Casa Editrice Barbèra

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Casa Editrice Barbèra
StatoItalia Italia
Forma societariaSocietà controllata
Fondazione30 aprile 1860 a Firenze
Fondata daGaspero Barbèra
Sede principaleSiena
Persone chiaveGianluca Barbera (direttore editoriale)
SettoreEditoria
Sito web

La Casa editrice Barbèra è una casa editrice italiana, fondata a Firenze nel 1860 da Gaspero Barbèra, il quale aveva già aperto con altri una tipografia nel 1854 e una società editrice nel 1855.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Il Barbèra giunse Firenze verso il 1840 e lavorò in questa città per quattordici anni presso la Casa editrice di Felice Le Monnier.

Grazie all'aiuto del marchese Filippo Antonio Gualterio, il 1º ottobre1854 aprì una stamperia in via Faenza al numero 66, nello stabile che poi fu occupato dall'educatorio e dalla chiesa delle Calasanziane, dove ebbe come soci i fratelli Beniamino e Celestino Bianchi, che avevano la ditta in Piazza Santa Croce e che si trasferirono nella nuova sede.

Targa a ricordo di Gaspero Barbèra in via Faenza

La società in accomandita, istituita il 24 aprile 1855, si denominò Barbèra, Bianchi e comp. Ma Beniamino ebbe problemi di salute e Celestino non era molto adatto a correggere bozze e si recava nella stamperia solo ogni tre o quattro mesi («Bianchi... ha il nome nella ragione commerciale per un riguardo che io e il M.se Gualterio abbiamo voluto usare alla sua famiglia allora numerosa, caduta in istrettezze quando il Governo toscano tolse a Celestino il posto di Maestro di Scuola nell'Istituto della SS.Annunziata»)[1]. Tale ditta fu sciolta il 30 aprile 1860, quando divenne la Casa editrice Barbera.

La «Collezione Gialla» del Barbèra fu inaugurata nell'aprile del 1855 da Il supplizio d'un italiano in Corfù, opera di Niccolò Tommaseo, dove, nella prefazione, l'editore scrive che darà vita a una serie di Dizionarii: infatti il suo secondo libro (del 1855) fu il Vocabolario di parole e modi errati che sono comunemente in uso – compilato da Filippo Ugolinicon un saggio di voci nuove o svecchiate del Gioberti, illustrate dal raccoglitore. Nel 1860 fu edito Lettere di Santa Caterina da Siena a cura del Tommaseo. L'editore pubblicò poi i vocabolari della lingua italiana e si avvalse dell'aiuto del lessicografo Giuseppe Rigutini.

Sulla copertina e sul frontespizio dei principali libri editi dal Barbèra era raffigurata come marca o logo una rosa con un'ape che le si avvicina, racchiusa dal motto Non bramo altr'esca (verso del Petrarca).[2]

Nel 1856 Gaspero Barbèra inaugurò con la Divina Commedia la famosa «Collezione Diamante»[3], di piccolo formato. Giosuè Carducci compilò il prospetto delle opere che dovevano essere incluse in questa collana e, nel gennaio del 1862 arricchì il catalogo con Il Saggiatore di Galileo Galilei, che fu pubblicato nella collezione nel 1864 a cura di Giuseppe Chiarini; le Prose scelte di Galileo furono pubblicate nella «Nuova Collezione Scolastica» nel 1868 a cura del Conti; infine, Pensieri, motti e sentenze di Galileo furono pubblicati nel 1910, tratti da Antonio Favaro dalla Edizione Nazionale delle Opere. L'Edizione Nazionale era stata stampata da Piero Barbèra nel 1890, a spese dello Stato, sotto la direzione di Antonio Favaro, coadiuvato per la parte letteraria da Isidoro Del Lungo.

Gaspero Barbèra scrisse le Memorie di un editore, che furono pubblicate postume nel 1883 a cura dei figli Piero e Luigi nella «Collezione Gialla». Una nuova edizione fu fatta nel 1930, nel cinquantesimo anniversario della morte di Gaspero, a cura del figlio Luigi. Nel 1954 in occasione del primo centenario della fondazione della Casa, ne fu fatta una terza edizione.

Il Barbèra e i suoi figli ebbero un carteggio con Niccolò Tommaseo; Pietro Barbèra, consapevole del valore di questa corrispondenza, il 30 gennaio 1885 scrisse a Girolamo Tommaseo, figlio di Niccolò: «...Mi affretterò a ricercare fra le Carte paterne le lettere dell'illustre suo Genitore, e le metterò da parte; se uno di questi giorni Ella vorrà favorire da me, gliele mostrerò, e se vorrà prenderle seco, io consentirò ben volentieri, purché dopo che se ne sarà servito me le renda, o me ne dia copia; giacché a me servono, consultando io spessissimo quelle carte, che formano la Storia delle Edizioni della mia casa, Storia che nessun altri può narrarmi ora che è morto mio Padre e i suoi amici a poco alla volta scompaiono anch'essi dalla scena del mondo...».[4]

Nel 1904 furono stampati gli Annali bibliografici e catalogo ragionato delle edizioni di Barbèra, Bianchi e Comp. e di G. Barbèra (1854-1880) con i suoi Addenda & corrigenda nel 1918; e nel 1897 il Catalogo perenne con sei Supplementi (fino al giugno 1922). Nel 1914, nella «Collezione Gialla» furono pubblicate le Lettere di Gaspero Barbèra tipografo editore (1841-1879), con prefazione di Alessandro D'Ancona. Di Piero Barbèra sono rimasti numerosi scritti nella sua Bibliografia degli scritti, compilata da Angelo Sodini (che la fece stampare alla fine del suo libro Un maestro del libro (Piero Barbèra), Firenze, G. Barbèra, 1922).[5]

Attualmente la Casa editrice Barbèra è legata al nome di Renato Giunti che l'acquistò nel 1960 e, nel 1964, l'associò in consorzio con la Casa editrice Bemporad Marzocco (già R. Bemporad & figlio).

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Lettere del 25 luglio 1855 e del 15 ottobre 1855 di Gaspero Barbèra a Niccolò Tommaseo
  2. ^ A tal proposito, l'editore scrive di aver voluto scegliere nelle proprie pubblicazioni le opere più pregiate e non andare a casaccio; aggiunge che questo pensiero gli fu suggerito dall'amico Cesare Guasti (Memorie di un editore, 1883, p.114).
  3. ^ «Diamante è il nome di uno dei più piccoli caratteri tipografici e fu perciò scelto con felice trapasso a significare un formato dei più minuscoli» (Memorie di un editore, 1883, p. 127, nota 2).
  4. ^ Fondo Tommaseo della Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze
  5. ^ Vedi bibliografia (Almanacco Italiano 1970, p.423)

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • M.M. Cappellini - P.F. Iacuzzi - A. Cecconi, La rosa dei Barbèra. Editori a Firenze dal Risorgimento ai codici di Leonardo, Firenze, Giunti, 2012.
  • Maria Jole Minicucci, Una marachella in tipografia. Appunti su Gaspero e Piero Barbèra in Almanacco Italiano 1970, vol. LXX, Firenze, Giunti - Bemporad Marzocco, 1970.
  • Non bramo altr'esca. Studi sulla casa editrice Barbèra, a cura di Gianfranco Tortorelli, Bologna, Pendragon, 2013.
Catalogo delle edizioni di G. Barbèra del 1863