Binge watching

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Binge watching è un termine inglese con cui si indica l'atto del binge-watch (pronuncia /ˈbɪndʒˌwɒtʃ/[1]), ossia il guardare programmi televisivi per un periodo di tempo superiore al consueto, particolarmente l'usufruire della visione di diversi episodi consecutivamente, senza soste. Traducibile in lingua italiana con "maratona televisiva"[2], in inglese per tale azione sono anche usati i termini binge viewing e marathon viewing[3].

Etimologia[modifica | modifica wikitesto]

Binge watching è un neologismo che deriva dall'unione di binge, traducibile come gozzoviglia o abbuffata, e watching, ossia visione[4]. In lingua inglese binge veniva usato in antichi dialetti per indicare l'ammollo di contenitori di legno per prevenire perdite[5][6]. Nel corso dell'800 iniziò ad essere usato anche metaforicamente per descrivere l'assunzione esagerata di alcolici, intesa come bagnare fradici se stessi; un secolo più tardi l'abuso di alcolici venne indicato propriamente come binge drinking, mentre binge iniziò ad essere applicato, sempre con connotazione negativa, per altri tipi di eccessi: dal 1959 binge eating iniziò ad essere usato nelle pubblicazioni psichiatriche per indicare il disturbo da alimentazione incontrollata[5][6].

Mentre maratone televisive venivano programmate dalle emittenti già dai tardi anni 1940, divenendo consuete tra gli anni 1970 e 1980, specialmente per serie cult come Ai confini della realtà, Star Trek e Il circo volante dei Monty Python, l'uso di binge per indicare un grande consumo di video d'intrattenimento iniziò a diffondersi dagli anni 1990[5][6]. In particolare, uno dei primi usi di binge watching si ritiene si sia effettuato nel 1996 in discussioni sulla rete Usenet legate alla serie televisiva X-Files[6]. L'avvento dei DVD contribuì alla diffusione del fenomeno, mentre binge watching iniziò a divenire popolare tra il finire degli anni 2000 e l'inizio degli anni 2010, con l'affermazione sul mercato di servizi di video on demand come Netflix e Hulu, in grado di offrire facilità d'accesso a una vasta quantità di contenuti[5][6].

In particolare, il verbo binge watch acquisì notevole popolarità nel 2013, anno in cui Netflix iniziò a distribuire anche serie televisive inedite rendendo disponibili intere stagioni contemporaneamente; nello stesso anno fu candidato a "parola dell'anno" per il sito Oxford Dictionaries della Oxford University Press, che indica come significato «guardare più episodi di un programma televisivo in rapida successione, usualmente tramite DVD o streaming digitale»[7][8]. Nel 2015 fu poi scelto come "parola dell'anno" per il Collins English Dictionary della HarperCollins[9].

Impatto culturale e aspetti psicologici[modifica | modifica wikitesto]

L'attività delle "maratone televisive" è popolare tra gli utenti che hanno accesso a servizi on-demand, in particolare tra i giovani. Nel 2014 uno studio di Harris Interactive indicava che oltre la metà degli utenti di Netflix era solita guardare tra i due e i sei episodi di una serie televisiva consecutivamente, mentre un altro sondaggio registrava come oltre il 40% degli utenti di TiVo dichiarava di aver visto almeno tre episodi consecutivamente nella settimana precedente l'intervista[10]. Sempre nel 2014, secondo un sondaggio pubblicato sul portale Statista il 42% dei giovani statunitensi tra i 14 e i 25 anni guardava due o più episodi consecutivamente almeno una volta a settimana, percentuale che si riduce al 30% tra i 26 e i 31 anni[11]. Nel 2016 una ricerca di Deloitte illustrava come tale pratica sia comune a circa il 70% dei consumatori statunitensi, che consisteva di guardare in media cinque episodi per volta; con un 46% abbonato a servizi di streaming online e un 31% che guardava più episodi consecutivamente almeno una volta a settimana[12].

Il binge watching registra commenti sia positivi che negativi. Alcuni osservatori rifiutano l'uso del termine binge e del suo taglio negativo, preferendo per tale attività "maratona", esaltando, se esercitata con moderazione, lati positivi come l'ottenere una visuale unitaria dell'opera, offrendo la possibilità di cogliere risvolti più complicati delle trame e sfumature, oltre che avere più chiari inizi e conclusioni[8][10][13]. L'antropologo Grant McCracken l'ha definito un modo «contemplativo e intelligente di guardare un certo tipo di televisione. Specialmente buona televisione»; in modo simile il professor Robert Thompson dell'Università di Syracuse ha associato la diffusione dell'attività a un contemporaneo innalzamento della qualità delle produzioni televisive, caratterizzate da aspirazioni stilistiche letterarie e cinematografiche, alla ricerca di complessità narrativa e mitologie serializzate[8][14]. Se alcuni paragonano quindi l'immergersi nella visione di una serie televisiva alla lettura di un libro appassionante ed evidenziano come sia legato in prevalenza a prodotti di qualità[13], molti altri critici hanno espresso giudizi nettamente negativi, evidenziando come tale abitudine possa portare ad una visione più superficiale dell'opera, senza un'adeguata attenzione a dettagli ed intrecci secondari, di come tolga il piacere di gustarsi l'attesa per un nuovo capitolo o la risoluzione di un cliffhanger e di come possa eliminare o ridurre le opportunità di commento e confronto sociale[8][13][15].

Da un punto di vista psicologico, secondo i ricercatori Robert Kubey e Mihaly Csikszentmihalyi, il desiderio di guardare molta televisione scaturisce da una reazione chimica cerebrale simile a quella derivata dall'assunzione di droghe o ipnosi, un'attività neurale che si trasferisce dall'emisfero sinistro a quello destro favorendo il rilascio di endorfine, in grado di rilassare lo spettatore e fargli desiderare di prolungare tale esperienza[16][17]. Uno studio presentato nei primi mesi del 2015 dai ricercatori dell'Università del Texas, condotto analizzando le abitudini televisive di 316 persone tra i 18 e i 29 anni, ha evidenziato come il binge watching sia correlato a depressione, solitudine, incapacità di autogestirsi e obesità, utilizzato, così come avviene per altri tipi di eccessi, per allontanarsi da sensazioni negative[2][18].

Un binge watching esagerato è parodiato nell'episodio One Moore Episode della seconda stagione di Portlandia[5].

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ (EN) Definition of "binge-watch", in Collins English Dictionary. URL consultato il 29 novembre 2015.
  2. ^ a b Cristina Marrone, Abbuffate di televisione legate a depressione e solitudine, in Corriere della Sera, RCS Mediagroup, 29 gennaio 2015. URL consultato il 28 novembre 2015.
  3. ^ (EN) Melissa Ames, Time in Television Narrative: Exploring Temporality in Twenty-First-Century Programming, University Press of Mississippi, 2012, p. 32, ISBN 9781617032936.
  4. ^ binge watching, in Neologismi – Treccani.it, Istituto Treccani. URL consultato il 28 novembre 2015.
  5. ^ a b c d e (EN) Jane Solomon, Word Watch 2013: Binge-watch, in Dictionary.com, IAC/InterActiveCorp, 3 dicembre 2013. URL consultato il 28 novembre 2015.
  6. ^ a b c d e (EN) Ben Zimmer, Binges: Lost Weekends and 'Lost' Seasons, in The Wall Street Journal, Dow Jones & Company, 2 agosto 2013. URL consultato il 28 novembre 2015.
  7. ^ (EN) Oxford Dictionaries Word of the Year 2013, in Oxforddictionaries.com, Oxford University Press, 19 novembre 2013. URL consultato il 28 novembre 2015.
  8. ^ a b c d Michael Graves, pp. 227-234
  9. ^ Marina Pierri, Binge-watching è la parola dell’anno secondo Collins, in Wired.it, Condé Nast Publications, 5 novembre 2015. URL consultato il 28 novembre 2015.
  10. ^ a b Lisa Glebatis Perks, pp. IX-X
  11. ^ (EN) Binge watching in the U.S., in Statista. URL consultato il 28 novembre 2015.
  12. ^ (EN) Natalie Stone, Study: 70 Percent of U.S. Consumers Binge Watch TV, in The Hollywood Reporter, 22 marzo 2016. URL consultato il 23 marzo 2016.
  13. ^ a b c Michaela Bronstein, cap. 13
  14. ^ (EN) Kevin Fallon, Why We Binge-Watch Television, in The Daily Beast, IAC/InterActiveCorp, 1º agosto 2014. URL consultato il 28 novembre 2015.
  15. ^ (EN) Jim Pagels, Stop Binge-Watching TV, in Slate, Graham Holdings Company, 9 luglio 2012. URL consultato il 28 novembre 2015.
  16. ^ (EN) Alison F. Slade, Amber J. Narro e Dedria Givens-Carroll (a cura di), Television, Social Media, and Fan Culture, Lexington Books, 2015, p. 31, ISBN 9781498506168.
  17. ^ (EN) Robert Kubey e Mihaly Csikszentmihalyi, Psychology: Television Addiction is no mere metaphor, in Scientific American, vol. 286, nº 2, Nature Publishing Group, febbraio 2002, pp. 74-80.
  18. ^ (EN) Feelings of loneliness and depression linked to binge-watching television, in EurekAlert!, American Association for the Advancement of Science, 26 gennaio 2015. URL consultato il 28 novembre 2015.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • (EN) Michaela Bronstein, Modernist Binge-Watching, in Michael D'Arcy e Mathias Nilges (a cura di), The Contemporaneity of Modernism: Literature, Media, Culture, Routledge, 2015, ISBN 9781138917033.
  • (EN) Juliet Floyd e James E. Katz (a cura di), Philosophy of Emerging Media: Understanding, Appreciation, Application, Oxford University Press, 2015, ISBN 9780190260750.
  • (EN) Lisa Glebatis Perks, Media Marathoning: Immersions in Morality, Lexington Books, 2014, ISBN 9780739196748.
  • (EN) Michael Graves, Chalk one up for the Internet, in Kristin M. Barton (a cura di), A State of Arrested Development: Critical Essays on the Innovative Television Comedy, McFarland, 2015, ISBN 9780786479917.
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