Castello normanno-svevo (Sannicandro di Bari)

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Castello normanno-svevo
Paolo Monti - Servizio fotografico (Sannicandro di Bari, 1970) - BEIC 6332660.jpg
Il castello in una foto di Paolo Monti del 1970
Ubicazione
Stato attualeItalia Italia
RegionePuglia Puglia
CittàSannicandro di Bari
Coordinate40°59′59.35″N 16°47′54.54″E / 40.99982°N 16.798482°E40.99982; 16.798482Coordinate: 40°59′59.35″N 16°47′54.54″E / 40.99982°N 16.798482°E40.99982; 16.798482
Mappa di localizzazione: Italia
Castello normanno-svevo (Sannicandro di Bari)
Informazioni generali
Proprietario attualeComune di Sannicandro di Bari
VisitabileSi
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Il Castello Normanno-Svevo è una fortificazione che sorge nella zona medievale di Sannicandro di Bari, tra le caratteristiche case a scalinata esterna, ed era circondato da un antico fossato di epoca sveva, colmato e trasformato in strada solo nel 1836.

È composto di due parti distinte messe l'una nell'altra, costruite in epoche distanti tra loro, quella Normanna e quella Sveva. La sua edificazione risale alla prima dominazione normanna dei duchi d'Altavilla.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Il nucleo originario era stato realizzato su un'antica struttura muraria a pianta irregolare con quattro torri d'angolo circolari. Su questa originaria architettura sono oggi condotte delle ricerche per assegnarne la fondazione: longobarda, bizantina o saracena.

Periodo normanno[modifica | modifica wikitesto]

Sui ruderi di una preesistente struttura fortificata, i Normanni realizzarono un presidio militare, con quattro torri d'angolo e una cortina di collegamento. In seguito, nel periodo del Regno di Ruggero II di Sicilia il Castello venne ampliato con la costruzione del Palazzo, le quattro torri centrali rompitratta, il fossato e il portale a Levante. Il Signore del Castello nel periodo regnicolo è Guido Da Venosa, che ne prende possesso nel 1133 in occasione della creazione della Contea sperimentale di Conversano. Nel 1155 ritroviamo lo stesso Guido Da Venosa come Signore di Casamassima e a Sannicandro di Bari interviene un nuovo castellano, un certo Guglielmo De Tot. Il Castello era censito per 10 cavalieri alla pesante e 20 in caso di guerra secondo il Catalogo dei Baroni, dunque un maniero demaniale e di rilevante importanza.

Periodo svevo[modifica | modifica wikitesto]

Nel periodo Svevo il Castello venne ulteriormente modificato ed ingrandito, in quanto doveva rispondere a nuove funzioni: il passaggio dei convogli per il trasferimento di uomini e vettovaglie dirette in Terra Santa. La documentazione offre un preciso riferimento, a cominciare dal censimento del 1168, il cosiddetto "Catalogus Baronum" o meglio "Quaternus magnae expeditionis", che contiene il registro delle forze militari strordinarie mobilitate negli anni dal 1150 al 1168 dai re Normanni nel Ducatus Apuliae e nel Principatus Capue.1) Dalla attenta lettura ci si rende conto che Guido Da Venosa, custode del Castello di Sannicandro di Bari nella prima edizione del 1150 è stato sostituito da Guglielmo de Tot nella seconda edizione del 1168. Il cambio della guardia sarà certamente avvenuto prima del 1155, in quanto un documento di questa data denuncia Guido Da Venosa come Signore di Casamassima.2) Chi è Guglielmo De Tot che "Tenet in balio Sanctum Nicandrum, quod tenet in capite a domino Rege, quod sicut dixit Robbertus de Beneth et sicut est inventum in quaternionibus Curie, est pheudum decem militum et cum augmento debet dare milites viginti"?? Questa figura ha da sempre portato un alone di mistero nella Storia del Castello sannicandrese. Lo stesso prof. Errico Cuozzo, nel suo Commentario, non riesce a trovarne l'identità e il parentado e la provenienza. Un ultimo documento, conservato presso l'Archivio di San Nicola di Bari, 3) ne rivela il ruolo e l'importanza: si tratta di un Magister di un ordine cavalleresco, che non solo conduce il Castello di Sannicandro di Bari ma da qui organizza e dispone anche per altre realtà castellari sull'intero territorio. Ed è a Guglielmo de Tot che si deve l'ampliamento castellare, intervenuto dagli anni a cominciare dal suo primo insediamento, intorno al 1155, fino alla ultimazione della intera impiantistica alla fine del XII secolo. Da un documento successivo del periodo angioino nel 1272 si rileva che l'ordine cavalleresco è quello dei Templari.4) La politica d'accentramento del potere, intrapresa dall'imperatore Federico II di Svevia e la sua insofferenza nei confronti dei feudatari, soprattutto quelli che gli facevano concorrenza sulle rotte dei traffici verso la Terrasanta e l'Oriente, fanno supporre un intervento dell'Imperatore ad eliminare i Templari dal Castello. Al suo ritorno dalla crociata del 1229 infatti la persecuzione nei confronti dell'Ordine Templare si realizza e con l'accusa di eresia ne sequestra Beni e Mag
Negli anni del Baliaggio Templare il castello era costituito da nove torri.

Periodo angioino[modifica | modifica wikitesto]

L'avvento della dominazione angioina fu decisivo per la storia del paese. Si racconta che il principe Carlo d'Angiò, imprigionato in Sicilia, avesse domandato la protezione di san Nicola di Bari, il quale, apparendogli, gli avrebbe assicurato la liberazione. Ottenuta la libertà e tornato a Napoli col titolo regale, Carlo II d'Angiò volle rimunerare il Santuario del santo, alla cui intercessione attribuiva la salvezza, di ampie rendite e ricchissime donazioni. Nel 1304, per concessione dei re angioino, il feudo di Sannicandro passò, dunque, alla Basilica di S.Nicola di Bari e incominciò per esso un periodo di relativa stabilità.

In quegli anni, il Castello non fu mai abitato dal Priore-Barone perché questi risiedeva presso la Corte Reale di Napoli. Fu perciò adibito a sede dell'Amministrazione dell'azienda agricola della Baronia ed in alcuni locali a pianterreno furono impiantati un mulino ed un frantoio per la produzione di olio.

Epoca moderna[modifica | modifica wikitesto]

Abitazioni sorte all'interno delle mura in una foto di Paolo Monti del 1970

L'autorità dei Baroni-Priori del Capitolo di San Nicola di Bari durò cinque secoli, fino al 1806, anno in cui fu pubblicata la legge del Re Giuseppe Bonaparte che abolì il feudalesimo. Il feudo fu, dunque, assoggettato al regime di una comune proprietà privata ed il Real Capitolo di San Nicola entrò nel ruolo di un semplice usufruttario di beni immobili.

Il Castello, che durante gli anni dell'amministrazione nicolaiana aveva mantenuto la sua linea originaria, tra il 1806 ed il 1875 fu barbaramente rovinato. Per colmare il vuoto prodotto dalla perdita dei diritti feudali, infatti, sorse il problema del reperimento di nuove fonti di entrata per il mantenimento della Basilica e del Capitolo di San Nicola: la cinta esterna fu, dunque, aperta in più varchi per ricavarne porte e finestre da adibire a botteghe, abitazioni, stalle, negozi che assicurassero una rendita al Capitolo nicolaiano; il fossato fu colmato, la galleria sotterranea ostruita, le finestre bifore furono deturpate e trasformate in balconi.

Tempi recenti[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1951 il titolo nobiliare passò dal Priore di San Nicola all'Arcivescovo di Bari e, con atto pubblico del 12 dicembre 1967, il Comune di Sannicandro di Bari, sindaco il prof. Nicola Casamassima, acquistò il Castello per la somma di lire 10.500.000. Dopo una serie di restauri, il Castello è fruibile ai visitatori.[1]

Note[modifica | modifica wikitesto]

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Evelyn Jamison in "Fonti per la Storia d'Italia" - Istituto Storico Italiano per il Medioevo - n° 101 - Roma 1972.
  • Errico Cuozzo - Commentario al Catalogo dei Baroni di Evelyn Jamisn - In Fonti per la Storia d'Italia - Istituto Storico Italiano per il Medioevo - n° 101 - Roma 1972 - pag. 6.
  • Codice Diplomatico Barese - Volume VI - Le pergamene di San Nicola di Bari - Periodo Svevo (1195-1266) - A cura di F. Nitti di Vito.- Bari 1906.
  • Registri della cancelleria Angioina ricostruti da R, Filangieri - Napoli 1957 - Volume IX - n° 288 - pp. 264/265.

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