Cytisus aeolicus

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Cytisus aeolicus
Cytisus aeolicus.jpg
Cytisus aeolicus
Stato di conservazione
Status iucn3.1 CR it.svg
Critico[1]
Classificazione scientifica
Dominio Eukaryota
Regno Plantae
Divisione Magnoliophyta
Classe Magnoliopsida
Ordine Fabales
Famiglia Fabaceae
Sottofamiglia Faboidea
Tribù Genisteae
Genere Cytisus
Specie C. aeolicus
Nomenclatura binomiale
Cytisus aeolicus
Guss. ex Lindl., 1828

Il citiso delle Eolie (Cytisus aeolicus Guss. ex Lindl., 1828 ) è una pianta appartenente alla famiglia delle Fabaceae, endemica delle isole di Vulcano, Alicudi e Stromboli.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Questa specie fu anticamente descritta da Teofrasto, che la chiamò colutea di Lipari.

In epoca moderna è stata "riscoperta" dal botanico avellinese Giovanni Gussone, durante un viaggio nelle Eolie nel 1828.

Descrizione[modifica | modifica wikitesto]

A differenza delle altre specie del genere Cytisus, di dimensioni appena arbustive, il C. aeolicus può raggiungere e superare 8-9 metri di altezza.

Le foglie, trifogliate, sono rette da un picciolo lungo 12–18 mm e si presentano villose su entrambe le facce.

I fiori sono riuniti all'ascella in gruppi di 5-9 e presentano una corolla gialla.

Il frutto è un legume scuro, glabro, lungo 50–70 mm, acuminato all'apice.

Distribuzione e habitat[modifica | modifica wikitesto]

La specie è endemica delle isole di Vulcano, Alicudi e Stromboli; un tempo era probabilmente diffusa anche nel resto dell'arcipelago eoliano, come testimoniato dalle foglie fossili scoperte anni fa nel lago di Timpone Pataso a Lipari.

Prospera su rupi e sabbioni di natura vulcanica ed è presente anche in contesti antropizzati in forma di siepe o come albero ornamentale.

Ecologia[modifica | modifica wikitesto]

Uno studio sulla entomofauna associata a C. aeolicus[2] ha individuato come principali insetti pronubi due imenotteri apoidei: Bombus terrestris e Lophanthophora dispar. I frutti di C. aeolicus sono parassitati dalle larve di alcuni coleotteri bruchidi (Bruchidius foveolatus e Bruchidius nudus)[2].

Recenti studi hanno accertato la presenza nelle radici di C aeolicus di differenti specie di batteri azotofissatori del genere Rhizobium[3].

Conservazione[modifica | modifica wikitesto]

Questa specie è stata soggetta ad un uso intensivo da parte dell'uomo, per ricavarne legna da ardere, pali e attrezzi per l'agricoltura, o semplicemente eliminata per fare spazio alle colture.

Ha sfiorato l'estinzione e attualmente è inserita tra le specie “prioritarie” della Direttiva Habitat dell'Unione europea (direttiva 92/43/CEE).

Gli esemplari sopravvissuti in habitat rupestre sono davvero pochissimi. La popolazione più numerosa, con quasi 500 esemplari, è presente sull'isola di Stromboli, mentre sull'isola di Vulcano la specie è presente, con circa 150 esemplari, per lo più ai margini dei terreni agricoli, dove viene utilizzata dagli agricoltori locali come siepe o pianta ornamentale. La popolazione di Alicudi appare molto ridotta (circa 30 individui).

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ (EN) Cytisus aeolicus, su IUCN Red List of Threatened Species, Versione 2019.2, IUCN, 2019.
  2. ^ a b Lo Cascio P., Preliminary observations on the insect fauna associated with two threatened plant species, Bassia saxicola (Guss.) A.J. Scott and Cytisus aeolicus Guss., on the Aeolian Islands (Southern Tyrrhenian Sea) (PDF), in Naturalista Sicil., 2004; 28(3-4): 1155-1169.
  3. ^ Cardinale M., Lanza A., Bonnì M.L., Marsala S., Puglia A.M., Quatrini P, Diversity of rhizobia nodulating wild shrubs of Sicily and some neighbouring islands, in Arch. Microbiol. 2008; 190: 461-470.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Pietro Lo Cascio ed Enrico Navarra, Guida naturalistica alle Isole Eolie, L'Epos, Palermo 2003. ISBN 9788883022135
  • Sandro Pignatti, Flora d'Italia, Edagricole, Bologna 1982. ISBN 8850624492
  • T.G. Tutin, V.H. Heywood et Alii, Flora Europea, Cambridge University Press 1976. ISBN 052108489X

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