Chiesa di San Lanfranco

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Facciata della Chiesa di San Lanfranco

La Chiesa di San Lanfranco è un luogo di culto di Pavia, la cui costruzione risale alla fine del secolo XII.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Nelle vicinanze del luogo in cui oggi si trova la chiesa di san Lanfranco, sorgeva una chiesa dedicata al Santo Sepolcro. Essa si trovava in una località chiamata «costa Fragonaria» nei pressi del piccolo centro di Santa Sofia, a ovest della città. I documenti riportano il 1090 come data di fondazione[1]. Nella zona dove sarebbe sorta questa prima chiesa, nel 773, il re dei Franchi Carlo Magno si accampò per mettere sotto assedio Pavia e vincere la resistenza del re dei Longobardi Desiderio dopo dieci mesi.

Una nuova chiesa del S. Sepolcro fu eretta intorno al secondo decennio del XII secolo, come ricordato negli scritti di Bernardo da Pavia. La sua costruzione fu opera dei Vallombrosani, una comunità di monaci benedettini fondata fra il 1012 e il 1015 da Giovanni Gualberto della famiglia fiorentina dei Visdomini. Era parte della tradizione e dello spirito vallombrosano scegliere luoghi isolati ma vicini a importanti centri, per favorire la meditazione e, allo stesso tempo, la predicazione. La chiesa fu collocata dunque fuori città, ma lungo il corso di una via percorsa da viandanti e pellegrini i quali potevano trovare ospitalità presso l'hospitium del monastero.

Sono scarse le notizie relative ai primi anni di vita del monastero. Il periodo più significativo coincise con gli anni in cui Lanfranco Beccari (nato nel 1124 e morto nel 1198) fu vescovo di Pavia. Lanfranco, consacrato vescovo di Pavia da Papa Alessandro III nel 1159, fu spesso ospite del monastero. Durante la sua vita Lanfranco lottò contro le autorità civili locali che volevano appropriarsi di alcuni beni ecclesiastici. Per questo motivo fu costretto a lasciare Pavia e a recarsi a Roma per trovare conforto e sostegno nel Papa. Lanfranco decise di trascorrere gli ultimi anni della sua vita nel monastero e qui fu sepolto, in fama di santità. Dopo la sua morte, avvenuta il 23 giugno 1198, la chiesa gli fu dedicata.

Nel 1236 la chiesa fu consacrata dal vescovo di Pavia, Rodobaldo Cipolla, morto nel 1254 e poi dichiarato santo. Le sue reliquie sono conservate nella cattedrale di Pavia.

Il 1237 fu eretto il campanile.

Nel 1257 fu costruita la facciata.

Nel 1356 Galeazzo II Visconti fece sistemare le sue truppe nel monastero di san Lanfranco per assediare Pavia. L'assedio si concluse dopo tre anni con la resa del Comune di Pavia guidato da Jacopo Bossolaro, un irriducibile frate che arringava la folla dalla Torre Civica.

Nel corso del 1476 su commissione dell'abate Luca Zanachi, venne ricostruito il chiostro piccolo grazie all'architetto Giovanni Antonio Amadeo. Nel 1480 l'abate Zanachi mori in circostanze misteriose.

Tra la fine del 1400 e l'inizio del 1500 molti monasteri pavesi dovettero accettare il regime della commenda, secondo il quale il governo effettivo del monastero è separato dalla sua titolarità, Questo regime diede un forte impulso alla vita del monastero. Il marchese Pietro Pallavicini de' Scipione, abate commendatario, allontanò i monaci corrotti e ristrutturò il monastero a uso dei confratelli rimasti e fece costruire un secondo cortile a est del primo Promosse poi il finanziamento per la costruzione dell'arca di San Lanfranco e la ricostruzione del presbiterio in forme rinascimentali (finito nel 1509 circa), per dare una giusta collocazione all'arca stessa.

Nell'ottobre 1524, Francesco I re di Francia, all'atto di porre sotto assedio gli imperiali dell'imperatore Carlo V asserragliati in Pavia, scelse di sistemare il suo quartier generale nel monastero. Il monastero fu teatro di scontri e dovette subire i danni di un incendio[2].

Nel 1576 il monastero di cui commendatario era il cardinale Albani. è oggetto della visita apostolica del bolognese monsignor Angelo Peruzzi, su incarico del vescovo Ippolito De' Rossi. Nel verbale della visita la chiesa risulta essere in buone condizioni.

Durante il Seicento furono eseguiti lavori di manutenzione, in particolare fu demolita l'aia meridionale del complesso, per problemi di infiltrazione delle acque del Ticino.

Nel Settecento si aprì una lite tra i Vallombrosani e l'allora commendatario cardinale Zondadari per definire i rispettivi oneri circa la ristrutturazione del complesso. Nel 1782 il procuratore e subeconomo Luigi Poggi fece demolire tre Iati del chiostro piccolo. Poco dopo venne soppresso il monastero, i cui beni passarono alla Confraternita dell'Ospedale San Matteo.

Nel settembre 1783 fu istituita la Parrocchia.

Architettura[modifica | modifica wikitesto]

La facciata è a capanna, tripartita e stretta ai lati da due voluminosi contrafforti.

Nella parte mediana vi sono delle aperture circolari, al centro il portale riquadrato in pietra. Il fronte è sormontato da una loggetta cieca, tipica del romanico pavese. La parte superiore è decorata da bacini ceramici (esempi di maiolica arcaica pavese).

L'interno della chiesa è a croce latina. La navata unica è scandita da sottili pilastri e coperta da volte a crociera. Il tiburio è sormontato da una cupola ottagonale. Il presbiterio, con una piccola abside poligonale, risale agli interventi della fine del 400.

Campanile della chiesa di San Lanfranco

Il campanile che risale al 1237 è più vicino allo stile lombardo: la struttura è slanciata ed è inquadrata da lesene angolari. Su ogni lato sono riportate cinque specchiature con una fila di sei archetti semplici. Sulla sommità la cella campanaria inquadrata entro una trifora. Sotto la fascia di archetti l'intonaco bianco contrasta con il rosso del cotto. Sono presenti poi dei bacini maiolici, presenti anche sulla facciata, a testimonianza dei rapporti col vicino oriente.

Il coro ligneo intagliato porta lo stemma (abraso) e il nome "Luca" (nome dell'abate Luca Zanachi).

L'arca di San Lanfranco[modifica | modifica wikitesto]

Nella chiesa è conservata un'arca marmorea che conserva il corpo di San Lanfranco Beccari. Essa è opera di Giovanni Antonio Amadeo, il grande scultore e architetto italiano che a Pavia ha lavorato sia per la Certosa che per il duomo insiemae a Bramante.

La realizzazione dell'arca risale al 1489 ed è avvenuta su commissione dell'abate e cardinale Pietro Pallavicini de' Scipione[3].

Il sarcofago è diviso in riquadri con raffigurazioni della vita del Santo. A sinistra Lanfranco risana un giovane muto. Sulla parte frontale: Nell'Atrio di San Siro riceve i consoli (si vedono le due cattedrali e la statua del Regisole); Al ritorno dall'esilio è accolto dai nuovi consoli (il personaggio a destra, seminascosto da una figura di spalle, avrebbe le sembianze dell'Amadeo); Prega la Vergine nel suo ritiro presso i monaci vallombrosani. A destra: La giovane Gelasia condannata con la falsa accusa di aver avvelenato il fratello esce salva dal rogo.

Nella parte posteriore: Guarigione del giureconsulto pavese Pietro Negri; Giovanni Brunelli assalito dai briganti e legato nella boscaglia riesce a slegarsi con l'aiuto del Santo; Alberto da Novara, malfattore pentito, è salvato dall'impiccagione.

Il registro soprastante propone altre formelle a rilievo con scene della vita di Cristo: L'Annunciazione, La visitazione, La natività, La presentazione al tempio, Gesù che sana gli infermi, La Crocefissione.

Affresco della morte di Thomas Becket nella nella chiesa di San Lanfranco di Pavia, alla sinistra la figura di San Lanfranco benedicente

L'affresco della uccisione di Thomas Becket[modifica | modifica wikitesto]

Nella navata centrale, alla metà del lato destro, particolarmente interessante è un affresco, purtroppo solo parziale dipinto tra il 1173 e il 1198[4], che raffigura l'assassinio dell'arcivescovo cattolico di Canterbury San Tommaso Becket avvenuto il 29 dicembre 1170 nella cattedrale di Canterbury per mano di alcuni sicari inviati dal re Enrico II d'Inghilterra . Il re decise di commissionare l'omicidio in quanto Becket, molto amato dal popolo e un tempo suo consigliere particolare, aveva iniziato a rimproverargli la vita dissoluta e violenta e le scelte divorziste. La vicenda è poi divenuta oggetto dell'opera teatrale "Assassinio nella Cattedrale" di Thomas Stearns Eliot.

Nell'affresco sono visibili tre cavalieri muniti di spada nell'atto di uccidere l'arcivescovo. Molti sono gli affreschi o le raffigurazioni coeve in Europa che ritraggono la medesima scena: nella chiesa di San Pietro in vincoli a South Newington nello Oxfordshire, nella Chiesa dei S.S. Giovanni e Paolo a Spoleto, nelle vetrate della cattedrale di Canterbury, così come in un reliquario francese risalente al 1200[5].

Con l'affresco si è voluto creare un parallelo tra le vicende di Becket e quelle del vescovo pavese Lanfranco Beccari: come Becket si era opposto al re Enrico d'Inghilterra che limitava la libertà del clero inglese, opposizione che lo spinse a Roma a chiedere aiuto al Papa e che, alla fine, pagò con la vita. Allo stesso modo Lanfranco, pochi decenni dopo, si pose in forte contrasto con le autorità pavesi e fu costretto a chiedere aiuto al Papa; non fu ucciso ma si ritirò nel monastero conducendo una vita solitaria.

Accanto all'affresco di Becket, alla sinistra, è ripetuta la figura dello stesso arcivescovo Lanfranco, con casula rossa e pallio, mitria e pastorale, in gesto benedicente con pollice anulare e mignolo uniti alla greca.

Altri affreschi[modifica | modifica wikitesto]

Gli affreschi interni alla chiesa risalgono ad epoche differenti (1200 e 1400).

Sulla parete destra alcuni affreschi votivi dei primi anni del 1200 si collegano al luogo di sepoltura di S.Lanfranco: Gesù in trono supplicato dalla Vergine e dal vescovo Lanfranco Beccari e la figura di San Tommaso benedicente

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ La data è riportata nel Funus monasticum, un antico rituale appartenuto al monastero di San Lanfranco, identificato con il codice 512 della Trivulziana (Lanzani),
  2. ^ Gabriella Bargiggia, Faustino Gianani, Guglielmo Chiolini, Il Monastero e la Basilica di San Lanfranco di Pavia: con documenti inediti, 1977.
  3. ^ Dott. Carlo Dell'Acqua, Ricordi storici biografici pavesi almanacco popolare per l'anno 1870, Pavia, Tipografia dei fratelli Fusi, 1870, p. 208.
  4. ^ Mina Gregori, Sandrina Bandera Bistoletti, Pittura in Brianza e in Valsassina: dall'alto medioevo al neoclassicismo, Cassa di risparmio delle provincie Lombarde, 1993, p. 226.
  5. ^ Si rinvia a tal proposito alla voce inglese di Thomas Becket

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Sito ufficiale