Emiliano Brancaccio

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Emiliano Brancaccio (Roma, 2015)

Emiliano Brancaccio (Napoli, 1971) è un economista italiano, ideatore della proposta di "standard retributivo europeo".

Formazione e carriera[modifica | modifica wikitesto]

Si laurea in Scienze politiche nel 1998 presso l'Università Federico II di Napoli con una tesi dedicata al fenomeno della deflazione da debiti. Nel 1999 consegue il Master in Economics del Coripe Piemonte presso il Collegio Carlo Alberto seguendo i corsi, tra gli altri, di Giancarlo Gandolfo e Luigi Montrucchio, nonché di Elsa Fornero e Pier Carlo Padoan, che in seguito criticherà per il loro operato come ministri.[1] Nello stesso anno risulta vincitore della borsa BNL "Guido Carli" e nell'anno successivo trascorre un periodo di formazione presso la SOAS dell'Università di Londra. Attualmente è professore associato di Politica economica e docente di Economia politica ed Economia internazionale presso l'Università del Sannio, a Benevento. Ha pubblicato articoli su varie riviste accademiche internazionali, tra cui il Cambridge Journal of Economics. In ambito divulgativo ha collaborato con riviste e quotidiani, tra cui Limes, l'Espresso, Il Sole 24 Ore, il manifesto, Financial Times.

Pensiero economico[modifica | modifica wikitesto]

Annoverato tra gli esponenti delle scuole di pensiero economico critico, è stato definito dal Sole 24 Ore "di impostazione marxista ma aperto a innovazioni ispirate dai contributi di Keynes e Sraffa".[2]

Ha suggerito che le banche centrali decidono gli indirizzi di politica monetaria seguendo di fatto una "regola di solvibilità". Stando a questa interpretazione, il banchiere centrale non è in grado di governare il ciclo economico e l'inflazione. Il suo ruolo effettivo consiste piuttosto nel fungere da "regolatore di un conflitto" tra capitali solvibili e capitali potenzialmente insolventi. Tale attività di regolazione influirebbe, tra l'altro, sul ritmo delle liquidazioni, sui relativi processi di centralizzazione dei capitali ed anche sulle condizioni di sostenibilità di specifici regimi valutari.[3] Su questo tema ha dibattuto con Lorenzo Bini Smaghi, sostenitore invece dell'idea tradizionale per la quale le banche centrali sarebbero in grado di controllare l'inflazione.[4]

È autore del saggio Anti-Blanchard, che propone un approccio critico al modello macroeconomico prevalente insegnato da Olivier Blanchard e da altri.[5] Nella presentazione del volume, Marcello Messori afferma che "le critiche che Brancaccio muove al manuale di Blanchard hanno il merito di mostrare la non univocità delle possibili rappresentazioni analitiche della realtà economica". Francesco Giavazzi ha invece sostenuto che la duttilità del modello di Blanchard sarebbe dimostrata proprio dal fatto che Brancaccio lo adopera come base per una critica al mainstream.[6]

Contributi al dibattito di politica economica[modifica | modifica wikitesto]

Sviluppando alcune intuizioni di Augusto Graziani e Paul Krugman, diversi anni prima dell'inizio della crisi del 2010 richiamò l'attenzione sulla sostenibilità degli squilibri di bilancia dei pagamenti verso l'estero in seno all'Unione monetaria europea, sui connessi rischi di "mezzogiornificazione" dei paesi periferici dell'Unione e sui conseguenti problemi di tenuta futura dell'eurozona.[7]. Questa tesi, secondo cui la crisi dell'area euro dipende da squilibri nei conti esteri, si distanzia dalla visione prevalente che invece si concentra sugli squilibri nei conti pubblici.

Ha ideato lo standard retributivo europeo, una proposta di coordinamento europeo della contrattazione finalizzata a contrastare la tendenza agli squilibri di bilancia dei pagamenti e alla deflazione salariale all'interno dell'Unione. La proposta è stata sostenuta da varie forze politiche in Italia e all'estero e presentata alla conferenza "Reinassance for Europe" del Partito socialista europeo (Parigi, 16 marzo 2012)[8] ma in seguito, come altre ipotesi di coordinamento delle politiche europee, è stata accantonata.[9] Nel 2016 ha quindi presentato al Parlamento europeo una nuova proposta, più generale, definita standard sociale sui movimenti internazionali di capitale.[10].

È stato promotore della Lettera degli economisti[11] e del Monito degli economisti[12] sulla crisi dell'eurozona. I due testi sottolineano gli effetti negativi delle politiche di austerity adottate dai governi europei per fronteggiare la crisi, ed evidenziano che tali politiche accrescono la probabilità di nuove crisi bancarie e alimentano l'instabilità dell'area euro. Tra i firmatari dei documenti vi sono numerosi esponenti della comunità accademica internazionale, tra cui Dani Rodrik, James Galbraith, Mauro Gallegati.

Ha partecipato a vari dibattiti con colleghi economisti ed esponenti istituzionali, sui giornali e in tv. Nel 2007, in un confronto televisivo con Francesco Giavazzi, espresse riserve verso la tesi secondo cui gli investimenti diretti esteri apportano sempre benefici a un paese che li riceve.[13] Nel 2012, in un dibattito con Luigi Zingales, criticò l'idea che un aumento della vita lavorativa e della flessibilità dei contratti di lavoro determinerebbero maggiore occupazione.[14] Nel 2014, in un confronto televisivo con l'ex ministro dell'Economia Fabrizio Saccomanni, criticò la ricetta della "austerità espansiva", in base alla quale le restrizioni dei bilanci pubblici favorirebbero la crescita economica.[15] È inoltre intervenuto nella controversia sulla crisi dell'eurozona sostenendo che esistono modi alternativi di gestione di un eventuale abbandono della moneta unica.[16] A questo proposito, commentando l'affermazione di Mario Draghi secondo cui "se un paese abbandona l'euro e svaluta, crea una grande inflazione",[17] ha evidenziato che dalla storia passata delle uscite da regimi monetari si evincono andamenti dell'inflazione e dei salari molto diversificati, dipendenti dal tipo di politica economica adottata da ciascun paese.[18] Nel 2017, in un dibattito con Romano Prodi, ha sostenuto che anziché 'arrestare gli immigrati' l'urgenza del nostro tempo dovrebbe esser quella di 'arrestare i capitali', ossia reintrodurre forme di controllo sugli spostamenti di ricchezze da un paese all'altro.[19]

Altre attività[modifica | modifica wikitesto]

Nel 2002 è stato relatore della proposta di legge di iniziativa popolare promossa dall'associazione Attac per l'istituzione di una variante della cosiddetta Tobin tax. Nel 2003 è stato responsabile economico del Comitato promotore del referendum per l'estensione dell'articolo 18 dello Statuto dei lavoratori. Tra il 2006 e il 2009 è stato chiamato a far parte del CdA di Banca Toscana del gruppo MPS per risanarne i conti, ed ha assunto una posizione critica nei confronti dell'acquisto di Antonveneta da parte di Montepaschi.[20] Ha declinato varie proposte di candidatura e di incarico amministrativo: nel marzo 2013 ha rifiutato l'incarico di assessore al Bilancio del Comune di Benevento, criticando la "moda" di ricorrere ai cosiddetti "tecnici" nei momenti di crisi politica.[21]; nel giugno 2016 ha declinato anche l'invito del nuovo sindaco di Benevento, Clemente Mastella, ad assumere l'assessorato al Bilancio [22]; nel febbraio 2014 ha rifiutato la candidatura alle elezioni europee come capolista della circoscrizione Sud per la lista L'Altra Europa con Tsipras.[23]

Curiosità[modifica | modifica wikitesto]

  • Ha suscitato l'interesse e le critiche della pornostar Valentina Nappi, che gli ha dedicato vari articoli sul blog di Micromega.[24]

Selezione di pubblicazioni[modifica | modifica wikitesto]

  • La rivoluzione da Mosca a Cambridge: introduzione a John Maynard Keynes, Esortazioni e profezie, Milano, Il Saggiatore, 2011 (orig. 1931)
  • L'austerità è di destra. E sta distruggendo l'Europa, Milano, Il Saggiatore, 2012 (con M. Passarella)
  • Anti-Blanchard. Un approccio comparato allo studio della macroeconomia, Milano, Franco Angeli (prima edizione 2012; seconda edizione aggiornata 2016;terza edizione aggiornata 2017)
  • Solvency rule and capital centralisation in a monetary union, Cambridge Journal of Economics, advance access online, 29 October 2015 (with G. Fontana).
  • Currency regime crises, real wages, functional income distribution and production, European Journal of Economics and Economic Policy: Intervention 2015, vol. 12, 3 (with N. Garbellini).
  • Solvency rule versus Taylor rule. An alternative interpretation of the relation between monetary policy and the economic crisis, Cambridge Journal of Economics 2013, 37 (1) (with G. Fontana).
  • Current account imbalances, the Eurozone crisis and a proposal for a European wage standard, International Journal of Political Economy, vol. 41, 1, 2012.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Intervista di Natascha Lusenti a Emiliano Brancaccio, La3, 3 ottobre 2014. Cfr. anche 'Padoan? È il profeta del dolore fiscale', intervista a Emiliano Brancaccio di P. Bracalini, Il Giornale, 10 ottobre 2014.
  2. ^ R. Sorrentino Teoria in cerca di exit strategy, Il Sole 24 Ore, 14 luglio 2010.
  3. ^ E. Brancaccio, G. Fontana (2013), Solvency rule versus Taylor rule: an alternative interpretation of the relation between monetary policy and the economic crisis, Cambridge Journal of Economics, 37(1). Cfr. anche E. Brancaccio (2010), Una critica delle interpretazioni della crisi basate sulla regola di Taylor, in id. La crisi del pensiero unico, Franco Angeli, Milano; e E. Brancaccio e G. Fontana (2015), Solvency rule and capital centralisation in a monetary union, Cambridge Journal of Economics, advance access, October 29.
  4. ^ Dibattito tra Bini Smaghi, Brancaccio ed altri sugli effetti dell'austerity e il ruolo della politica monetaria, 15 maggio 2013. Si veda anche S. Lucarelli (2013), Tutte le contraddizioni di Bini Smaghi, Keynesblog, 17 maggio 2013
  5. ^ E. Brancaccio, Anti-Blanchard. Un approccio comparato allo studio della macroeconomia, Franco Angeli, Milano 2012
  6. ^ Amighini A., Brancaccio E., Giavazzi F., Messori M. (2012), A New Textbook Approach to Macroeconomics: a Debate. Rivista di Politica Economica, 3. Sul tema si veda anche Insegnare la macroeconomia dopo la grande recessione, Seminario, Università Bocconi di Milano, 25 maggio 2011.
  7. ^ E. Brancaccio, Deficit commerciale, crisi di bilancio e politica deflazionista, Studi Economici, 96(3), 2008 (paper presentato al convegno L'economia della precarietà il 9 ottobre 2007 a Roma). L'autore ha poi ripreso il tema in vari articoli successivi, pubblicati sull'International Journal of Political Economy e sul Cambridge Journal of Economics.
  8. ^ E. Brancaccio (2012), Current account imbalances, the Eurozone crisis and a proposal for a European wage standard, International Journal of Political Economy, vol. 41, 1.. Cfr. anche E. Brancaccio (2011), Crisi dell'unità europea e standard retributivo, Diritti Lavori Mercati, 2. La proposta è stata poi ripresa in varie sedi, tra cui: Europa-Italia. Un progetto alternativo per la crescita. Contributo del PD al Programma nazionale di riforme, marzo 2011; Paolo Ferrero, Pigs! La crisi spiegata a tutti, Deriveapprodi, Roma 2012, p.206; AA.VV. (2012), Lettera aperta sulla crisi dell'europa, Sbilanciamoci, 8 marzo.; Meaulle, M. (edited by) (2012), Austerity is not the solution! Contributions to European economic policy. Foundations for European Progressive Studies, Proceedings of the conference "Reinassance for Europe. The Common Progressive Vision", Paris, March 16, 2012.
  9. ^ Intervista a Emiliano Brancaccio, di G. Russo Spena, Micromega, 7 ottobre 2014
  10. ^ E.Brancaccio, For an international 'social standard' on capital movements, European Parliament, GUE/NGL Conference on 'Alternatives to free trade', 7 December 2016
  11. ^ Lettera degli economisti (Il Sole 24 Ore, 10 giugno 2010)
  12. ^ Monito degli economisti (Financial Times, 23 settembre 2013)
  13. ^ Brancaccio versus Giavazzi a Otto e mezzo, 20 aprile 2007
  14. ^ Brancaccio versus Zingales a Piazza Pulita, 23 febbraio 2012
  15. ^ Saccomanni versus Brancaccio a Omnibus, 3 ottobre 2014
  16. ^ Uscire dall'euro? c'è modo e modo, In Onda, 7 aprile 2013
  17. ^ Interview with Mario Draghi, Financial Times, 18 December 2011
  18. ^ E. Brancaccio, N. Garbellini, Currency regime crises, real wages, income distribution and production, European Journal of Economics and Economic Policy: Intervention, vol. 12(3), 2015.
  19. ^ Dibattito tra Prodi e Brancaccio sulla storia dell'Unione europea, Università di Bologna, 23 febbraio 2017
  20. ^ Checchino Antonini, Intervista a Emiliano Brancaccio sul caso Montepaschi, Liberazione 23 gennaio 2013
  21. ^ Intervista a Emiliano Brancaccio: "Non sarò assessore, non credo alla soluzione dei tecnici", Il Mattino, 20 marzo 2013.
  22. ^ "Giunta Mastella e il nodo FI: ecco i nuovi assessori", OggiBenevento, 27 giugno 2016.
  23. ^ G. Russo Spena, Brancaccio: Serve un piano B: la sinistra impari dall'errore di Tsipras, intervista pubblicata su Micromega online, 16 luglio 2015.
  24. ^ Valentina Nappi vs. Emiliano Brancaccio: il web la massacra, Meltybuzz, 2 dicembre 2014

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