Dialetto zaconico

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Zaconico
Τσακώνικα
Parlato in GreciaGrecia
Regioni Peloponneso orientale
Locutori
Totale 1200 (1981)[1]
Altre informazioni
Scrittura Alfabeto greco
Tassonomia
Filogenesi Lingue indoeuropee
 Lingua greca
  Dorico
   Zaconico
Codici di classificazione
ISO 639-3 tsd (EN)
Carta linguistica del Peloponneso (1890). Lo zaconico è parlato nella zona azzurra ad est. Le zone violette sono quelle in cui si parla il greco moderno, quelle rosa dove si parlano dialetti albanesi.

Lo zaconico[2] o tsaconico (greco: Τσακωνική διάλεκτος o Τσακώνικα) è un dialetto del greco moderno, parlato oggigiorno in una piccola regione (la Zaconia) del Peloponneso orientale, tra Agios Andreas e Leonidio. Probabilmente, in passato, l'areale era più esteso.

Etimologia[modifica | modifica wikitesto]

La lingua ha preso il nome da coloro che la parlavano, gli Zaconi,[2] il cui nome deriverebbe dal termine exo-Laconia cioè quelli che stanno fuori dalla Laconia.

Dialetti[modifica | modifica wikitesto]

Lo zaconico esiste in tre varianti dialettali: lo zaconico settentrionale (in regressione), lo zaconico meridionale (il più parlato) e lo zaconico della Propontide (che non ha più parlanti dagli anni '70). Lo zaconico meridionale tende ad eliminare il lambda (λ) ad inizio di parola, ad esempio lo zaconico settentrionale ha λόγο ("discorso"), mentre quello meridionale ha όγο. Lo zaconico della Propontide, invece, è la forma più simile al greco moderno e in particolare al moderno dialetto di Tracia, ad esempio laddove per la parola "acqua" lo zaconico settentrionale e meridionale hanno ύο, derivato dal greco antico ὕδωρ, lo zaconico della Propontide ha νερέ e il greco moderno νερό.

Origini e caratteristiche[modifica | modifica wikitesto]

La caratteristica peculiare del dialetto zaconico è il fatto di essere l'unico dialetto greco non discendente dalla koinè, il greco ellenistico di derivazione ionico-attica che, a partire dal III sec. a.C, ha sostituito le lingue dell'epoca classica. Si ritiene che lo zaconico discenda dal laconico parlato a Sparta e del quale conserva alcune caratteristiche:
ad esempio:

  • mantiene la a lunga dorica in luogo della eta es. greco ημέρα (imera), zaconico αμέρα (amera) giorno;
  • la omega (ω) diventa /u/;
  • conserva l'antico fonema /w/ (scritto col il digamma, ϝ, nei dialetti dove si era conservato) passato a /v/ in diverse parole es. βάννε [ˈvane] "pecora", derivato dal dialetto dorico ϝαμνός [wamˈnos] (ἀμνός nel dialetto attico).
  • conserva molti termini arcaici es. θύου (derivato dal greco antico θύων, participio presente del verbo θύω "sacrificare"), mentre il greco moderno ha σφάζω.
  • viene conservato l'originario suono della υ, che nel dialetto attico si è evoluto in "ü", ma si era mantenuta "u" nel in dorico, e che nel greco moderno è pronunciata "i"; ad es., la parola zaconica σούκα [ˈsuka], derivata dal greco antico σῦκα, pronunciato ['suka] in dorico, mentre il greco moderno standard ha σύκα, pronunciato [ˈsika] "fichi"; un altro esempio è la parola greca moderna λύκος, pronunciata [ˈlikos], che in zaconico diventa λιούκο [ˈljuko/ˈʎuko], "lupo", e che deriva dal greco antico λύκος, pronunciato ['lykos] in attico e ['lukos] in dorico.

Grammatica[modifica | modifica wikitesto]

Lo zaconico è andato incontro ad una grande semplificazione morfologica: la flessione nominale è, infatti, minima. Lo zaconico, similmente a quanto accade nel dialetto greco di Calabria, tende ad eliminare il -ς finale del nominativo maschile singolare, conservato dal greco moderno standard: un buon esempio è costituito dalla parola zaconica λόγο ("discorso"), mentre il greco moderno ha λόγος. Il presente e l'imperfetto indicativo sono formati con una perifrasi composta dal participio presente del verbo preceduto dal verbo essere, similmente a quanto avviene in italiano (es. "io sto dicendo"), ma non nel greco moderno, che ha perduto il participio presente: ενεί αού, έμα αού "Io dico", "io dicevo" (dal greco antico tardo: εἰμί λαλών, ἤμην λαλών). L'antico presente indicativo del greco classico, conservatosi in neogreco, non sopravvive in zaconico con questa funzione (si è già detto che il presente indicativo è perifrastico). L'antico presente ha, infatti, assunto oggi la funzione del congiuntivo. Sono riportate sotto, in ordine, la coniugazione del verbo essere (ενεί) al presente e imperfetto indicativo e quella del verbo portare (φερήκου) al congiuntivo presente:

  • ενεί/έμι (enì/èmi) = io sono
  • εσεί/έσσι (esì/èssi) = tu sei
  • έννι (èni) = egli è
  • έμε (ème) = noi siamo
  • έτε (ète) = voi siete
  • είνι (ìni) = essi sono
  • έμα (èma) = io ero
  • έσα (èsa) = tu eri
  • έκη (èki) = egli era
  • έμαϊ (èmai) = noi eravamo
  • έταϊ (ètai)= voi eravate
  • ήγκιαϊ (ìgiai) = essi erano
  • φερήκου (ferìkou) = che io porti
  • φερήκερε (ferìkere)= che tu porti
  • φερήκει (ferìki) = che egli porti
  • φερήκουντε (ferìkoude) = che noi portiamo
  • φερήκουτε (ferìkoute) = che voi portiate
  • φερήκουσι (ferìkousi) = che essi portino

È da notare la forma έσσι, che conserva l'antica desinenza atematica di seconda persona singolare (-σι). Una forma simile (ἐσσί) è attestata anche nei poemi omerici.
Lo zaconico conserva, inoltre, le antiche desinenze attive nella coniugazione del verbo essere al presente indicativo, seppur modificatesi durante i secoli, mentre il greco moderno standard ha le desinenze medio-passive.
La terza persona singolare έννι è probabilmente derivata dal greco antico ἔνι ("c'è"), similmente a quanto è avvenuto nella lingua pontica, dove si ha, per la terza persona singolare, la forma έν.

Il Padre nostro in zaconico[modifica | modifica wikitesto]

Cartello bilingue (zaconico/greco moderno) nella città di Leonidio. La frase significa: La nostra lingua è lo zaconico. Chiedete e vi sarà detto

Αφένγα νάμου π' έσσι στον ουρανέ.

Να έννι αγιαστέ το ονουμάντι,

να μόλει α βασιλειάντι,

να ναθεί το θελημάντι,

σαν τον ουρανέ, έζρου ζε ταν ιγή.

Τον άνθε τον επιούσιον δι νάμου νι σάμερε,

ζε άφε νάμου τα χρίε νάμου

καθού ζε ενύ εμμαφίντε του χρεουφελίτε νάμου,

ζε μη να φερίζερε εμούνανε 'σ' κειρασμόν,

αλλά ελευθέρου νάμου από το κακόν.


Afènga namu p'èssi ston uranè

Na ènni aijastè to onumàndi

Na mòli a vasigliàndi

Na nathì to thelemàndi

San ton uranè, èzru ze tan ijì

Ton ànthe ton epiùsion dhi nàmu ni sàmere

Ze àfe nàmu ta khrìe nàmu

Kathù ze enù emmafìnde tu khreufilìte nàmu

Ze me na ferìzere emùnane 's' kirasmòn

Allà elefthèru namu apò to kakòn[3].

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ dati Ethnologue
  2. ^ a b Zaconico in Vocabolario Treccani, treccani.it. URL consultato l'08-06-2012.
  3. ^ testo originale

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Αθανάσιος Κωστάκης, Σύντομη Γραμματική της Τσακωνικής Διαλέκτου, Institut Français d'Athènes, Atene, 1951
  • Martin Haspelmath, The Semantic Development of Old Presents: New Futures and Subjunctives Without Grammaticalization, in "Diachronica", 1998, vol. 15 n° 1, pp. 29-62.
  • Geoffrey Horrocks, Greek: A history of the language and its speakers, Longman, Londra, 1997
  • Nick Nicholas, The Story of pu: The grammaticalisation in space and time of a Modern Greek complementiser, tesi di dottorato, 1998
  • Hubert Pernot, Introduction à l'étude du dialecte tsakonien, Les Belles Lettres, Parigi, 1934

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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