Etna (pirocorvetta)

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Etna
Corvetta Etna.jpg
La nave fotografata a Napoli intorno al 1875
Descrizione generale
Flag of Italy (1861-1946) crowned.svg
Tipopirocorvetta ad elica di II ordine
Classeunità singola
ProprietàFlag of Italy (1861-1946) crowned.svg Regia Marina
CostruttoriRegio Arsenale, Castellammare di Stabia
Impostazione17 marzo 1860
Varo17 luglio 1862
Entrata in servizio1º luglio 1863
Radiazione31 marzo 1875
Destino finaledemolita
Caratteristiche generali
Dislocamentocarico normale 1563 t
pieno carico 1602 t
Lunghezza67,6 m
Larghezza10,9 m
Pescaggio4,3 m
Propulsione2 caldaie
1 macchina alternativa a vapore
potenza 330 HP
1 elica
armamento velico a nave
Velocitànodi (17 km/h)
Equipaggio241 tra ufficiali, sottufficiali e marinai
Armamento
Armamentonel 1861:
  • 8 cannoni lisci da 160 mm
  • 2 cannoni rigati da 160 mm
  • 2 cannoni da sbarco lisci di piccolo calibro

dati presi principalmente da Agenziabozzo, Navyworld e Marina Militare

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L'Etna è stata una pirocorvetta ad elica della Regia Marina.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Impostata il 17 marzo 1860 nei cantieri di Castellammare di Stabia per conto della Real Marina del Regno delle Due Sicilie, la pirocorvetta non giunse mai a prestare servizio sotto tale bandiera[1][2][3]. Nel settembre 1860, infatti, con l'occupazione di Napoli, la nave venne catturata sullo scalo dalle truppe garibaldine e sardo-piemontesi, e la costruzione proseguì dapprima per conto della Marina del Regno di Sardegna e quindi, dal 17 marzo 1861 (ad esattamente un anno dall'impostazione) per la Regia Marina, che varò la nave il 17 luglio 1862, ponendola quindi in servizio il 1º luglio 1863[1][2][3].

Scafo in legno con carena ricoperta di rame, la pirocorvetta, armata con 12 cannoni, aveva, oltre all'apparato propulsivo a vapore, tre alberi a vele quadre[2][3].

Nella sua vita operativa l'Etna non partecipò ad operazioni di particolare rilievo. Il 23 aprile 1864, nel corso di torbidi e rivolte in Tunisia, la nave lasciò La Spezia diretta a Susa, per proteggere la locale comunità italiana: l'unità arrivò nel porto tunisino il 27 aprile, dopo aver fatto tappa – il 24 – a Tunisi[4][5]. In maggio la pirocorvetta, insieme ad un'altra nave italiana, la Rosolino Pilo, prestò soccorso ai cittadini italiani a Susa, mentre nel luglio 1864 fu dislocata a Sfax in qualità di stazionaria, rimpiazzando in questo ruolo la pirocorvetta Magenta[5][6].

Nel 1866, durante la terza guerra d’indipendenza, la corvetta, al comando del capitano di fregata Ferdinando Acton[7], operò nel canale d'Otranto con compiti di esplorazione[8], e durante le operazioni contro l'isola di Lissa (17-20 luglio 1866) disimpegnò servizio di nave ausiliaria ripetitrice di segnali per conto della II Squadra (navi in legno, al comando del viceammiraglio Giovan Battista Albini) dell'Armata Navale[6]. Non presente alla tristemente nota battaglia di Lissa, il 20 luglio 1866, fu poi dislocata a Brindisi, da dove per il resto del conflitto operò nel Basso Adriatico a contrasto del contrabbando di guerra[6]. Venne poi disarmata per alcuni mesi[6].

Nel giugno 1867[9] (o febbraio 1868[10]: il 18 di quel mese la nave, in rotta per Montevideo, fece scalo a Gibilterra, proseguendo poi insieme alla vecchia pirocorvetta a ruote Guiscardo) l'Etna, dopo lavori in bacino di carenaggio a Napoli[11], fu inviata in Sudamerica, dove rimase, come stazionaria al Rio della Plata, sino al 1872[2][3]. Nave ammiraglia della Divisione Navale in America Meridionale, l'unità, nel suo viaggio di andata, trasportò a Montevideo il comandante di tale Divisione, contrammiraglio Evaristo del Carretto, e stazionò per qualche tempo in tale porto[12]. Nel marzo 1871 fu inviata a Santa Fe, dove le truppe argentine erano state inviate contro la colonia italiana di S. Carlos, un cui colono aveva ucciso un argentino resosi a sua volta responsabile dell'omicidio di un ragazzo, per supportare la colonia italiana[13].

Rientrata in Italia, la nave giunse a Venezia il 4 marzo 1872[14], e venne immediatamente posta in disarmo[6]. Radiata già il 31 marzo 1875, dopo meno di dodici anni di servizio, l'Etna venne demolita[1].

Note[modifica | modifica wikitesto]

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