Lebna Denghèl

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
(Reindirizzamento da Dawit II)
Davide II
Lebna Denghèl
Cristofano dell’Altissimo, Portrait of Lebnä-Dengel. c. 1552-1568.jpg
Imperatore dell'Etiopia
Imperatore dell'Etiopia
In carica 13 agosto 1507 - 2 settembre 1540
Incoronazione 13 maggio 1508
Predecessore Na'od
Erede imperatrice Elena (o Eleni)
Successore Claudio
Nome completo Lebna Denghel, Uanag Sagad, Dawit II
Nascita Debrà Damò, Tigrè, 1496
Morte 2 settembre 1540
(anni 38-39)
Sepoltura Debrà Damò
Luogo di sepoltura chiesa di Endà Abuna Araguì, Debrà Damò
Casa reale Dinastia Salomonica
Dinastia
Imperial coat of arms of Ethiopia (Haile Selassie).svg
Salomonide
Padre Na'od
Madre uoizerò Atitegeb Uondbeuossen
Coniuge Sabla Vanghel

Lebna Denghèl (Incenso della Vergine; Debrà Damò, 1501Debrà Damò, 2 settembre 1540) fu re d'Etiopia con i nomi di Uanàg Sagad ("il Leone lo venera"), di Dawit II, Dauit II o Davide II e di Lebna Denghèl dal 1508 al 1540.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Ha otto anni alla morte del padre Naod. La nonna Eleni (morta verso il 1520) esercita la reggenza durante la sua minore età. È consigliata dal portoghese Pedro de Covilham. Figlia di un principe musulmano, mantiene la pace e favorisce il commercio con i paesi islamici attraverso l'intermediazione del sultanato di Adal.

Allo scopo di allentare la stretta dell'Islam che controlla le vie d'uscita del suo regno verso il Mar Rosso e l'Oceano Indiano, la regina Eleni invia in ambasciata a Lisbona il metropolita della Chiesa ortodossa etiope, l'armeno Mateus. Nel 1509, riesce a raggiungere Albuquerque in India all'insaputa degli agenti dell'Egitto facendosi passare per un mercante di pelli, infine raggiunge il Portogallo dopo quattro anni di navigazione.

Nel 1515, il giovane David II, che cerca di liberarsi della tutela di Eleni, fonda una nuova capitale a Entotto. L'imperatrice, ancora influente, invia un'ambasciata a Gerusalemme via Il Cairo, ma i rapporti tra cristiani e musulmani peggiorano a causa della presenza portoghese nell'Oceano Indiano.

Mahfouz emiro di Harar, con il rinforzo di truppe e di uno stendardo venuti dall'Arabia, lancia una spedizione contro il Fatigar (o anche pianura di Fàtàgar o Fatagar) nel 1516. Davide II gli tende un'imboscata, lo uccide, e invade l'Adal, ove distrugge il palazzo del Sultano, mentre la flotta portoghese di Lope Soares prende Zeila e brucia la città (1517). Il successo di David II gli permette di deporre l'imperatrice Eleni e di governare a modo suo.

Il sultano dell'Adal Abu Bakr ibn Mohammed, con l'aiuto dell'emiro Aboun-ben-Adash, ristabilisce l'ordine nel regno. I portoghesi, che progettano di impadronirsi della Mecca unendo le sue forze con quelle dell'imperatore d'Etiopia, inviano un'ambasciata dall'India attraverso il Mar Rosso. Il 10 aprile 1520, don Diego Lopes de Siqueira sbarca, a Massaua, Mateus l'Armeno che guida un piccolo gruppo al comando di don Rodrigo de Lima, comprendente, oltre al cappellano Alvarez, degli organisti, dei pittori e un tipografo. Mateus muore già nei primi giorni del viaggio, e il gruppo arriva con difficoltà nello Scioà a Debra-Libanos presso l'Imperatore, passando per Yéha, Axsum, Lalibelà e il lago Haic. David II sembra poco ansioso di ricevere l'ambasciata, mentre la regina Eleni, vecchia, non è più a Corte. Il re finisce per intrattenere i delegati che ottengono dei messaggi incoraggianti, ma senza un vero impegno politico; poi ripartono per Massaua nel 1526.

Nel 1527, il predicatore musulmano (forse somalo) Aḥmad Grāñ b. Ibrāhīm, che ha preso il potere a Harar, rifiuta di pagare il tributo a David II. La tregua è rotta. Attaccato dall'esercito etiopico del governatore del Bali, Grāñ ha sùbito il sopravvento, poi riorganizza le sue truppe con la massa dei Somali fanatizzati e comincia la guerra santa (jihād) contro l'Etiopia fino al 1542. A partire dal 1531, le truppe di Grāñ mettono a sacco l'Etiopia. Nel 1535, David II, braccato senza tregua, si appella ai Portoghesi ai quali invia João Bermudes (o Giovanni Bermudez), membro dell'ambasciata portoghese dal 1520. Questi interverranno solo sei anni più tardi, nel 1541. Aḥmad Grāñ termina la conquista dell'Abissinia nel 1536, con l'eccezione di qualche regione montagnosa, ove si sono rifugiati David II e i suoi armati. Il paese è devastato a tal punto che gli stessi invasori sono vittime della carestia.[1] Davide II, inseguito da Aḥmad Grāñ, muore nel 1540 nel monastero di Debrà Damò. Claudio gli succede.[2][3][4]

Note[modifica | modifica wikitesto]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Controllo di autorità VIAF: (EN97760466 · ISNI: (EN0000 0000 7078 7452 · GND: (DE120083442 · BNF: (FRcb120067971 (data) · CERL: cnp00408322