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Federazione di rugby a 15 della Georgia

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Georgian Rugby Union
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Disciplina Rugby a 15
Fondazione27 maggio 1991
GiurisdizioneGeorgia
PaeseGeorgia (bandiera) Georgia
ConfederazioneWorld Rugby (dal 1992)
Rugby Europe (dal 1992)
SedeGeorgia (bandiera) Tbilisi
PresidenteGeorgia (bandiera) Ioseb Tkemaladze
Sito ufficialewww.rugby.ge

Sakartvelos ragbis k’avshiris (in georgiano საქართველოს რაგბის კავშირის?; in russo Грузинский регбийный союз?, Gruzinskij regbijnyj sojuz), conosciuto con il nome internazionale di Georgian Rugby Union, è l'organismo di governo del rugby a 15 in Georgia.

Costituitosi nel 1964 nell'allora Unione Sovietica, durante lo scioglimento dell'URSS divenne la federazione nazionale del Paese nel frattempo dichiaratosi indipendente e si affiliò nel 1992 alla Fédération Internationale de Rugby Amateur (F.I.R.A., odierna Rugby Europe); nello stesso anno fu affiliata all'International Rugby Football Board (IRFB, odierna World Rugby).

Nel XXI secolo la Georgia è la più titolata tra le federazioni europee che non partecipano al Sei Nazioni: a livello maschile, infatti, si è aggiudicata 17 campionati europei, il più recente al 2025. In ambito femminile, altresì, la federazione schiera una propria selezione solo dal 2025.

La sua sede è a Tbilisi e dal 2021 è presieduta da Ioseb Tkemaladze.

L'organismo, formatosi nel 1964 nell'allora repubblica socialista di Georgia, fu nel 1967 parte costituente di Federacija regbistov SSSR, la federazione rugbistica dell'URSS[1], e seguì le vicende del rugby sovietico fino allo scioglimento del Paese; con l'indipendenza georgiana nel 1991, la federazione, ufficialmente costituitasi in organismo di governo del nuovo Paese, ottenne l'affiliazione alla F.I.R.A. nel 1992[2]. Nello stesso anno giunse anche l'affiliazione all'IRFB[3] e la possibilità di competere alle qualificazioni per la Coppa del Mondo.

In ambito maschile la Georgia fu la prima ex-sovietica a conoscere il successo internazionale: al primo titolo di campione d'Europa nel 2001 si aggiunse la qualificazione alla Coppa del Mondo 2003 ottenuta battendo la Russia, erede del titolo sportivo dell'URSS, nello spareggio decisivo[4]. A tutta l'edizione mondiale 2027 la nazionale del Caucaso non ha più mancato una qualificazione.

Nel primo quarto del XXI secolo la Georgia maschile è divenuta la dominatrice del rugby continentale europeo fuori dal Sei Nazioni, essendosi aggiudicata 17 titoli di campione tra il 2001 e il 2025; ciò ha indotto i vertici federali a chiedere al comitato organizzatore dello stesso Sei Nazioni di valutare l'ipotesi di introdurre uno spareggio tra l'ultima del torneo e la vincitrice del campionato europeo o, in subordine, di considerare di allargare il torneo a sette squadre per includervi la stessa Georgia, ipotesi quest'ultima che alcuni ex giocatori britannici, come il gallese Sam Warburton, hanno giudicato degna d'interesse[5]. Tuttavia, un paio di sconfitte autunnali contro l'avversaria del torneo ritenuta più abbordabile, l'Italia (nel 2018 a Firenze[6] e nel 2024 a Genova[7]), hanno reso più problematico il percorso della Georgia, anche alla luce del fatto che nel 2026 la squadra ha perso contro il Portogallo la finale europea dopo otto vittorie consecutive, e cinque giocatori sono stati cautelativamente sospesi per infrazione del protocollo antidoping[8].

Nel 2025 la federazione ha schierato per la prima volta anche la propria nazionale femminile, dopo che in tale categoria per anni era stata presente solo nel rugby a VII, selezione che ha costituito l'ossatura della nuova squadra a XV; i primi due incontri sono stati altrettante sconfitte contro il Kazakistan[9][10], ma dal 2026 la squadra partecipa alla Conference, terza divisione del campionato europeo.

  1. (FR) Organisation du rugby en U.R.S.S., in Rugby Magazine, vol. 704, Paris, Fédération Française de Rugby, 16 febbraio 1970, p. 55, ISSN 0769-6205 (WC · ACNP). URL consultato il 5 aprile 2026. Ospitato su Biblioteca nazionale di Francia.
  2. (FR) Examen des demandes d’adhésions, in Rugby Magazine, vol. 927, Paris, Fédération Française de Rugby, 1º settembre 1992, p. 84, ISSN 0769-6205 (WC · ACNP). URL consultato il 5 aprile 2026. Ospitato su Biblioteca nazionale di Francia.
    «Les Fédérations suivantes sont admises, à l'unanimité, membres de la FIRA : la Croatie · l’Ukraine · le Kazakhstan · la Géorgie · le Venezuela · la Lituanie · la Lettonie · la Corée du Nord · la Slovénie · l’Ouzbékistan · la Moldavie · la Boznie-Herzégovine · le Zaïre»
  3. (FR) Liste des nations de la FIRA non membres de l'IRFB, in Rugby Magazine, vol. 936, Paris, Fédération Française de Rugby, 1º gennaio 1993, p. 50, ISSN 0769-6205 (WC · ACNP). URL consultato il 16 marzo 2026. Ospitato su Biblioteca nazionale di Francia.
  4. (EN) World Cup records, in BBC, 26 settembre 2003. URL consultato il 5 settembre 2014.
  5. (EN) David Skippers, Sam Warburton on why Georgia and not South Africa should be added to Six Nations, in Planet Rugby, 31 marzo 2024. URL consultato il 5 aprile 2026 (archiviato il 3 aprile 2024).
  6. (EN) Italy boost their Six Nations case with Georgia win, RTÉ, 10 novembre 2018. URL consultato il 5 aprile 2026 (archiviato il 18 novembre 2018).
  7. (EN) Rugby: Italy beat Georgia 20-17 in second Autumn Series tie, in ANSA, 17 novembre 2024. URL consultato il 5 aprile 2026.
  8. (EN) Charlie Elliott, Georgia’s Six Nations ambitions suffer major setback, in Ruck, 16 marzo 2026 (archiviato il 5 aprile 2026).
  9. (EN) Historic Debut for Georgian Women's Rugby Team in 15-aside Match Against Kazakhstan, su rugbyeurope.eu, Rugby Europe. URL consultato il 12 maggio 2025 (archiviato il 22 aprile 2025).
  10. (EN) Francisco Isaac, A historic moment: Georgia Women's first ever 15s Test match, in RugbyPass, 29 aprile 2025. URL consultato il 12 maggio 2025 (archiviato il 3 maggio 2025).

Voci correlate

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Collegamenti esterni

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