Cimitero di San Pietro in Vincoli

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San Pietro in Vincoli
Cimitero-San-Pietro-in-Vincoli-Torino.JPG
Tipo civile
Confessione religiosa Cattolica
Stato attuale Dismesso
Ubicazione
Stato Italia Italia
Città Torino
Costruzione
Periodo costruzione 1776-1777
Data apertura 1777
Data chiusura 1829
Architetto Francesco Dellala

Il cimitero di San Pietro in Vincoli, oramai in disuso, sorge in Torino nell'omonima via del quartiere Aurora. È stato il primo cimitero della città sabauda edificato nel 1777 fuori dalle mura cittadine su progetto dell'architetto Francesco Dellala di Beinasco.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1776, a seguito della disposizione normativa che vietava, per motivi igienici, la pratica delle inumazioni presso le chiese, il re Vittorio Amedeo III, dispose la costruzione di appositi cimiteri per la sepoltura dei defunti. Fu così che si diede avvio alla costruzione di un'opera che rappresentava il primo cimitero costruito fuori dalla cinta muraria cittadina.

Il nuovo cimitero era però di piccole dimensioni, risultando in pochi anni sovraffollato oltre che carente dal punto di vista sanitario poiché d'estate i cadaveri, essendo seppelliti in modo caotico e approssimativo, emanavano un fetore intollerabile per gli abitanti delle zone vicine. Con la costruzione del cimitero monumentale a partire dal 1829 il cimitero di San Pietro in Vincoli cadde in uno stato di disuso e pochi anni dopo fu chiuso al pubblico. Nel 1852, a seguito dello scoppio della polveriera del vicino arsenale militare il cimitero subì gravi danni e nel 1854 venne decisa la sua abolizione come cimitero dei giustiziati.
Le sepolture nelle cappelle private ebbero luogo ancora sino al 1882.

Per lungo tempo oggetto di vandalismo, profanazioni e teatro di messe nere, nel 1988 venne radicalmente ristrutturato. Gran parte dei resti dei cadaveri (tranne le cripte del prato centrale che sono state sigillate) sono stati trasferiti al cimitero monumentale.
Attualmente l'area del cimitero è adibita a luogo di eventi culturali e spettacoli teatrali.

Struttura[modifica | modifica wikitesto]

Il cimitero si presenta con una tipologia a corte e porticato coperto su 3 lati. Sulla facciata, in stile neoclassico, compaiono 2 ordini di lesene: la prima presenta capitelli con ghirlande mentre l'altra raffigura teschi alati; sul timpano del pronao è rappresentato l'angelo della morte. Lo spazio centrale è adibito ad ossario, circondato da 44 pozzi adibiti a sepoltura comune per le salme dei non abbienti mentre sotto i portici (quindi al coperto) ci sono 72 tombe private, distribuite tra lapidi e busti, dove venivano seppelliti i nobili (famiglie Saluzzo di Paesana, Alfieri di Sostegno, Vernazza ecc.).
Attorno al cimitero vennero riservate un'area per i non battezzati ed i morti suicidi ed un'altra per gli impiccati e gli esecutori di giustizia.

Monumenti[modifica | modifica wikitesto]

All'ingresso del cimitero compariva una piccola cappella funeraria al cui interno vi era una statua di stile neoclassico denominata La morte velata, in pratica una figura di donna con volto coperto da un velo che le conferiva l'aspetto di un fantasma con sembianze femminili. Tale statua fu realizzata nel 1794 dallo scultore Innocenzo Spinazzi in commemorazione della prematura morte (1792) della principessa russa ventottenne Varvara Belosel'skij, moglie di Aleksandr Michajlovič Belosel'skij-Belozerskij, ambasciatore russo presso la corte sabauda.
Nel 1975 la Velata fu trasferita, su decisione dell'ufficio tecnico del comune di Torino, nei sotterranei della Mole Antonelliana a causa del degrado in cui versava la cappella e il cimitero di San Pietro, ma la leggenda vuole che di notte il suo fantasma passeggi ancora intorno al cimitero, e che qui porti i suoi inconsapevoli amanti.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • C. Bianchi, Porta Palazzo e il Balon, ed. Il Punto, Torino, 1991;
  • A. Bocco, San Pietro in Vincoli, in "Il territorio della Confluenza", Città di Torino, 2004;

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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