Carla Lonzi

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Carla Lonzi

Carla Lonzi (Firenze, 6 marzo 1931Milano, 2 agosto 1982) è stata una scrittrice e critica d'arte italiana, femminista teorica dell’autocoscienza e della differenza sessuale, fondatrice delle edizioni di Rivolta femminile nei primi anni settanta del XX secolo.

Biografia[modifica | modifica sorgente]

Carla Lonzi nasce a Firenze, il 6 marzo 1931, da una famiglia della media borghesia fiorentina, proprietaria di una piccola azienda industriale a conduzione familiare.Un'infantile gelosia, dovuta alla sensazione di essere stata soppiantata, nell'affetto dei genitori, dalla nascita dei fratellini le crea un profondo disagio comportamentale.[senza fonte] Dopo l'estate del 1940, decide di rimanere per tre anni, dal 1940 al 1943, nel Collegio di Badia a Ripoli, dove si era sentita felice durante la villeggiatura di quell'anno. Dalla fine del 1943, fino agli inizi del 1950, torna a vivere in famiglia a Radda in Chianti dove i genitori avevano riparato in tempo di guerra per sfuggire ai frequenti bombardamenti di Firenze.

Dopo aver frequentato il liceo classico Michelangelo, Lonzi s’iscrive alla facoltà di lettere dell'Università di Firenze. I rapporti con il padre e con la famiglia, già tesi, si aggravano ulteriormente durante il periodo universitario, ma non incidono che minimamente sui propri studi che terminano con la laurea con lode (discutendo una tesi molto appezzata da Roberto Longhi, dal titolo "I rapporti tra la scena e le arti figurative dalla fine dell'Ottocento"). È sua ferma intenzione di rendersi ben presto autonoma e farsi strada con le sue sole forze nel mondo del lavoro; nel 1954 la sua iscrizione al Partito Comunista Italiano e, in seguito - agli inizi degli anni settanta - l'impegno nel nascente movimento femminista.

La tomba di Carla Lonzi in Toscana

Per un breve periodo Carla Lonzi lavora a Roma come segretaria presso l'Accademia Nazionale di Danza di Jia Ruskaja, conosce Mario Lena con cui, nel dicembre 1957, inizia una convivenza regolarizzata l'anno dopo con il matrimonio e la nascita del figlio Battista Lena. Vive l'istituzione matrimoniale come conflittuale con il desiderio di libertà dai condizionamenti sociali[senza fonte] e, dopo breve tempo, si separa dal marito. Per circa dieci anni svolge attività di critica d’arte, sia presso la galleria d’arte Notizie di Torino, sia in riviste come Marcatrè.

Nel 1969 pubblica un libro di interviste intitolato Autoritratto e conosce lo scultore Pietro Consagra con il quale va a convivere a Milano nel 1970. Sono gli anni della contestazione, della ribellione e del rifiuto del modello di donna subalterna e sottomessa al potere maschile. Carla Lonzi si avvicina al femminismo, fonda il gruppo Rivolta Femminile e una piccola casa editrice ad esso collegata, con la quale scrive e pubblica due saggi (Sputiamo su Hegel[1] del 1970 e La donna clitoridea e la donna vaginale del 1971); ha un ruolo di primo piano nell'elaborazione del Manifesto di Rivolta femminile.

Si spegne nell'agosto del 1982[2].

Rivolta femminile[modifica | modifica sorgente]

Carla Lonzi

Il Manifesto di Rivolta femminile[3] del 1970 è l'atto costitutivo del gruppo. Scritto con Carla Accardi e Elvira Banotti, il "manifesto" contiene in nuce tutti gli argomenti d'analisi che il femminismo avrebbe fatto propri: l'attestazione e l'orgoglio della differenza contro la rivendicazione dell'uguaglianza, il rifiuto della complementarità delle donne in qualsiasi ambito della vita, la critica verso l'istituto del matrimonio, il riconoscimento del lavoro delle donne come lavoro produttivo e non ultimo la centralità del corpo e la rivendicazione di una sessualità autonoma svincolata dalle richieste maschili.

Carla Lonzi, e il gruppo da lei fondato, rappresentarono un'avanguardia perché furono in grado di anticipare con largo margine i punti focali che sarebbero poi appartenuti all'intero movimento femminista, riuscendo ad intuire sin dal principio l'imprescindibilità di alcune pratiche quali il separatismo e l'autocoscienza. Rappresentarono anche un'esperienza assolutamente originale, per alcuni caratteri distintivi, come l'utilizzo costante della scrittura e l'importanza ad essa attribuita - con l'inaugurazione di una branca inedita di scrittura, che si può definire autocoscenziale [senza fonte]- e la conseguente pubblicazione di numerosi testi attraverso la fondazione di una propria casa editrice.

Originale anche il prendere posizione sulla questione dell'interruzione volontaria della gravidanza (IVG) né a favore della liberalizzazione né della legalizzazione, che nasceva dalla volontà di spostare l'asse della questione al suo centro e interrogarsi sul "se la sessualità femminile abbia una sua espressione autentica nelle forme che poi portano a restare incinta" e il timore che schierarsi a favore dell'aborto potesse legittimare forme di sessualità che conducessero alla colonizzazione delle donne. Ruppe con il marxismo, letto come analisi parziale ed incompleta perché sviluppatasi senza tener conto di più della metà del genere umano nella sua specificità.

« Noi rimettiamo in discussione il socialismo e la dittatura del proletariato. La forza dell'uomo è nel suo identificarsi con la cultura, la nostra nel rifiutarla. Sputiamo su Hegel.

Siamo contro il matrimonio. Accogliamo la libera sessualità in tutte le sue forme. Sono un diritto dei bambini e degli adolescenti la curiosità e i giochi sessuali. La donna è stufa di allevare un figlio che le diventerà un cattivo amante. Comunichiamo solo con donne. »

(Manifesto di rivolta femminile)

La rivendicazione della esistenza individuale come frutto esclusivo della propria forza e di una propria esigenza e non come risultato o appendice del movimento studentesco fu un punto sul quale non vollero mai transigere. La coincidenza fra la teoria e la pratica appartenne a Lonzi e a Rivolta: attraverso l'esercizio ininterrotto dell'autocoscienza non corsero mai il rischio di perdersi in sterili elucubrazioni prive di riscontro in un reale fortemente radicato nel vissuto delle donne.[senza fonte]

Fortemente anti-ideologica, avvertì ed espresse, in numerosi contesti, il timore che le proprie riflessioni potessero essere trasformate in decaloghi del femminismo e in capisaldi ideologici. Quel rischio venne comunque vanificato dalla chiarezza della sua espressione, risultato di un'aderenza formidabile fra pensiero e parola e di una scrittura che rendeva in maniera immediata ed inequivocabile la sua elaborazione, e che non poteva non percepirsi e nominarsi come scrittura autocoscenziale[senza fonte].

A Rivolta Femminile, e nello specifico a Carla Lonzi, va attribuita la primogenitura nella scoperta e nell'attuazione dei nodi cruciali dell'intera elaborazione femminista nel panorama italiano.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Sputiamo su Hegel. La donna clitoridea e la donna vaginale e altri scritti, Scritti di Rivolta Femminile, Milano 1974;
  • È già politica. Testi di Marta Lonzi, Anna Jaquinta, Carla Lonzi, Scritti di Rivolta Femminile, Milano 1977;
  • La presenza dell'uomo nel femminismo. Testi di Maria Grazia Chinese, Carla Lonzi, Marta Lonzi, Anna Jaquinta, Scritti di Rivolta Femminile, Milano 1978.
  • Taci, anzi parla. Diario di una femminista, Scritti di Rivolta Femminile, Milano 1978;
  • Vai pure, dialogo con Pietro Consagra, Scritti di Rivolta Femminile, Milano 1980
  • Scacco ragionato, Scritti di Rivolta Femminile Prototipi, Milano 1985;
  • Armande sono io, Scritti di Rivolta Femminile Prototipi, Milano 1992

Su Carla Lonzi e "Rivolta femminile"[modifica | modifica sorgente]

  • Maria Luisa Boccia, L'io in rivolta. Vissuto e pensiero di Carla Lonzi, La Tartaruga, Milano 1990.
  • Maria Luisa Boccia, La costola di Eva, in "Il manifesto", 22 novembre 2001.
  • Debora Spadaccini, Carla Lonzi, in Duemilauna donne che hanno fatto fatto l'Italia, a cura di Annarosa Buttarelli, Luisa Muraro, Liliana Rampello, Milano, Pratiche, 2000
  • Marta Lonzi e Anna Jaquinta, Biografia in Scacco ragionato Poesie dal '58 al '63, Scritti di Rivolta Femminile, Milano, 1985.
  • Marta Lonzi, Diana. Una femminista a Buckingham Palace, Scritti di Rivolta Femminile, Milano 1998.
  • Marta Lonzi, Autenticità e progetto, Jaca Book, Milano, 2006.
  • Marisa Volpi, Carla Lonzi in Italiane: dagli anni Cinquanta ad oggi, a cura di E. Roccella e L. Scaraffia, Presidenza del Consiglio dei Ministri, Roma, 2003.
  • Grazia Livi, Carla Lonzi. Il testimone, in Le lettere del mio nome, La Tartaruga, Milano, 1991.
  • Muraro Luisa, Tommasi Wanda, Zamboni Chiara, Diotima.[4] Approfittare dell'assenza. Punti di avvistamento sulla tradizione, Liguori, Napoli, 2002; ISBN 88-207-3814-7; ISBN 978-88-207-3814-3.
  • Restaino Franco, Il femminismo: avanguardia filosofica di fine secolo. Carla Lonzi, in Piero Di Giovanni, Le avanguardie della filosofia italiana nel XX secolo, Franco Angeli, Milano 2003; ISBN 88-464-3693-8, ISBN 978-88-464-3693-1.
  • Documentario Alzare il cielo (Carla Lonzi 1931-1982) di Gianna Mazzini, Loredana Rotondo, prodotto da L. Rotondo per la trasmissione "Vuoti di Memoria", Rai Educational[5]

Note[modifica | modifica sorgente]

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]