Bomber Mafia

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Busto del generale Carl Andrew Spaatz (uno dei protagonisti della Bomber Mafia) conservato all'Imperial War Museum Duxford,[1] (Regno Unito).

Con l'espressione Bomber Mafia si indica un gruppo (fortemente lobbistico) di militari statunitensi di alto rango che erano convinti sostenitori del principio dottrinale per cui l'impiego massivo di bombardieri strategici poteva rivelarsi decisivo per vincere una guerra. La spregiativa allusione alla mafia fu invero coniata, dopo la Seconda guerra mondiale, da altri esponenti dei medesimi ambienti militari, che però non condividevano tale punto di vista, ed in tal modo esprimevano il loro disappunto per il successo che il "partito dei bombardieri pesanti" aveva avuto nel conquistare importanza e stanziamento di risorse finanziarie.

Al termine dell'ultimo conflitto mondiale, in conseguenza della ventennale attività fondativa della Bomber Mafia, l'United States Air Force si emancipò quale forza armata separata e indipendente.[2] La dottrina strategica della Bomber Mafia, affinata nel tempo dalla guerra e dall'esperienza, contribuì a forgiare la missione della neonata aeronautica e del suo Strategic Air Command.[3]

Origini[modifica | modifica sorgente]

Langley Field, 1938, una seduta del National Advisory Committee for Aeronautics.

Sviluppatasi negli anni 1926–1929 presso l'Air Corps Tactical School[4] (ACTS) di Langley Field in Virginia, si affermò una lungimirante dottrina —promossa da quattro istruttori militari— secondo la quale il bombardamento di precisione alla luce del giorno poteva avere la meglio su una forza aeronavale nemica sebbene lasciandola intatta, purché ne distruggesse i più importanti obiettivi militari e strategici del rispettivo retroterra, colpendo in profondità il territorio ostile. Questa teoria proveniva dal pensiero del generale italiano Giulio Douhet, anche se questi era fautore del bombardamento a tappeto dei centri abitati, concetto ripudiato dai teorici americani.[5][6] Essi al contrario sostenevano una strategia di bombardamento più selettivo, che prendeva di mira l'economia nemica e la produzione di armi.[7] Benché indimostrata, la principale attrattiva di questa sorta di dottrina del bombardamento strategico stava in un'idea di guerra da vincere relativamente alla svelta, con perdite minime, e che di conseguenza fosse possibile evitare la logorante e statica guerra di trincea che aveva contraddistinto il primo conflitto mondiale.[3]

Per mettere in pratica questa dottrina, lo United States Army Air Corps avrebbe dovuto impegnare la maggior parte delle sue risorse nell'accumulare una flotta di bombardieri pesanti in grado di auto-difendersi, e nell'addestrare e mantenere un gran numero di avieri per rifornire gli organici degli equipaggi di volo e delle squadre di specialisti che assistono da terra, nel modo più vario e completo, gli aeromobili. Gli ufficiali di ACTS che confidavano nella dottrina dei bombardieri pesanti compresero che qualsiasi altra spesa sostenuta dall'Air Corps (ad esempio per bombardieri tattici o caccia) avrebbe distolto energie vitali dalla progettata flotta di grandi bombardieri. Per di più, essi si rendevano conto che il governo americano avrebbe dovuto "tagliare" i fondi alla marina militare ed alle forze terrestri per costituire la grande flotta aerea auspicata. Per realizzare questi cambiamenti, gli istruttori di ACTS presero ad instillare nei loro allievi il convincimento che il futuro dovesse passare per la creazione di una separata, autonoma branca aerea delle forze armate, del tipo vagheggiato dal brigadier generale Billy Mitchell:[8][9] quella che si sarebbe chiamata United States Air Force. Come transitorio primo passo (un compromesso), in seno all'Army Air Corps, nel 1935, fu istituita la General Headquarters (GHQ) Air Force (Forza aerea del quartier generale), comandata dal generale Frank Maxwell Andrews, un paladino del bombardamento strategico. Andrews popolò detto comando con altri ufficiali del suo stesso orientamento, come Henry H. Arnold.[10]

Sebbene imperfetta e collaudata solo in condizioni ottimali, la dottrina (originariamente conosciuta come "industrial web theory" —"teoria della rete industriale"—)[11] divenne la principale strategia per l'arma aeronautica USA nella pianificazione della seconda guerra mondiale. Quattro ex istruttori della scuola, il nucleo della "Bomber Mafia", furono gli artefici dei due piani di guerra aeronautici (AWPD-1[12] e AWPD-42[13])[14] che guidarono l'espansione durante il conflitto e il dispiegamento delle United States Army Air Forces.[2]

Antagonisti[modifica | modifica sorgente]

Il generale George Kenney
Pearl Harbor, 2005. Un bombardiere medio B-25 della Seconda guerra mondiale viene sbarcato da un argano.

Il modo di dire "Bomber Mafia" scaturì dalle diatribe, talvolta aspre, tra stato maggiore dell'United States Army e personale dell'Air Corps che rilevava, e contestava, l'insistenza di istruttori ed allievi di ACTS sul fatto che i bombardieri pesanti fossero la nuova arma principale della guerra, e che vi fosse bisogno di una forza armata aerea separata per attuarne il comando. Per pochi anni iniziali, la voce più forte in ACTS contro la dottrina dei bombardieri fu incarnata dal capitano (che successivamente sarebbe arrivato al grado di generale) George Kenney, che propugnava l'uso dell'aviazione per colpire le unità nemiche sul terreno. Sosteneva la stretta coordinazione tra forze di aria e di terra, enfatizzando il ruolo dei bombardieri medi e dei cacciabombardieri. Kenney lasciò ACTS nel 1929, ed il suo posto vacante fu colmato da partigiani dei bombardieri pesanti.[15] La dottrina che discutiamo, peraltro, cozzava anche con le teorie dello stesso Billy Mitchell, aderente alla concezione che il supporto di caccia fosse essenziale per le operazioni alla luce del sole.[16]

Benjamin S. Kelsey può essere annoverato tra i padri del North American X-15, qui riprodotto in un'immagine della NASA, dal sito della base USAF di Edwards.
2006, Mare Arabico, Un serbatoio sganciabile da 1200 l viene trascinato sul ponte della portaerei USS Dwight D. Eisenhower (CVN-69).

Lewis H. Brereton lavorò come istruttore di ACTS per un anno (1924–1925), poi assunse il comando del Second Bombardment Group. Durante il breve periodo alla scuola più volte nominata, si pronunciò in favore di un'aeronautica eclettica, composta di molte unità diverse, tattiche e strategiche. Brereton mantenne la sua impostazione teorica operando come istruttore presso il Command and General Staff College di Fort Leavenworth (Kansas), nel periodo 1935–1939.

Essendo esperto nell'uso di unità aeree per appoggiare artiglieria e fanteria, Gordon P. Saville si attenne al concetto di orientamento tattico dell'aeronautica, per tutto il periodo (1934-1936) in cui funse da istruttore ad ACTS. In seguito, ebbe modo di applicare brillantemente le sue idee nel Teatro mediterraneo.

Il capitano Claire Chennault, istruttore capo di tattica dei caccia in ACTS, fu un ufficiale eloquente dell'Air Corps che contrastò dialetticamente la Bomber Mafia per più di dieci anni; costretto precocemente al congedo nel 1937, lasciando campo libero alla "fazione del bombardamento di precisione".[17] L'insegnamento della tattica del caccia ("pursuit")[18][19] tramontò, ancorché Earle E. Partridge e Hoyt S. Vandenberg continuassero a discutere sul ruolo elettivo di questa classe di aeromobili.[20]

Altre posizioni critiche erano più sfumate. Il tenente Benjamin S. Kelsey, ufficiale degli USAAC Fighter Projects,[21] opinava che una vasta flotta di bombardieri potesse soddisfare molte esigenze militari, non solo quella del bombardamento strategico; quindi, ne deduceva che la dottrina di questa componente militare dovesse conservare flessibilità, virtualmente in risposta ad ogni diversa esigenza.[22] A cagione del basso grado che al tempo rivestiva,[23] Kelsey non poteva seriamente contrastare la Bomber Mafia, e piuttosto si diede da fare per aggirare le restrizioni che essa aveva imposto agli aerei da caccia. Kelsey escogitò una nuova classe di aerei "intercettori", allo scopo di suffragare la sua idea che un caccia adeguatamente armato potesse attaccare efficacemente i bombardieri nemici, e che, concesso l'uso del drop tank (serbatoio sganciabile) per le missioni a lungo raggio, siffatto velivolo fosse in grado di scortare i bombardieri "amici" per tutta la durata dell'azione, compreso il rientro.[24]

Luglio 2007. Un caccia di lungo raggio P-38 Lightning fotografato al National Air and Space Museum, Steven F. Udvar-Hazy center, Washington DC.

La Bomber Mafia —per via di una "carenza d'immaginazione" consistita in quella mancata espansione della propria dottrina che le avrebbe dovuto far dichiarare che l'imposizione della superiorità aerea è un prerequisito del successo—[25] non avrebbe accettato alcuno dei concetti cari a Kelsey; i "sacerdoti" del bombardiere-deus ex machina confidavano che la flotta di bombardieri pesanti sarebbe stata in grado di proteggersi da sé, e quindi si opposero allo sviluppo di un caccia di scorta a lungo raggio, tanto che esso non fu disponibile che due anni dopo l'inizio della guerra. Ad ogni modo, come accennavamo in proemio, la dottrina che commentiamo rappresentò nondimeno la pietra miliare del percorso fondativo dell'Air Force quale forza autonoma (guadagnando l'indipendenza dall'esercito, di cui aveva fatto inizialmente parte), e pertanto deve anche essere considerata generalmente basilare per la stessa moderna teoria dell'aeronautica, nell'accezione più vasta di siffatta locuzione.[2] Haywood S. Hansell, diplomato all'ACTS, istruttore e membro della Bomber Mafia, dovette in seguito convenire sul fatto che sia i teorici, sia gli autori materiali del piano bellico AWPD-1 (tra i quali lui stesso) avessero commesso un serio sbaglio trascurando, nella loro visione strategica, l'indispensabilità del caccia di scorta a lungo raggio.[26] Scrisse infatti Hansell:

«Era pacifico che il caccia-scorta fosse intrinsecamente auspicabile, ma nessuno poteva appena immaginare in che modo un piccolo caccia avrebbe potuto avere il raggio d'azione di un bombardiere pur conservando la libertà di manovra necessaria a combattere. L'incapacità di intuire la soluzione di questo problema si dimostrò una delle pecche imperdonabili dell'Air Corps Tactical School.»[27]

Paladini[modifica | modifica sorgente]

Generale Muir Stephen Fairchild

Maestri[modifica | modifica sorgente]

Discepoli[modifica | modifica sorgente]

Conclusioni[modifica | modifica sorgente]

Nel corso della Seconda guerra mondiale, la teoria proclamata dalla Bomber Mafia —ossia il primato del bombardamento strategico alla luce del giorno e senza scorta— risultò erronea.[3] Le flotte di bombardieri pesanti non erano in grado di prevalere senza la cooperazione di esercito e marina, ed avevano bisogno della protezione offerta dai caccia di lungo raggio. La riduzione delle perdite umane si rivelò una pia illusione, né davvero la vittoria poteva essere raggiunta con un significativo risparmio di tempo.[3] Come peraltro avevano ammonito gli oppositori della Bomber Mafia, la precisione nel bombardamento non fu assicurata finché non si rese disponibile una scorta di lungo raggio e finché non fu imposta la superiorità aerea.
Ad ogni modo, il concetto di bombardamento strategico divenne la prima dottrina dell'USAF quale forza armata indipendente. I suoi adepti continuarono a promuoverne i dettami nel corso dell'era atomica, impegnando lo Strategic Air Command nell'elaborazione di una visione adattata alle esigenze della Guerra Fredda ed alla conseguente minaccia di guerra nucleare.[3]
La corrente di pensiero che abbiamo passato in rassegna, nel corso degli anni 1950 e dei '60, fu gradualmente soppiantata da quella che poneva sugli altari il missile balistico intercontinentale.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ duxford.iwm.org.uk - Official Imperial War Museum Duxford website
  2. ^ a b c d Boyne, Walter J. "The Tactical School", in Air Force Magazine, September 2003.
  3. ^ a b c d e Lee, Loyd E.; Robin D. S. Higham (1997). World War II in Europe, Africa, and the Americas, with general sources: a handbook of literature and research, Greenwood Publishing Group. ISBN 0313293252
  4. ^ Maxwell Air Force Base
  5. ^ Griffith, Charles (1999). The Quest: Haywood Hansell and American Strategic Bombing in World War II. Air University Press ISBN 1-58566-069-8, pp. 39-40.
  6. ^ Miller, Donald L. (2006). Masters of the Air: America's Bomber Boys Who Fought the Air War Against Nazi Germany, New York: Simon & Schuster. ISBN 0-7432-3544-4, pp. 49-50.
  7. ^ Belote, Howard D. (1999). "Warden and the Air Corps Tactical School: What Goes Around Comes Around." Airpower Journal, Fall 1999.
  8. ^ American Airpower Biography: Billy Mitchell
  9. ^ Billy Mitchell sul sito Find a Grave
  10. ^ Rentfrow, James C. (2001). Electronic Combat Support for an Expeditionary Air Force: The Lessons of History. Air Command and Staff College, Wright Flyer Paper No. 15.
  11. ^ Griffith, p.45. All'allora tenente colonnello Donald Wilson di ACTS, membro della "Bomber Mafia", è attribuita la paternità di quella locuzione.
  12. ^ Army Air Forces Aircraft: A Definitive Moment
  13. ^ Bowman, USAAF Handbook 1939-1945, p.19.
  14. ^ L'acronimo AWPD sta per "Air War Plans Division", "Divisione progetti per la guerra aerea".
  15. ^ Murray, 1998, p. 174.
  16. ^ Griffith, p.13.
  17. ^ Severs, 1997
  18. ^ Pursuit in inglese significa "ricerca" in un'accezione sinonimica rispetto al nostro sostantivo "caccia"; sicché la traduzione fedele di questa frase risulta praticamente impossibile, ove si consideri che l'aereo da caccia per gli anglofoni è invece fighter, vocabolo che letteralmente andrebbe tradotto "combattitore".
  19. ^ The Role of Defensive Pursuit (book by Chennault) -- Britannica Online Encyclopedia
  20. ^ Murray, 1998, p. 124.
  21. ^ USAAC/USAAF/USAF Fighter Designations
  22. ^ Benjamin S. Kelsey, The Dragon's Teeth?: The Creation of United States Air Power for World War II, Smithsonian Institution Press, 1982, pp. 10–12. ISBN 0-87474-574-8.
  23. ^ La carriera militare di Kelsey può essere riassunta nel modo seguente:
    • First lieutenant (permanent) October 1, 1934
    • Captain (permanent) May 2, 1939
    • Major (temporary) March 15, 1941
    • Lieutenant colonel (temporary) January 5, 1942
    • Colonel (temporary) March 1, 1942
    • Major (permanent) May 2, 1946
    • Colonel (permanent) April 2, 1948
    • Brigadier general (temporary) September 5, 1952
    • Reverted to permanent rank of colonel December 30, 1955.
    (Fonte: Brigadier General Benjamin S. Kelsey, Air Force Link. URL consultato il 25 marzo 2009. [collegamento interrotto])
  24. ^ Featured Aircraft in Plane Talk: the Newsletter of the War Eagles Air Museum, vol. 19, n. 4, ottobre–dicembre 2006, pp. 1–3, 6. URL consultato il 26 marzo 2009.
  25. ^ Miller, p.41.
  26. ^ Hansell, Haywood S. Jr. (1979). The Air Plan That Defeated Hitler, Ayer Press, ISBN 0405121784, p.22.
  27. ^ Haywood S. Hansell, AWPD-1, The Process, Air University, USAF. URL consultato il 20 agosto 2009.
  28. ^ Miller, 2006, pp. 38–42
  29. ^ Maj. Howard D. Belote, Warden and the Air Corps Tactical School in Airpower Journal, Air University, 1999. URL consultato il 19 agosto 2009.

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]