi abbozzi di rugby in Russia si ebbero agli inizi del XX secolo, quando a Mosca un imprenditore scozzese organizzò un incontro tra britannici lì presenti per lavoro, ma la cosa non ebbe seguito e gli stessi zar deprecarono tale disciplina proveniente dall'Occidente[1].

La federazione sovietica

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Una prima federazione rugbistica nacque in Unione Sovietica nel 1936 per gestire il nascente campionato[1], ma fu anch'essa una falsa partenza perché non trovò mai i favori di Stalin, refrattario a forme culturali d'importazione (in ossequio ai dettami della dottrina Ždanov)[2]; un riavvicinamento si ebbe dopo la destalinizzazione dell'URSS: a fine anni cinquanta si organizzò a Mosca – a latere del sesto Festival della Gioventù Mondiale – un quadrangolare con club britannici e dall'Europa continentale che vedeva invitata anche la Francia[3], ma una rissa in campo tra rappresentanti gallesi e romeni sollevò dubbi presso i dirigenti sovietici circa la praticabilità di tale sport[4]. Fu necessario attendere il 1967 e la nascita della federazione rugbistica sovietica per riprendere i contatti, nelle persone del presidente Vladimir Il'jušin e del segretario Aleksej Sorokin, il quale si accordò con la federazione francese che inviò una selezione di insegnanti a disputare quattro incontri, due ciascuno a Tbilisi e a Mosca[4].

ItaliaUnione Sovietica in Coppa FIRA 1978-79

Nel 1974 la nazionale sovietica esordì contro la Cecoslovacchia a Praga e un anno più tardi la federazione vide accolta la propria domanda di affiliazione alla F.I.R.A.[5], con contestuale ammissione al relativo torneo nella cui seconda divisione esordì nel 1977; i buoni risultati ottenuti nella competizione portarono l'International Rugby Football Board a invitare l'URSS a prendere parte alla Coppa del Mondo 1987 non essendovi tempo per organizzare qualificazioni[6][7], ma la federazione ricevette dal vertice del Partito Comunista l'ordine di declinare l'invito, con la motivazione ufficiale che, pur essendo il Sudafrica – all'epoca sotto regime di bando internazionale a causa dell'apartheid lì vigente – escluso dalla competizione, esso figurasse ancora come membro dell'IRFB[8]. Nonostante la mancata partecipazione, tuttavia, la Rugby Football Union invitò la squadra sovietica a un tour ufficiale in Inghilterra nel 1989[1]. Ad agosto 1990 la federazione promosse la formazione della nazionale femminile, che disputò in Nuova Zelanda un quadrangolare internazionale contro le stesse Black Ferns, Paesi Bassi e Stati Uniti[9]; a ottobre giunse l'ammissione all'IRFB e, qualche mese più tardi, la partecipazione sovietica alla Coppa del Mondo di rugby femminile 1991 in Galles, benché la squadra fosse stata mandata in Gran Bretagna con scarsissimi fondi per vitto e alloggio[10], tanto che le giocatrici si sostentarono in parte con la vendita di vodka e caviale contrabbandata a Heathrow[10][11], e in altra parte tramite sottoscrizioni delle altre giocatrici[11][12]. L'ultimo atto della federazione sovietica fu la partecipazione alla Coppa FIRA, terminata come Comunità degli Stati Indipendenti dopo lo scioglimento dell'URSS a dicembre 1991.

La federazione russa

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Jurij Kušnarëv, miglior realizzatore della nazionale maschile (784 punti)

Terminata la stagione sportiva 1991-92, la federazione sovietica comunicò il cambio di nome in federazione russa alla F.I.R.A., che quindi ne certificò la prosecuzione del rapporto associativo con un nome differente[13], mentre contestualmente presentavano richiesta di affiliazione Georgia, Kazakistan, Lettonia, Lituania, Moldavia, Ucraina e Uzbekistan, tutti Paesi che ricadevano nella giurisdizione della federazione ex sovietica[13]. Anche come Russia, la prima squadra a partecipare a una rassegna internazionale di rilievo fu la femminile, alla Coppa del Mondo 1994 in Scozia[14].

La squadra maschile, presenza fissa al campionato europeo, raggiunse la sua prima qualificazione alla Coppa del Mondo nel 2011[15] e si ripeté nel 2019.

Alëna Tiron, rugbista olimpica russa a Tokyo nel 2021

Per quanto riguarda invece il Seven, la squadra maschile russa ha vinto quattro volte il Grand Prix di Rugby Europe, a fronte dei sette vinti dalla femminile[2]. Entrambe inoltre vantano l'oro alle Universiadi 2013 di Kazan' e, limitatamente alla femminile, la partecipazione al torneo olimpico di rugby a 7 di Tokyo nel 2021, anche se ufficialmente sotto la sigla del Comitato Olimpico Russo stante la sospensione olimpica a tempo indeterminato degli atleti con bandiera russa per doping di Stato.

Nel 2020 la federazione ha istituito la Coppa Kiselëv che omaggia Pavel Kiselëv, dignitario dell'impero russo che fu governatore degli stati danubiani e propose la loro unione e indipendenza; tale premio è in palio in occasione dell'incontro del campionato europeo contro la Romania[16].

A seguito dell'aggressione russa all'Ucraina, dal 2022 la federazione russa è sospesa a tempo indeterminato dallo status di membro associato di Rugby Europe con conseguente esclusione delle squadre da qualsiasi torneo continentale o mondiale[17].

  1. 1 2 3 (EN) David Plummer, England invited to tour Soviet Union, in The Guardian, 7 dicembre 1989, p. 17. URL consultato il 20 febbraio 2026.
  2. 1 2 (RU) История регби в России [Storia del rugby in Russia], su rugby.ru. URL consultato il 20 febbraio 2026 (archiviato il 20 febbraio 2026).
  3. (EN) George Sherman, Fun and Games, in The Observer, 28 luglio 1957, p. 14. URL consultato il 20 febbraio 2026.
  4. 1 2 (FR) Le rugby soviétique, in Rugby Magazine, vol. 682, Paris, Fédération Française de Rugby, 26 luglio 1967, p. 26, ISSN 0769-6205 (WC · ACNP). URL consultato il 20 febbraio 2026. Ospitato su Biblioteca nazionale di Francia.
  5. (FR) Examen des demands d'affiliation, in Rugby Magazine, vol. 760, Paris, Fédération Française de Rugby, 1º dicembre 1975, p. 35, ISSN 0769-6205 (WC · ACNP). URL consultato il 13 gennaio 2026. Ospitato su Biblioteca nazionale di Francia.
  6. (EN) David Frost, Taking a lead in the world, in The Guardian, 18 ottobre 1985, p. 23. URL consultato il 13 gennaio 2026.
  7. (EN) Brendan Gallagher, Irish try the craic in Krasnoyarsk, in The Daily Telegraph, 19 settembre 2002. URL consultato il 29 maggio 2014 (archiviato dall'url originale il 13 novembre 2012).
  8. (EN) Brendan Gallagher, Russia hope superpower struggle with US will act as a springboard for union back home, in The Daily Telegraph, 13 settembre 2011. URL consultato il 29 maggio 2014 (archiviato il 21 gennaio 2025).
  9. (EN) Eagles 4-1 in NZ, su assets.usarugby.org, USA Rugby. URL consultato il 20 febbraio 2026 (archiviato dall'url originale il 25 ottobre 2018).
  10. 1 2 (EN) Peter Jackson, How the Russians endeared themselves to their Welsh hosts at inaugural Women’s World Cup, in Irish Examiner, 9 agosto 2017. URL consultato il 21 agosto 2018 (archiviato dall'url originale il 30 novembre 2017).
  11. 1 2 Liliana Fornasier, Due atlete sarde in maglia azzurra ai mondiali di rugby (PDF), in il Messaggero Sardo, 30 aprile 1991, p. 30. URL consultato il 21 agosto 2018 (archiviato dall'url originale il 13 luglio 2018).
  12. (EN) Martyn Williams, Women’s World Cup: Vodka salesgirls have shorts, will travel, in The Guardian, 9 aprile 1991, p. 16. URL consultato il 20 febbraio 2026.
  13. 1 2 (FR) La Fédération de l'URSS change de nom et devient la Fédération de Russie, in Rugby Magazine, vol. 927, Paris, Fédération Française de Rugby, 1º settembre 1992, p. 87, ISSN 0769-6205 (WC · ACNP). URL consultato il 20 febbraio 2026. Ospitato su Biblioteca nazionale di Francia.
  14. (EN) Sally Jones, Props of a new world order, in The Observer, 10 aprile 1994, p. 56. URL consultato il 20 febbraio 2026.
  15. (EN) Russia and Georgia qualify for Rugby World Cup, in Scrum, ESPN, 28 febbraio 2010. URL consultato il 1º novembre 2014.
  16. (RU) Россия и Румыния будут разыгрывать Кубок Киселева [Russia e Romania si disputeranno la Coppa Kiselëv], su rugby.ru, Federacija ragbi Rossii, 3 marzo 2021. URL consultato il 13 febbraio 2022 (archiviato dall'url originale il 23 aprile 2021).
  17. (EN) Rugby Europe Statement, su rugbyeurope.eu, Rugby Europe, 24 febbraio 2022. URL consultato il 1º marzo 2022 (archiviato dall'url originale il 24 febbraio 2022).
    «Rugby Europe has decided to postpone the game between Georgia and Russia scheduled to take place on February 27th in Tbilisi, Georgia»

Voci correlate

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Collegamenti esterni

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