Concattedrale di San Pietro Apostolo (Bisceglie)

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San Pietro apostolo
Puglia Bisceglie3 tango7174.jpg
StatoItalia Italia
RegionePuglia Puglia
LocalitàBisceglie
ReligioneCattolica
TitolareSan Pietro apostolo
Arcidiocesi Trani-Barletta-Bisceglie
Consacrazione1º maggio 1295
Stile architettonicoromanico e barocco
Inizio costruzione1073
Completamento1295
Sito web

Coordinate: 41°14′31.34″N 16°30′13.85″E / 41.242039°N 16.503847°E41.242039; 16.503847

La chiesa di San Pietro apostolo è il duomo di Bisceglie e concattedrale dell'arcidiocesi di Trani-Barletta-Bisceglie.

Matronei

Storia[modifica | modifica wikitesto]

La Cattedrale fu fondata, come ricordava un'iscrizione in grossi caratteri sul fondo dell'arco trionfale della chiesa, nel 1073 dal normanno Pietro II Conte di Trani. La chiesa fu costruita, in stile romanico, ed ultimata nel 1295: il 1º maggio di quell'anno essa fu solennemente consacrata dal vescovo Leone a cui parteciparono ben sette vescovi. Per erigere il tempio non ci vollero più di trent'anni, ma dal 1100 al 1295 l'edificio subì una serie continua di aggiusti, manutenzioni, rimaneggiamenti. L'edificio è in stile romanico pugliese, ma appare assai rovinata o meglio deturpata dai rifacimenti posteriori. Nell'ultimo restauro la chiesa è stata riportata al suo antico splendore, infatti prima dei restauri la chiesa era immersa in un soffocante stile barocco di fine Settecento.
La facciata (sec. XIII) possiede un portale assai ornato, a triplice fascia di tralci di fogliame, con protiro sorretto da grifi su colonne di marmo, con capitelli a foglie di acanto mosse dal vento, di stile bizantino. Accanto al portale maggiore si trovano i due portali laterali, con archivolti posate su mensole a protome leonina, in alto coronamenti ad archetti, due bifore e quattro monofore romaniche, due finestre barocche, e una grande finestra barocca che andò a sostituire il rosone originario. Nel fianco destro vi è un grande portale tra due colonne antiche, sormontate da rozze sculture; a sinistra vi è invece un curioso bassorilievo raffigurante una giovenca con delle tavole. Meglio conservata è la parete absidale ad arcate cieche con bella finestra e mensole con animali, tra due campanili quadrati di uguale altezza. L'Interno, basilicale a tre navate, è in perfetto stile romanico pugliese, con matronei posti sulle navate laterali.

A partire dalla seconda metà del XV secolo e nel secolo successivo la cattedrale iniziò a subire delle trasformazioni, in particolare nella cripta, con l'apertura di finestre, e nella chiesa con la costruzione di altari laterali, spesso per l'accoglienza di tombe delle ricche famiglie della città. In questo periodo furono completamente cancellati gli affreschi che decoravano le pareti e le colonne, in quanto già molto deturpati ed impossibili da restaurare.

Nel Seicento furono edificate le cappelle del Santissimo Sacramento e di San Biagio (oggi nota come cappella di San Cristoforo), si sostituirono il pulpito ed il ciborio, furono rifatti l'altare maggiore ed il battistero.

La completa trasformazione dell'interno dell'edificio in stile barocco avvenne tra la seconda metà del Settecento e gli inizi dell'Ottocento. Sono ancora ascrivibili all'epoca romanica gli esterni dell'abside e dei matronei e parte della facciata.

Dal 1975 la cattedrale è divenuta santuario mariano per la devozione alla Madonna Addolorata, e successivamente, con decreto del papa Giovanni Paolo II, è stata elevata alla dignità di basilica minore[1].

Cripta[modifica | modifica wikitesto]

Navata centrale ed Abside
Le reliquie

Anch'essa rimaneggiata, poggia su dieci colonne di breccia corallina, dal colore giallo paonazzo. Vi si conservano le reliquie dei Santi Protettori e il braccio di Santo Stefano. Nel centro è posto l'antico sepolcro dei vescovi. Verso la metà del Settecento e i primi dell'Ottocento iniziarono i lavori di trasformazione dell'agile stile romanico in un pesante barocco, sul modello di San Pietro: davanti al protiro venne costruita una scalea per migliorare l'accesso alla Cripta.

Coro ligneo[modifica | modifica wikitesto]

Ai lati del presbiterio vi è un bellissimo Coro in noce massiccio, proveniente dalla Badia Benedettina di S. Maria dei Miracoli in Andria. Esso rappresenta la storia dell'Ordine Benedettino dalle origini alla fine del Medioevo. Le due ali del Coro (lunghe ciascuna m 8, alte m 3,36) sono disposte longitudinalmente a destra e a sinistra dall'altare maggiore, occupando interamente i fianchi dell'abside. 38 sono gli stalli, 24 nel primo ordine, il più alto, e 14 nell'altro. Un terzo ordine (oggi scomparso) era formato da nude panche di nessun pregio. Un fregio cinquecentesco adorna le spalliere dei 14 stalli dell'ordine inferiore, interrotto a intervalli uguali da capitelli benedettini a bassorilievo. Graziose teste di putti sorridono in cima ai braccioli. In ciascuna delle spalliere dell'ordine superiore, sotto archetti binati, sono rappresentati due papi per ognuno dei 12 stalli dell'ala destra, e 2 cavalieri o santi per quelli dell'ala sinistra: ciascuna statua reca ai piedi il nome e lo stemma. Sopra gli archetti binati che riquadrano i papi v'è una targa ov'è scolpito il nome d'una Congregazione dell'Ordine, da quella Cluniacense a quella Sicula, Gallica, Hispana. Sopra gli archetti che inquadrano i santi o cavalieri, le targhe recano nomi di imperatori e imperatrici benemeriti dell'Ordine. Pregevoli sono le colonnine che dividono una spalliera dall'altra, cinte da foglie per un terzo e scannellate nel resto, con in cima un capitello corinzio. Statue e putti sono in stile barocco, l'ornamentazione è rinascimentale. L'opera di un autore ignoto che risale alla metà del Seicento.

Dipinti e manufatti[modifica | modifica wikitesto]

Nella chiesa si conservavano tre dipinti a olio su tela, opere di Nicola Porta (XVIII secolo), ora risiedenti nel Museo Diocesano:

  • Adorazione dei Magi;
  • Invenzione della Croce;
  • Trinità e Santi.

Altre opere sono: L'ultima Cena, dipinto di Girolamo Palumbo (XIX secolo), ora conservato nella Cappella del Santissimo. Un pulpito in noce del 1770, conservato in sacrestia. Un pannello di noce intagliato, con figura di S. Benedetto (XVII secolo, scuola napoletana), che si conserva in sacrestia: esso è un particolare del Coro. Un prezioso calice di piombo conservato in sacrestia. S. Cristoforo, un affresco di Vito Calò (XIX secolo), copia del Tiziano, sito sul muro esterno della chiesa (cappellina della navata destra) oggi restaurato.
Appartiene alla chiesa un evangelario miniato dell'XI secolo, proveniente da un monastero benedettino, dal quale fu ceduto nel 1182 al vescovo Amando in cambio di alcune terre. Esso ha le pagine in pergamena e la copertina in argento: in Puglia ne esiste un solo altro esemplare, Bitonto.
Inoltre, fra le statue lignee si annoverano alcune sculture dell'artista andriese Nicola Antonio Brudaglio[2], fra cui la statua di Maria Addolorata.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ (EN) Catholic.org Basilicas in Italy
  2. ^ Nicola Antonio Brudaglio, nato ad Andria nel 1703 in una famiglia di affermati intagliatori del legno, si stabilì a Napoli per un lungo periodo, almeno fino al 1743, anno in cui ritornò nella sua città Natale. Numerose sono le opere di Brudaglio sparse tra la Puglia, la Basilicata ed il Molise. L'artista morì ad Andria all'età di ottantacinque anni.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Mario Cosmai, Bisceglie nella storia e nell'arte, Bisceglie, Ed. Il Palazzuolo, 1980
  • Cosimo Damiano Fonseca (a cura di), Cattedrali di Puglia. Una storia lunga duemila anni, Bari, Mario Adda Editore, 2001
  • Margherita Pasquale, La Cattedrale di Bisceglie, Bari, Levante Editori,

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