Chiaro Davanzati

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Chiaro Davanzati (Firenze, seconda metà XIII secolo – fine 1303) è stato un poeta italiano appartenente al gruppo dei poeti toscani che introdussero nella realtà comunale dell'Italia centrale i temi e le forme tipici della scuola siciliana.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Della vita di Davanzati si conoscono pochissimi eventi, desunti dai "Libri di Montaperti": tra i combattenti guelfi, c'è un Chiarus Davanzati di Santa Maria Sopr'Arno, identificabile, secondo Debenedetti, con il poeta; di lui si sa, dunque, che partecipò alla battaglia di Montaperti nel 1260 e, poi, che fu Capitano di Or San Michele nel 1294.

Rime[modifica | modifica wikitesto]

La sua produzione poetica è interamente tramandata dal Canzoniere Vaticano latino 3793 che riporta circa duecento componimenti. I temi trattati sono quelli tipici della poesia provenzale e siciliana, da quello dell'infelicità per la durezza della donna, a quello dei malparlieri. La poesia di Chiaro è per molti aspetti accostabile alle liriche di Guittone d'Arezzo. È inoltre estremamente ricca di similitudini.

Il sonetto 6 (V 356)[modifica | modifica wikitesto]

Sì come il cervio che torna a morire[1]

Sì come il cervio che torna a morire
là ov'è feruto sì coralemente;
e 'l cecero comincia a rispaldire,
quando la morte venire si sente:
così facc'io, che ritorno a servire
a voi madonna, se mi val neiente;
e dicovi: servendo vo' morire,
pur che mi diate la morte sovente;
e s'io no-ll'ho, fo com'omo selvag[g]io:
ca nel cantare tanto si rimbaglia,
quand'ha rio tempo, ch'atende lo bono.
A vo, mia donna, lo mio core ingag(g)io
che lo tegnate, no date travaglia,
ché da voi tegno l'altra vita in dono.

La poesia di Chiaro tra trobar leu e bestiari[modifica | modifica wikitesto]

Il testo sopra riportato può facilmente piegarsi a exemplum degli elementi caratterizzanti la poesia del Davanzati. Il suo è un trobar leu, come si deduce dalla semplicità del testo (per il lettore odierno le difficoltà sono di tipo lessicale). Il tema è quello amoroso, portato avanti secondo modalità non nuove: onnipresente è la lezione provenzale-siciliana, mentre al verso 8 c'è un'eco guittoniana. Tuttavia, il tratto peculiare di Chiaro sta nella prima quartina, già al primo verso: "Sì come il cervio" apre un paragone animalesco; di questi, sia nei sonetti che nelle canzoni, se ne trovano una quantità ineguagliata in qualsiasi poeta contemporaneo o successivo. Leggendo i sonetti, in particolare, viene in mente il "Bestiario d'amore" di Richard de Fournival, per la ricchezza di animali utilizzati ai fini della lirica d'amore.

Chiaro non è considerato dalla critica un grande poeta della tradizione italiana, tuttavia gli va riconosciuta, nella sua mancanza di originalità, un uso originale dei bestiari, al fine della costituzione dell'imagery della sua poesia.

Se si volesse, nello specifico, analizzare il testo qui esemplificato, non sarebbe difficile trovare la fonte dell'immagine del cervo: qui Chiaro fa un utilizzo insolito del cervo, presente solo, per quanto ne sappiamo, nel bestiario di Rigaut de Berbezilh, che a sua volta trova la propria fonte nella Naturalis Historia di Plinio il Vecchio. Ai versi 3-4 si incontra il secondo animale: "'l cecero" (il cigno) morente è figura di grande fortuna, ritrovabile in moltissimi bestiari, nei provenzali, ma anche poi in Sicilia con Giacomo da Lentini. Chiaro ne fa uso ben sette volte nelle sue "Rime". Dunque una grande propensione zoologica: questa è la cifra stilistica più marcata in Davanzati, quella per cui è ricordato, malgrado l'oblio nel quale è spesso stato fatto ricadere; anche nelle antologie dei licei, infatti, Chiaro Davanzati non è canonizzato, al limite citato. Una trascuratezza dovuta alla mediocrità di molti suoi versi, alla mancanza di creatività: malgrado ciò, egli resta un importante passo in una certa storia letteraria: la lunghissima storia dei bestiari, da Plinio, al Fisiologo, ai provenzali. Questo genere letterario trova il suo culmine nel lavoro di Davanzati, che più che ispirato sembra interessato a giocare con il maggior numero di generi, di temi, di citazioni.

Tenzoni[modifica | modifica wikitesto]

Chiaro è in contatto con numerosi intellettuali del suo tempo e le tenzoni ne sono il più prezioso documento. Egli ha una corrispondenza più o meno nutrita con Dante da Maiano, Guittone d'Arezzo, Monte, Pacino di ser Filippo[2] e altri. Le "risposte per le rime" che tra costoro si tengono mostrano un Davanzati non particolarmente avvezzo a questo tipo di poesia: infatti, per coerenza coi versi altrui, è costretto, talvolta, a abbandonarsi a artifizi oscuri, più propriamente cari ai poeti del trobar clus, come Guittone, più in voga all'epoca (e a volte più apprezzati oggi).

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Testo tratto da Chiaro Davanzati Rime, a cura di Aldo Menichetti, Bologna 1965, Commissione per i testi di lingua vol.126.
  2. ^ Aliberti, Domenico B. "La concezione dell'amore nella tenzone poetica tra Chiaro Davanzati e Pacino di Ser Filippo Angiulieri." Italica, 1990, 319.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Esiste un'edizione critica, molto buona ma difficilmente reperibile:

  • Chiaro Davanzati Rime, a cura di Aldo Menichetti, Bologna 1965, Commissione per i testi di lingua vol.126.

Tuttavia, è stata riedita da Einaudi un'edizione non critica curata da Menichetti stesso.

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