Chiesa dei Santi Ambrogio e Carlo

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Chiesa dei Santi Ambrogio e Carlo
Chiesa dei Santi Ambrogio e Carlo 1970.jpg
La chiesa parrocchiale in una foto degli anni '70 del Novecento.
StatoItalia Italia
RegioneLombardia
LocalitàRoncello
IndirizzoPiazza Sant'Ambrogio
Coordinate45°36′03.66″N 9°27′34.12″E / 45.601017°N 9.459478°E45.601017; 9.459478
Religionecattolica di rito romano
TitolareSanti Ambrogio e Carlo
Arcidiocesi Milano
Consacrazione24 agosto 1863[1]
ArchitettoIng. Luigi Rivoli
Stile architettonicoNeoclassicismo
Inizio costruzione24 agosto 1863
Completamento19 dicembre 1875[1]
Sito webwww.parrocchiadironcello.it/

La chiesa dei Santi Ambrogio e Carlo è una chiesa parrocchiale situata a Roncello. Si trova nella piazza omonima e annesso all'edificio vi sono la canonica e l'oratorio.

Benché sia compresa nel decanato di Trezzo sull'Adda dell'arcidiocesi di Milano usa il rito romano. È stata consacrata il 24 ottobre 1875, anno del completamento della struttura principale (mancava il campanile).

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Sezione trasversale del progetto dell'ing. Rivoli, conservato nell'archivio comune di Roncello

Progettata nel 1860 dall'ing. Luigi Rivoli su commissione dei roncellesi la costruzione della chiesa e fu terminata nel 1863, con la sua consacrazione ai Santi Ambrogio e Carlo.[2] La costruzione della chiesa fu permessa dall’arcivescovo Luigi Nazari di Calabiana che ordinò che la decrepita e vecchia chiesetta dedicata a Sant’Ambrogio fosse sistemata. La costruzione fu permessa dal generoso di Domenico Scotti.[3] Sant'Ambrogio in onore del primo vescovo di Milano e San Carlo in ricordo della sua visita in cui esprimeva la volontà di una nuova chiesa parrocchiale in ampliamento del vecchio oratorio, già nel 20 settembre 1566.[4][5] Il campanile per mancanza di fondi rimane per alcuni anni all'altezza dell'edificio; quando furono stanziati nuovi finanziamenti nel 1872 cominciò la sua elevazione che terminò nel 1873 con notevole altezza, per l'epoca divenne l'elemento più caratteristico dell'abitato visibile a molti chilometri di distanza, infatti è alto 33 metri.[6] Nel 1875 a seguirono di un'ulteriore raccolta di offerte (spiccavano gli Scotti), poté essere ordinano a una fonderia di Varese il concerto in Re bemolle di campane che avrebbe completato definitivamente la chiesa di Roncello. Il 19 dicembre 1975 le campane furono benedette dal prevosto di Trezzo don Camera e quindi installate al loro posto.[7][8] Nel giugno 1885 a seguito di lavori di realizzazione della nuova chiesa e della canonica il vescovo Luigi Nazari di Calabiana autorizzò il ritorno a Roncello della parrocchia, elevando a parrocchiale la chiesa.[3]

Negli anni 1887-1888 si dotò la chiesa di un nuovo presbiterio con nuovi arredi forniti dalla ditta Artigianelli di Monza e di confessionali. Nel 1890 fu installato un pulpito ligneo dorato, in seguito ai decori dell’interno. Le forme del parapetto di movimenti barocchi sono decorate con bassorilievi. Il pulpito esiste ancora oggi.[3]

Dalla data di costruzione nel tempo sono stati eseguiti vari lavori di ristrutturazione, gli ultimi nel 2005, 2010 e nel 2014 quando le vecchie porte della chiesa sono state sostituite con nuove in bronzo, su una delle quali è raffigurata la visita di San Carlo. L'antico legame di questa chiesa con la visita di San Carlo, oltre alla dedicazione della chiesa e la volontà del roncellesi di edificare un nuovo tempio di culto può essere rappresentato dal battistero del XVIII secolo posizionato oggi in fondo alla navata laterale sinistra, vicino alla porta.[5][9] Nel 1997, venne sistemato anche l'organo, ormai non più funzionate, dotando la chiesa di un organo Orgelbau, della ditta Silvio Mauri.[10][11]

In occasione del 150º anniversario della Parrocchia, il Penitenziere apostolico ha concesso l'indulgenza plenaria.

La chiesa parrocchiale di Roncello nel 2015, dopo l'ultimo restauro.

La festa patronale cade il 3 agosto, ma come per altre parrocchie della zona viene usualmente posticipata alla 3ª domenica di ottobre.

Struttura[modifica | modifica wikitesto]

La pianta della chiesa è a croce latina. Al suo interno si possono individuare tre navate, una centrale e due laterali. Guardando l'abside dalla navata laterale di destra c'è la sagrestia, mentre nella navata di sinistra c'è l'accesso al campanile. Sempre nella navata sinistra presso l'entrata c'è il fonte battesimale, risalente al 1743.[12] La chiesa si presenta massiccia di carattere romanico lombardo, divisa in tre navate segnata da grossi pilastri squadrati collegati tra loro da movimenti di archi. [3]

Nella navata laterale attraverso due porte di marmo si accede ad un ripostiglio dove sono riposti gli arredi sacri. La sagrestia è completamente racchiusa in armadi di legno scuro, tranne per una parete dove c'è la finestra. Lo stesso tipo di legno lo possiamo ritrovare nei confessionali posizionati a metà delle due navate laterali.

Navata centrale della chiesa
Statua della Madonna del Rosario preparata pere la processione

Oltre all'altare maggiore, ci sono tre cappelle laterali, una a sinistra dedicata alla Santa Croce e due a destra, una con il dipinto dei patroni e l'altra in cui è conservata la statua lignea della Madonna del Rosario.

Lo stile dell'edificio è neoclassico, con colonne, posizionate in spazi diversi della chiesa, ispirate ai tre ordini dei templi greci: dorico, ionico e corinzio.Infatti sulla facciata ci sono colonne doriche, nelle navate ioniche, nell'abside, nell'edicola a tempietto che sovrasta l'altare e nel tabernacolo corinzie.

La solida muratura della chiesa regge l'impianto della copertura a capriate di legno mascherate dalla volta a botte rasata a gesso su cannucciato di lago intonacato. Il pavimento è costituito da mattonelle di cemento policromi per creare alternanze floreali, mentre sul presbiterio in marmo.[3]

Affreschi[modifica | modifica wikitesto]

Altar maggiore[modifica | modifica wikitesto]

Nell'altar maggiore della chiesa sono rappresentate, una a destra l'altra a sinistra L'apparizione del Sacro Cuore a Santa Margherita e La cena di Emmaus. Sono stati restaurati nel 2005. Entrambi gli affreschi sono realizzati in modo tale da ampliare lo spazio del presbiterio. Infatti, la prospettiva di entrambi è costruita in modo tale che la scena si sviluppi verso l’esterno.

L'apparizione del Sacro Cuore a Santa Margherita, lato destro dell'abside

Il presbiterio, non particolarmente ampio, ospita anche nella volta del catino absidale una imponente rappresentazione di Cristo Pantocratore circondato da santi e gente comune. [3]

La cena di Emmaus, lato sinistro dell'abside

Navate[modifica | modifica wikitesto]

La navata centrale a ampia botte è finitamente decorata. Nella navata centrale possiamo individuare diversi cicli di affreschi, il più importante è quello dei quattro evangelisti, nei lati della volta. Nelle lunette delle aperture delle finestre e al centro della volta, invece, sono presenti immagini di santi della tradizione popolare.

Le decorazioni e stucchi sulla volta a botte hanno una impronta tardo rinascimentale proponendo tondi incorniciati e putti avvolti in lembi di veli. [3]

Le navate laterali non presentano particolari decorazioni a muro se non per le finte aperture sul soffitto.

Controfacciata[modifica | modifica wikitesto]

Nella controfacciata della chiesa c'è il dipinto della santa Gerusalemme Celeste realizzato nel 2005 durante i restauri della chiesa. In primo piano c'è un agnello bianco che sta a raffigura Gesù che è seduto sul libro della Vita, uno dei possibili scenari del Giudizioso universale. Collocato sopra alla porta e con lo sfondo un paese, per analogia Roncello.

La santa Gerusalemme Celeste, controfacciata

Vetrate[modifica | modifica wikitesto]

Vetrata del Giubileo[modifica | modifica wikitesto]

La Vetrata del Giubilo, posta come rosone, che rappresenta Gesù benedicente con ai due lati i due patroni (Sant’Ambrogio a destra e San Carlo a sinistra) è stata realizzata nel 2010. Essa è divisa in tre porzioni verticali e realizzata con la tecnica del vetro piombato policromo. Sullo sfondo della figura di Sant’Ambrogio è possibile riconoscere la basilica di Sant’Ambrogio a Milano, invece dietro San Carlo un albero in fiore.

È stata voluta dal parroco don Camillo Casati, in occasione del Giubileo del 150º anniversario dalla parrocchia, occasione in cui fu concessa anche l’indulgenza plenaria dal Penitenziere apostolico.

Lunette delle navate[modifica | modifica wikitesto]

Le apertura a lunetta delle navate rinnovate nel 2019 rappresentano i misteri del Rosario. Sono state realizzate con la medesima tecnica della Vetrata del Giubileo e dallo stesso laboratorio.

Vetrata del Giubileo (2010)

Tradizioni religiose[modifica | modifica wikitesto]

  • La domenica dopo la festa del Corpus Domini, si porta in processione il Santissimo Sacramento, preceduto dai fanciulli della prima comunione che lanciano per il passaggio della processione petali di rose portate dai roncellesi. Il baldacchino usato per la cerimonia risale al 1800.
  • Dalla processione del Corpus Domini alla ricorrenza del 3 agosto il colore liturgico usato è il rosso al posto del verde.
  • Nella processione della festa del paese, la terza domenica di ottobre, viene portata in processione per le strade del paese la statua lignea della Madonna del Rosario.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b La storia di Roncello, Roncello.
  2. ^ La storia di Roncello, Roncello, p. 232.
  3. ^ a b c d e f g Chiese italiane, su www.chieseitaliane.chiesacattolica.it. URL consultato il 10 febbraio 2020.
  4. ^ San Carlo qui da noi, su comune.roncello.mb.it, sito istituzionale del comune di Roncello. URL consultato il 5 gennaio 2015.
  5. ^ a b La storia di Roncello, Roncello.
  6. ^ La storia di Roncello, Roncello, pp. 233-234.
  7. ^ La storia di Roncello, Roncello, p. 234.
  8. ^ Cento anni di vita del Liber Chronicus, Busnago, 1986, p. 8.
  9. ^ Archivi parrocchiali della parrocchia di Roncello
  10. ^ Storia della ditta Mauri, su mauri-orgelbau.com, 25 aprile 2016.
  11. ^ Parrocchia S. Ambrogio e Carlo - Roncello (MI), su mauri-orgelbau.com, 25 aprile 2016.
  12. ^ La storia di Roncello, Roncello, p. 233.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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