Castel Lagopesole

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Castel Lagopesole
frazione
Castel Lagopesole – Veduta
Localizzazione
Stato Italia Italia
Regione Regione-Basilicata-Stemma.svg Basilicata
Provincia Provincia di Potenza-Stemma.png Potenza
Comune Avigliano-Stemma.png Avigliano
Territorio
Coordinate 40°48′09″N 15°44′00″E / 40.8025°N 15.733333°E40.8025; 15.733333 (Castel Lagopesole)Coordinate: 40°48′09″N 15°44′00″E / 40.8025°N 15.733333°E40.8025; 15.733333 (Castel Lagopesole)
Altitudine 829 m s.l.m.
Abitanti 652
Altre informazioni
Cod. postale 85020
Prefisso 0971
Fuso orario UTC+1
Nome abitanti castellani
Patrono santissima Trinità
Cartografia
Mappa di localizzazione: Italia
Castel Lagopesole
Castel Lagopesole

Castel Lagopesole (comunemente Lagopesole, "Lu quastìdde" in aviglianese) è una delle frazioni di Avigliano, in provincia di Potenza, che conta 652 abitanti. Lagopesole è nota per il suo passato svevo, legata alle figure di Federico II e di suo figlio Manfredi ma anche per essere stato uno dei luoghi di rifugio dei briganti guidati da Carmine Crocco..

Geografia fisica[modifica | modifica wikitesto]

Geografia fisica[modifica | modifica wikitesto]

Lagopesole è situata su una collina di 700 metri di altezza sul livello del mare, sovrasta la sottostante Valle di Vitalba. Dal rilievo sul quale sorge il famoso castello è possibile scorgere con nitidezza il Monte Vulture. Nella frazione è presente il lago Lago Pésole. La frazione è circondata da una folta vegetazione boschiva costituita prevalentemente da alberi di cerro, pini e querce.

Clima[modifica | modifica wikitesto]

Il clima del territorio del comune di Avigliano è tipicamente continentale. Gli inverni sono freddi e caratterizzati da copiose precipitazioni nevose. Il periodi estivo gode di temperature miti.

Posizione[modifica | modifica wikitesto]

Castel Lagopesole sorge lungo la SS 93 e dista da Potenza circa 27 km (nord) e circa 33 km da Melfi (sud). Da Filiano dista 5 km e da Avigliano 20.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

L'origine del nome deriva dalla presenza del lago omonimo nei pressi dell'abitato (Lacus Pensilis), prosciugatosi all'inizio del Novecento. Lagopesole, tra l'VIII e il X secolo, svolse una funzione militare per il controllo dell'antico tracciato della via Herculea, che collegava Melfi a Potenza. Il centro fu conquistato dai saraceni, i quali, per diversi storici, iniziarono a costruire il castello. La struttura subì ampliamenti da parte dei normanni e ivi venne ospitato Ruggero II nel 1129, il papa Innocenzo II (che nel 1137 si riconciliò con l'abate Rinaldo di Montecassino) e l'imperatore Lotario III.

In epoca sveva, Lagopesole (assieme a Melfi e Palazzo San Gervasio) fu residenza di caccia di Federico II. Il sovrano fece ampliare il castello dal 1242 al 1250, probabilmente l'ultima fase di costruzione del maniero. Anche il figlio Manfredi e la moglie Elena d'Epiro soggiornarono spesso qui, privilegiando il castello come sua dimora principale. Decaduta la dinastia sveva, ci fu l'insediamento da parte degli angioini, rendendo Lagopesole la loro residenza estiva.

Dopo gli angioini, la frazione iniziò a vivere un periodo di decadenza. Divenne feudo dei Caracciolo nel 1416 e poi dei Doria nel 1530 che ne rimasero i legittimi proprietari fino al 1969. Durante il brigantaggio, Lagopesole fu assediata dalle bande di Carmine Crocco e il castello divenne il loro rifugio. Dopo la fine della seconda guerra mondiale, la frazione fu in corsa con Filiano (allora frazione) per diventare comune autonomo dalla città di Avigliano. Nel 1951 la scelta cadde su Filiano.

Leggende[modifica | modifica wikitesto]

La tradizione popolare è sempre stata fonte di racconti e leggende collegate a luoghi e personaggi che, positivamente o negativamente, colpirono la fantasia degli abitanti di queste zone. Delle leggende che ravvivano la storia di Lagopesole ce ne sono almeno due abbastanza note.

Federico Barbarossa[modifica | modifica wikitesto]

Federico I Barbarossa, in vecchiaia, si ritirò al Castello di Lagopesole, narra la leggenda, e siccome era afflitto da una deformità congenita che lo costringeva a nascondere delle orecchie allungate e puntute sotto una fluente capigliatura, per impedire la divulgazione della notizia della sua deformità, l'Imperatore aveva ordinato che i barbieri da cui si faceva radere, al momento in cui lasciavano la dimora imperiale, venissero portati, attraverso un corridoio, in una torre dove era un trabocchetto, costruito appositamente, nel quale erano spinti e rimanevano sepolti.

Da questa triste sorte un barbiere giovane, la storia non ci dice il nome, riuscì a sfuggire evitando la mortale torre. Ebbe salva la vita a condizione che non avesse raccontato a nessuno del segreto dell'Imperatore. Il nostro barbiere era veramente intenzionato a mantenere il segreto, ma la notizia era grossa, allora, non volendo mancare alla promessa fatta, anche perché temeva giustamente per la propria vita, andò nel luogo più nascosto della campagna di Lagopesole, una volta arrivato, scavò un buco profondo nel terreno e, parlandoci dentro, raccontò il segreto dell'Imperatore. Dopo qualche tempo, sul posto, crebbero delle canne che, agitate dal vento, con il loro fruscio, che diveniva sempre più forte ed insistente, ripetevano come una canzone "Federico Barbarossa tène l'orecchie all'asinà a a a a ..." di qui, il ritornello è giunto fino ai tempi nostri ed è stato ripreso anche in canti popolari della zona.

Il cavallo bianco[modifica | modifica wikitesto]

L'altra leggenda, certamente legata ai fatti storici che avvennero dopo la sconfitta e la morte di Manfredi, dice che in alcune particolari notti, quando la luna è alta nel cielo e tutta la campagna tace, dal Castello si vede apparire e scomparire una luce portata da una fanciulla vestita di bianco e si sentono lamenti, invocazioni ed urla di disperazione. La bella Elena degli Angeli, moglie disperata di Manfredi, torna al Castello dove visse felice a cercare il caro marito e gli amati figli perduti per sempre. Ed il biondo Manfredi, cavalcando il suo magnifico stallone bianco, con un bellissimo vestito dal lungo manto verde, nella profondità della notte può essere incontrato nelle campagne attorno al Castello, che vaga all'eterna ricerca della sua famiglia distrutta dall'Angioino.

Luoghi di principale interesse[modifica | modifica wikitesto]

Castello[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Castello di Lagopesole.

Alla sommità di Lagopesole si trova un castello, attribuito a Federico II e costruito probabilmente fra il 1242 ed il 1250 (sebbene altri ritengano che risalga all'epoca normanna, o ancor prima a quella saracena). Una peculiarità che contraddistingue questo castello da tutti gli altri attribuiti a Federico II di Svevia è la presenza, al suo interno, di una chiesa vera e propria (non una semplice cappellina, unico esempio, appunto, tra tutti quelli risalenti a quell'epoca imperiale), in un austero stile romanico, che i restauri effettuati negli ultimi anni del XX secolo hanno portato alla luce e consegnato ai posteri nel suo originario splendore. Nell'Ottocento il castello fu rifugio dei briganti, capeggiati da Carmine "Donatelli" Crocco, che il 7 aprile 1861 lo occupò con altri 400 briganti. Su di esso, come su altri castelli lucani, si sono tramandate disparate leggende.

Museo etnografico[modifica | modifica wikitesto]

Allestito presso l'Istituto Professionale per l'Agricoltura e l'Ambiente di Lagopesole raccoglie testimonianze della civiltà contadina locale, offrendo un immaginario di quelli che erano gli usi, i costumi, le tradizioni, le arti e i mestieri della popolazione castellana. Attraverso la visione di questi reperti si può capire e vivere l'atmosfera, i valori e i principi che hanno caratterizzato la civiltà contadina locale.

Cinema e televisione[modifica | modifica wikitesto]

Nel cortile del castello di Lagopesole è stata girata la scena del sinedrio del film Il Vangelo secondo Matteo (1964) di Pier Paolo Pasolini. Il regista ha utilizzato attori non professionisti scelti tra la popolazione del borgo medioevale. Il maniero è stato altresì una delle locations del film Sexum Superando - Isabella Morra (2005) di Marta Bifano.

Nel 2012 ha ospitato le riprese della miniserie televisiva Il generale dei briganti di Paolo Poeti.

Infrastrutture e trasporti[modifica | modifica wikitesto]

La stazione ferroviaria di Castel Lagopesole (linea Potenza-Melfi-Foggia) si trova a 3,4 km, nella frazione aviglianese di Sarnelli.

La frazione è servita anche da una superstrada (a corsia unica nel tratto Potenza-Candela) che va da Potenza a Foggia.

Sport[modifica | modifica wikitesto]

La principale società sportiva locale è L'A.C. Lagopesole 1951. Dal suo esordio esordio ufficiale nella stagione 1951-52, nel campionato Lucano di Seconda Divisione, ha ininterrottamente militato nei campionati di calcio organizzati dal comitato regionale Basilicata. Da ricordare il primo posto ottenuto alla fine dell'annata 1994-95 nel campionato regionale di Promozione e la partecipazione nella stagione successiva al campionato regionale di Eccellenza.[1] Il 24 maggio 2008 la società calcistica è stata insignita del diploma di benemerenza per i 50 anni di calcio dalla FIGC-LND.[2] Attualmente L' A.C. Lagopesole milita nella Prima Categoria Lucana, i colori sociali sono il giallo e il blu e giocava le partite casalinghe nello stadio comunale di Castel Lagopesole.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ www.aclagopesole.com
  2. ^ www.aclagopesole.com

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Controllo di autorità VIAF: (EN304910651
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