Gaspero Barbera

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Targa a ricordo di Gaspero Barbèra in via Faenza (Firenze).

Gaspero Barbèra (Torino, 12 gennaio 1818Firenze, 13 marzo 1880) è stato un editore e tipografo italiano.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Gaspero Barbèra era figlio di mercanti di stoffe torinesi i quali, benché di modeste condizioni, fecero frequentare al figlio una scuola di latino e le scuole italiane istituite a Torino nel 1830. All’età di quindici anni trovò lavoro come apprendista in un negozio di stoffe e nel tempo libero si dedicò alla lettura, riuscendo così a procurarsi una cultura, magari lacunosa, ma fondata su precise e solide tradizioni.[1]

Dopo un breve periodo trascorso nel Canton Ticino, tornato a Torino, il Barbèra trovò lavoro presso un libraio e nel 1840, attraverso Giuseppe Pomba, conobbe l'editore milanese Paolo Fumagalli che si trovava a Firenze. A Firenze, dove si era trasferito per lavorare con il Fumagalli, ebbe modo di frequentare il Gabinetto Vieusseux e conoscere eminenti letterati. Nel 1841 iniziò la sua collaborazione con Felice Le Monnier nella cui libreria rimase per ben quattordici anni ed ebbe parte importante nella fondazione della celebre collana "Biblioteca Nazionale".[1]

Stamperia e casa editrice[modifica | modifica wikitesto]

Il 1º ottobre 1854, aiutato finanziariamente dal marchese marchese Gualterio, si associò con Celestino Bianchi e con altri quattordici azionisti, proprietari di una tipografia deficitaria, per fondare la nuova società "Barbèra, Bianchi e comp.,[1] nello stabile che poi fu occupato dalla chiesa delle Calasanziane, in via Faenza al numero 66, ed ebbe come soci i fratelli Beniamino e Celestino Bianchi, che avevano la ditta in Piazza Santa Croce e che si trasferirono nella nuova sede.

Nel 1860 Celestino Bianchi entrò nella vita politica, sciolse la società e Gaspero Barbèra continuò a gestire da solo la tipografia editrice, diventandone così unico proprietario. La società in accomandita, costituita il 24 aprile 1855 sotto la denominazione Barbèra, Bianchi e comp., fu sciolta il 30 aprile 1860, quando divenne la Casa editrice Barbèra. Barbèra fu un imprenditore moderno e attento a cogliere i segni di una situazione politica che stava profondamente cambiando e svolse a Firenze, in un ambiente moderato e per tutto il decennio preunitario fino al trasferimento della capitale a Roma, un'importante funzione di aggregazione culturale.[1]

Di tendenza liberale, la Tipografia B. diffuse tra il 1858 e il 1860 molte pubblicazioni di carattere politico. Nel 1859 nacque il giornale «La Nazione», voce ufficiosa dei moderati e del governo provvisorio della Toscana, Gaspero Barbèra ne fu stampatore e amministratore fino al 1870. Nel campo della produzione libraria, considerava inscindibile l'attività economica e quella morale di un editore. Avvertì che il pubblico era interessato al dibattito legato alla politica, all'attualità, alla questione linguistica e alla letteratura italiana ma capì anche che era importante divulgare opere che avessero largo smercio nelle scuole, scritte in forma chiara e funzionale. Fu così, per attirare il maggior numero di lettori, proponendo opere classiche e capolavori della letteratura italiana che nacque la curata ed elegante "Collezione Diamante". I volumetti della "Diamante" entrarono in molte case italiane e rappresentarono per la Ditta Barbèra un grosso successo editoriale ed economico. Il Barbèra diede fiducia al giovane Giosuè Carducci, al quale affidò la responsabilità di coordinatore e di curatore della collana.[1]

Opere[modifica | modifica wikitesto]

Dopo la sua morte vennero pubblicate le sue Memorie di un editore (1883) e, nel 1904, gli Annali bibliografici e catalogo delle edizioni Barbèra, Bianchi e C. e di G. Barbèra con elenco di libri, opuscoli e periodici stampati su commissione (1854-1880) (ripubblicati con addenda nel 1918).[1]

Una nuova edizione delle Memorie fu fatta nel 1930, nel cinquantesimo anniversario della morte di Gaspero, a cura del figlio Luigi. Nel 1954 in occasione del primo centenario della fondazione della Casa, ne fu fatta una terza edizione.[2]

Nel 1914 nella «Collezione Gialla» furono pubblicate sempre dai figli le Lettere di Gaspero Barbèra tipografo editore (1841-1879), con prefazione di Alessandro D'Ancona.[3]

Archivio[modifica | modifica wikitesto]

Il fondo Gaspero Barbèra[4] è conservato presso la Giunti Editore a Firenze.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c d e f Barbèra Gaspero, su SIUSA Sistema Informativo Unificato per le Soprintendenze Archivistiche. URL consultato l'8 gennaio 2018.
  2. ^ Nel 1905 le Memorie di un editore, in stesura non integrale, furono incluse nella «Raccolta di opere educative», iniziata dal Barbèra nel 1869, ed erano distribuite come libro di lettura e di premio per le scuole.
  3. ^ Vedi bibliografia, Almanacco Italiano 1970, p.423
  4. ^ Fondo Gaspero Barbèra, su SIUSA Sistema Informativo Unificato per le Soprintendenze Archivistiche. URL consultato l'8 gennaio 2018.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Maria Jole Minicucci, Una marachella in tipografia. Appunti su Gaspero e Piero Barbèra in Almanacco Italiano 1970, vol. LXX, Firenze, Giunti - Bemporad Marzocco, 1970.

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

  • Barbèra Gaspero, su Sistema Informativo Unificato per le Soprintendenze Archivistiche. URL consultato l'8 gennaio 2018.
Controllo di autoritàVIAF (EN68921789 · ISNI (EN0000 0001 0911 7190 · SBN IT\ICCU\LO1V\130726 · BNF (FRcb110451687 (data)