Cardiomiopatia dilatativa

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Cardiomiopatia dilatativa
Idiopathic cardiomyopathy, gross pathology 20G0018 lores.jpg
Reperto autoptico di cardiomiopatia dilatativa. Il ventricolo sinistro appare dilatato; la fibrosi subendocardica è testimoniata dal colorito biancastro opaco dell'endocardio.
Specialitàcardiologia
Classificazione e risorse esterne (EN)
ICD-9-CM425.4
OMIM115200
MeSHD002311
MedlinePlus000168
eMedicine152696 e 895187
GeneReviewsPanoramica e Panoramica

La cardiomiopatia dilatativa (detta anche miocardiopatia dilatativa e in passato miocardiopatia congestizia) è una condizione patologica del cuore che si manifesta con la dilatazione ventricolare e la compromissione della funzione sistolica.

Epidemiologia[modifica | modifica wikitesto]

Tale cardiomiopatia si riscontra su 5-8 persone su 100.000 individui all'anno ma il numero in realtà dovrebbe essere leggermente superiore perché non tutti i casi vengono segnalati.[1]

Eziologia[modifica | modifica wikitesto]

La cardiomiopatia dilatativa può essere secondaria a numerose condizioni, la più comune delle quali è la coronaropatia diffusa con conseguente danno ischemico del miocardio.

In altri casi il danno miocardico può derivare da deficit alimentari (beriberi, kwashiorkor), malattie endocrine (diabete mellito, malattie della tiroide, feocromocitoma), agenti infettivi (batteri, rickettsie, virus, protozoi, elminti): un esempio è la miocardiopatia di Chagas.

Anche agenti farmacologici (chemioterapia) o sostanze tossiche, ad esempio l'etanolo (miocardiopatia alcolica) o la cocaina, possono essere responsabili di cardiomiopatia dilatativa.

In alcuni casi non è possibile riconoscere una causa evidente. In questo caso si definisce "cardiomiopatia dilatativa idiopatica". Quest'ultima forma deriva da alterazioni muscolari intrinseche al muscolo cardiaco, geneticamente determinate (in maniera sporadica o con trasmissione familiare, coinvolgenti il solo muscolo cardiaco o anche altri tessuti muscolari dell'organismo). Diversamente dalla cardiomiopatia ipertrofica i geni coinvolti corrispondono a proteine del citoscheletro e non del sarcomero.

Da recenti studi è emerso che i soggetti che presentano un numero estremamente frequente di extrasistole (molte migliaia al giorno) possono sviluppare una forma di cardiomiopatia dilatativa. In questi casi, riducendo o annullando il numero delle extrasistole (ad esempio tramite ablazione radioelettrica) si assiste, nella quasi totalità dei casi, a una progressiva regressione della cardiomiopatia.[2][3]

Profilo clinico[modifica | modifica wikitesto]

Nella cardiomiopatia dilatativa la funzione di pompa del ventricolo sinistro e/o del ventricolo destro sono compromesse, questo porta a rimodellamento delle camere cardiache che mostrano progressiva dilatazione. I sintomi di insufficienza cardiaca congestizia sinistra o destra compaiono tipicamente nella terza o quarta decade, quando il rimodellamento dei ventricoli è già in corso da anni. Spesso l'unico sintomo è un persistente dolore precordiale ma spesso si verifica sincope conseguente ad aritmie ed embolia periferica o polmonare. La condizione di rischio è a partire da una frazione di eiezione del 35% o inferiore.

Esami[modifica | modifica wikitesto]

Esistono vari esami, tutti utili per comprendere meglio sia il danno, sia eventuali altri danni collaterali.

Terapia[modifica | modifica wikitesto]

Il trattamento è mirato all'insufficienza cardiaca.

Il trattamento base consiste nella somministrazione di diuretici, inibitori dell'enzima di conversione dell'angiotensina, sartani e bloccanti dei recettori betaadrenergici.

Nei casi di cardiopatia dilatativa da valvulopatia aortica / mitralica, eseguendo la sostituzione valvolare prima della irreversibilità della cardiopatia, si assiste spesso ad una riduzione dei diametri e dei volumi del cuore, ed a un aumento della frazione di eiezione.

Il trapianto cardiaco si impone nei casi più gravi per salvare la vita alla persona. Un device intracardiaco per la terapia di risincronizzazione dell'attività elettrica del cuore (ICD - CRT) può essere impiantato per risolvere l'aritmia secondaria alla cardiomiopatia e/o per accompagnare il paziente durante l'attesa del trapianto cardiaco.

Note[modifica | modifica wikitesto]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Joseph C. Sengen, Concise Dictionary of Modern Medicine, New York, McGraw-Hill, ISBN 978-88-386-3917-3.
  • Harrison, Principi di Medicina Interna (il manuale - 16ª edizione), New York - Milano, McGraw-Hill, 2006, ISBN 88-386-2459-3.
  • Hurst, Il Cuore (il manuale - 11ª edizione), Milano, McGraw-Hill, 2006, ISBN 978-88-386-2388-2.
  • Eugene Braunwald, Malattie del cuore (7ª edizione), Milano, Elsevier Masson, 2007, ISBN 978-88-214-2987-3.
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