Betula pendula

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Betulla bianca
Betula Pendula at Stockholm University 2005-07-01.jpg
Betula pendula
Classificazione APG IV
Dominio Eukaryota
Regno Plantae
(clade) Angiosperme
(clade) Mesangiosperme
(clade) Eudicotiledoni
(clade) Eudicotiledoni centrali
(clade) Superrosidi
(clade) Rosidi
(clade) Eurosidi
(clade) Eurosidi I
Ordine Fagales
Famiglia Betulaceae
Genere Betula
Specie B. pendula
Classificazione Cronquist
Dominio Eukaryota
Regno Plantae
Divisione Magnoliophyta
Classe Magnoliopsida
Ordine Fagales
Famiglia Betulaceae
Genere Betula
Specie B. pendula
Nomenclatura binomiale
Betula pendula
Roth, 1788
Nomi comuni

Betulla

Sottospecie
Areale
Betula pendula range.svg

La betulla bianca (Betula pendula Roth, 1788) è una pianta appartenente alla famiglia Betulaceae.[1]

Descrizione[modifica | modifica wikitesto]

È un albero che può raggiungere i 30 metri di altezza.[1] Il fusto è sottile ed eretto, con la tipica colorazione bianca che hanno molte specie di betulla, la parte bianca è liscia ed è intervallata da piccole parti scure rugose. Le foglie sono piccole, triangolari e appuntite, sono di colore verde medio, il margine è seghettato.

Distribuzione[modifica | modifica wikitesto]

Betula pendula (o Betula alba var. verrucosa) è diffusa dai Balcani all'arco alpino e in tutta l'Europa atlantica e l'Asia. In Italia è presente particolarmente in Piemonte (ove oggi si stimano oltre 20.000 alberi di questa specie) ed in Lombardia; si ritrova nell'Appennino settentrionale, in alcune stazioni isolate in Abruzzo, nell'Appennino campano e sull'Etna.

Ecologia[modifica | modifica wikitesto]

La betulla dimostra una grande ampiezza termica e può vegetare fino a circa 2000 m di quota nel piano subalpino (negli ontaneti, nei lariceti ed al margine delle peccete), nel piano montano (nelle pinete di pino silvestre e nei cedui di faggio sui suoli più acidi) e nel piano basale (nei querceti su suoli acidi, nei castagneti, in Appennino anche nei cedui di cerro). Sopporta valori di pH del suolo fino a 3,3; si adatta sia a terreni poveri di humus, sia a suoli con un profondo strato di materiale organico. Si adatta sia a suoli ricchi di acqua (è in grado di trasportare ossigeno dalla parte superiore alle radici), sia a suoli molto drenati (ha radici profonde, in grado di assorbire acqua dagli strati più profondi del suolo). È specie spiccatamente eliofila ed il seme, di piccole dimensioni, germina bene sul terreno minerale. Ha una buona capacità pollonifera ed è in grado di produrre anche polloni radicali. La betulla possiede un'elevata capacità colonizzatrice, soprattutto in terreni acidi o acidificati (terreni abbandonati, incendiati o comunque disturbati), è favorita anche dalla abbondante produzione di seme e dalla facoltà pollonifera.

Tassonomia[modifica | modifica wikitesto]

Sono riconosciute tre sottospecie:[1]

La betulla dell'etna (Betula etnensis Raf.) presenta caratteristiche peculiari tra cui un apparato conduttore adattato a sopravvivere in condizioni di caldo e freddo estremi, numerose ghiandole resinose peltate sui rami giovani, e foglie poco acuminate;[2][3][4] in passato è stata considerata sia una specie a sé che una varietà, ma è ora ritenuta un sinonimo di Betula pendula subsp. pendula.[5][6]

Selvicoltura[modifica | modifica wikitesto]

In relazione alle sue peculiarità ecologiche, la betulla pendula presenta spiccate caratteristiche di pionierismo[1] e la sua diffusione è stata favorita dall'abbandono delle aree agricole e pascolive e dagli incendi. In Piemonte questi fenomeni hanno talvolta consentito l'insediarsi di boschi di neoformazione puri o a grande prevalenza di betulla ed attualmente in una fase di evoluzione più o meno naturale, ma per i quali può porsi il problema della gestione selvicolturale. In vari paesi come Svezia, Finlandia, Scozia o Russia, il legno della betulla viene ampiamente utilizzato per vari usi, soprattutto per paste da carta, ma anche per tranciati e compensati. Pertanto in queste zone la betulla presenta un notevole interesse dal punto di vista selvicolturale, mentre in Italia sono ancora scarse le esperienze in tal senso.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c d (EN) Betula pendula Roth, in Plants of the World Online, Board of Trustees of the Royal Botanic Gardens, Kew. URL consultato il 16 gennaio 2021.
  2. ^ Biondi E., Baldoni M., A contribution to the knowledge of Betula aetnensis Rafin. through an anatomic and morphometric study of its wood, in Webbia, vol. 38, 1984, pp. 623-637.
  3. ^ Leonardi S., et al., Organic matter and nutrient cycling within an endemic birch stand in the Etna massif (Sicily): Betula aetnensis Rafin., in Plant Ecology, vol. 111, 1994, pp. 45-57, DOI:10.1080/00837792.1984.10670330.
  4. ^ Strano F., Betula aetnensis Raf. nel Parco Naturale dell’Etna: analisi vegetazionale ed ecologica (PDF), in Tesi di dottorato - Università degli studi di Catania, 2010.
  5. ^ (EN) Betula etnensis Raf., in Plants of the World Online, Board of Trustees of the Royal Botanic Gardens, Kew. URL consultato il 17 gennaio 2021.
  6. ^ (EN) Betula pendula var. etnensis (Raf.) P.D.Sell, in Plants of the World Online, Board of Trustees of the Royal Botanic Gardens, Kew. URL consultato il 17 gennaio 2021.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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