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EUROfusion

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«...la più promettente è la via della fusione nucleare, con la quale ci si propone di ripetere in forma controllata sulla terra le reazioni che fanno bruciare il sole.»
«...(la fusione nucleare garantirebbe) un'energia inesauribile e disponibile in egual misura per tutti i popoli della terra.»

EUROfusion è il consorzio europeo per lo sviluppo della fusione nucleare. Il suo obiettivo è produrre energia elettrica sfruttando la fusione nucleare entro l'anno 2050.

È composto da 25 Stati Membri dell'Unione europea più la Svizzera e il Regno Unito e riceve i suoi finanziamenti dal progetto europeo Horizon 2020.

Per raggiungere il suo obiettivo il consorzio segue la roadmap europea sulla fusione[2]. In particolare la sua attività di ricerca è mirata alla prosecuzione del progetto ITER (a Cadarache in Francia) e al sostegno fino al 2018 delle attività del progetto JET (a Culham nel Regno Unito). EUROfusion supporterà inoltre la realizzazione del reattore di nuova generazione DEMO, che dal 2050 è previsto subentri a ITER.[3]

Il progetto di EUROfusion potrebbe avere un grande impatto sulla storia. Se avrà successo sarà possibile estrarre energia pulita ed illimitata dallo stesso processo che alimenta le stelle: la fusione nucleare.[4]

Negli anni settanta i laboratori europei più avanzati nello studio della fusione nucleare unirono i loro sforzi per costruire il Joint European Torus (JET). Da quel momento in poi un numero sempre crescente di laboratori ha iniziato a contribuire al progetto JET e nel 1999 venne stipulato lo European Fusion Development Agreement (EFDA) per migliorare le collaborazioni tra questi istituti di ricerca.[5]

Il 9 ottobre 2014 la Commissione Europea ha costituito il consorzio EUROfusion dandogli il compito di gestire la ricerca sulla fusione nucleare. EUROfusion ha di fatto sostituito l'accordo EFDA ed è diventata la nuova organizzazione europea di riferimento per lo sviluppo dell'energia di fusione.[6]

Ad oggi collabora con organizzazioni di tutto il mondo per cercare di realizzare un reattore a fusione nucleare. Alcune delle nazioni con cui collabora più attivamente sono quelle coinvolte nel progetto ITER: Cina, Corea del Sud, India, Giappone, Russia, USA.[7]

Organizzazione

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Per ciascun Paese membro del consorzio è stato individuato un istituto di ricerca, detto "programme manager", che coordina le attività nel proprio paese[8]. Gli uffici che dirigono i Programme Manager delle varie nazioni sono ospitati dall'Istituto Max Planck di fisica del plasma a Garching, vicino a Monaco di Baviera.

PaeseProgramme manager
Austria (bandiera) AustriaAccademia austriaca delle scienze, Vienna
Belgio (bandiera) BelgioAccademia militare reale di Bruxelles, Bruxelles
Bulgaria (bandiera) BulgariaAccademia bulgara delle scienze, Sofia
Croazia (bandiera) CroaziaIstituto Ruđer Bošković, Zagabria
Cipro (bandiera) CiproUniversità di Cipro, Nicosia
Rep. Ceca (bandiera) CechiaAccademia delle Scienze della Repubblica Ceca, Praga
Danimarca (bandiera) DanimarcaUniversità tecnica della Danimarca, Lyngby
Estonia (bandiera) EstoniaUniversità di Tartu, Tartu
Finlandia (bandiera) FinlandiaTeknologian tutkimuskeskus VTT, Espoo
Francia (bandiera) FranciaCommissariat à l'énergie atomique et aux énergies alternatives (CEA), Cadarache
Germania (bandiera) GermaniaForschungszentrum Jülich, Jülich
Karlsruher Institut für Technologie, Karlsruhe
Istituto Max Planck di fisica del plasma, Garching bei München e Greifswald
Grecia (bandiera) GreciaCentro Nazionale per la Ricerca Scientifica "Demokritos", Atene
Irlanda (bandiera) IrlandaDublin City University, Dublino
Italia (bandiera) ItaliaAgenzia nazionale per le nuove tecnologie, l'energia e lo sviluppo economico sostenibile (ENEA), Frascati
Lettonia (bandiera) LettoniaUniversità della Lettonia, Riga
Lituania (bandiera) LituaniaLietuvos energetikos institutas, Kaunas
Paesi Bassi (bandiera) Paesi BassiNederlandse Organisatie voor Wetenschappelijk Onderzoek, Utrecht
Polonia (bandiera) PoloniaInstytut Fizyki Plazmy i Laserowej Mikrosyntezy, Varsavia
Portogallo (bandiera) PortogalloUniversità Tecnica di Lisbona, Lisbona
Romania (bandiera) RomaniaInstitutul de Fizică Atomică, Măgurele
Slovacchia (bandiera) SlovacchiaUniversità Comenio di Bratislava, Bratislava
Slovenia (bandiera) SloveniaIstituto Jožef Stefan, Lubiana
Spagna (bandiera) SpagnaCentro de Investigaciones Energéticas, Medioambientales y Tecnológicas, Madrid
Svezia (bandiera) SveziaVetenskapsrådet, Stoccolma
Svizzera (bandiera) SvizzeraScuola politecnica federale di Losanna, Losanna
Ucraina (bandiera) UcrainaIstituto di fisica e tecnologia di Charkiv, Charkiv
Ungheria (bandiera) UngheriaAccademia ungherese delle scienze, Budapest
Regno Unito (bandiera) Regno UnitoCulham Centre for Fusion Energy, Oxfordshire

Ad esempio, in Italia, il Ministero per lo Sviluppo Economico ha designato come Programme Manager l'ENEA, che coordina quindi i sedici partner italiani[3]: CNR, Politecnico di Milano, Università di Milano, Consorzio Rfx, Consorzio CREATE, Università di Tor Vergata, Politecnico di Torino, Università di Catania, Università di Genova, Università degli Studi Roma Tre, Università La Sapienza, Università di Palermo, Università di Pisa, LT-Calcoli, Ansaldo Nucleare, CSM.

Oltre a ITER e JET altri dispositivi di fusione nucleare presenti in Europa che dedicano una certa quantità di tempo alla ricerca nell'ambito del quadro EUROfusion sono i seguenti:

Nome del dispositivo Tipo di dispositivo Istituto e nazione in cui si trova
ASDEX Upgrade Tokamak IPP Garching, Germania
TCV Tokamak Tokamak École polytechnique fédérale de Lausanne, Svizzera
Tungsten (W) Environment in Steady-state Tokamak or WEST Tokamak CEA, Francia
Mega Amp Spherical Tokamak or MAST Upgrade Spherical tokamak CCFE, Regno Unito
Wendelstein 7-X stellarator Stellarator IPP at the Greifswald branch
TJ-II stellarator Stellarator Laboratorio Nacional de Fusión, CIEMAT, Spagna
Plasma-Wall Interaction in Linear Plasma Devices, PSI-2 Linear devices FZJ, Jülich, Germania
PILOT-PSI Linear devices FOM, DIFFER, Paesi Bassi
MAGNUM-PSI Linear devices FOM, DIFFER, Paesi Bassi

Le ricerche del consorzio EUROfusion producono inevitabilmente conoscenze e tecnologie che possono essere applicate in ambiti completamente diversi da quelli della fusione nucleare[9]. Ad esempio sono state utilizzate nelle seguenti discipline[10][11]: tecnologie mediche, ambientali, scienze dei materiali e astrofisica.

  1. In questa relazione di Carlo Rubbia sulla fusione nucleare indirizzata alla XII commissione permanente dell'industria, commercio, artigianato e commercio estero è contenuto un estratto della lettera a cui si fa riferimento. (PDF), su legislature.camera.it.
  2. (EN) The Road to Fusion Electricity - realising fusion electricity, su euro-fusion.org. URL consultato il 15 dicembre 2022 (archiviato dall'url originale il 7 novembre 2017).
  3. 1 2 EURATOM - EUROFUSION, su enea.it (archiviato dall'url originale il 5 luglio 2022).
  4. Fusione nucleare. Italia leader nella tecnologia, su rainews.it, 1º aprile 2015.
  5. About EUROfusion, su euro-fusion.org.
  6. Una Roadmap verso l'energia da fusione nucleare, su Istituto di Fisica del Plasma "Piero Caldirola". URL consultato il 25 aprile 2017 (archiviato dall'url originale il 26 aprile 2017).
  7. (EN) ITER - The way to new energy, su euro-fusion.org (archiviato dall'url originale il 2 luglio 2017).
  8. Consortium members, su euro-fusion.org (archiviato dall'url originale il 19 maggio 2017).
  9. (EN) Fusion Spin-offs, su euro-fusion.org, 30 maggio 2016 (archiviato dall'url originale il 19 maggio 2017).
  10. (EN) Fusion Spin-off category, su euro-fusion.org (archiviato dall'url originale il 17 luglio 2017).
  11. Fusion Spinoffs (PDF), su iter.org.

Collegamenti esterni

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Controllo di autoritàVIAF (EN) 715146998515618941872