Bentazepam

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Jump to navigation Jump to search
Avvertenza
Le informazioni riportate non sono consigli medici e potrebbero non essere accurate. I contenuti hanno solo fine illustrativo e non sostituiscono il parere medico: leggi le avvertenze.
Bentazepam
Bentazepam.svg
Caratteristiche generali
Formula bruta o molecolareC17H16N2OS
Massa molecolare (u)296,387
Numero CAS29462-18-8
PubChem34592
SMILES
C1=CC=C(C=C1)C2=NCC(=O)NC3=C2C4=C(S3)CCCC4
Dati farmacologici
Modalità di
somministrazione
Orale
Indicazioni di sicurezza

Il bentazepam, conosciuto anche come tiadipone, è un composto chimico appartenente alla classe delle benzodiazepine, più precisamente si tratta di una tienodiazepina. Le sue proprietà generali sono simili a quelle del diazepam, pertanto possiede proprietà ansiolitiche, anticonvulsivanti, sedative e miorilassanti.

Farmacodinamica[modifica | modifica wikitesto]

Il bentazepam è una tienodiazepina derivato e differisce da altre benzodiazepine in quanto nella sua struttura chimica è presente un anello tiofene anziché l'anello benzene, la qual cosa lo rende più simile strutturalmente ad una fenotiazina. Il composto agisce a livello del sistema nervoso centrale (SNC) su recettori GABAA incrementando l'attività dell'acido gamma-amminobutirrico (GABA), un neurotrasmettitore con una tipica azione di tipo inibitorio, causando pertanto una riduzione dell'eccitazione neuronale.

Farmacocinetica[modifica | modifica wikitesto]

A seguito di somministrazione per via orale il farmaco è rapidamente assorbito dal tratto gastroenterico. La biodisponibilità del composto si aggira intorno all'86 %. Dopo la somministrazione di 25 mg si raggiunge una concentrazione plasmatica di picco (Cmax) di 425 ng/ml entro 60 minuti dall'assunzione (Tmax).[1] Il volume di distribuzione è di 0,8 l/kg.[1] Nell'organismo la molecola viene metabolizzata dalla ghiandola epatica attraverso il sistema microsomiale. L'emivita di eliminazione è approssimativamente di 2-4 ore.[2][3][4] L'eliminazione avviene prevalentemente attraverso l'emuntorio renale ed in misura più ridotta tramite le feci.

Tossicologia[modifica | modifica wikitesto]

Studi eseguiti sugli animali, in particolare nel topo e nel ratto, hanno evidenziato una DL50, dopo somministrazione orale, superiore a 1000 mg/kg e 2000 mg/kg peso corporeo, rispettivamente. In studi su animali, durante la gestazione, a dosaggi decisamente superiori a quelli normalmente utilizzati per motivi clinici, bentazepam non ha evidenziato effetti teratogeni o embriotossici. La parentela strutturale di bentazepam con le benzodiazepine e specifici studi di cancerogenesi, hanno permesso di ritenere il composto privo di qualsiasi azione cancerogena.

Usi clinici[modifica | modifica wikitesto]

Il farmaco viene utilizzato per il trattamento degli stati ansiosi, associati o meno a disturbi funzionali o organici, inclusi i disturbi del comportamento psichico, come irrequietezza, nervosismo, irritabilità, ansia sociale e stress post-traumatico. Trova indicazione anche nel trattamento dell'insonnia. Questa, come altre benzodiazepine, è indicata solamente quando la sintomatologia del paziente è grave, ne limita la normale attività sottopone il soggetto a grave stress e disagio.

Effetti collaterali e indesiderati[modifica | modifica wikitesto]

Tra gli effetti avversi che possono comparire durante il trattamento si segnalano quelli di tipo gastrointestinale (dispepsia, secchezza delle fauci, nausea, costipazione) e quelli a carico del sistema muscolo scheletrico (in particolare la debolezza muscolare, che tende a verificarsi principalmente all'inizio del trattamento e in genere scompare con la prosecuzione dello stesso).[5] Sono possibili anche reazioni cutanee e da ipersensibilità (rash cutaneo, orticaria, raramente angioedema o reazioni anafilattiche).

Come per altre benzodiazepine, sono possibili disturbi psichiatrici e del sistema nervoso (sonnolenza, ridotta vigilanza, appiattimento affettivo, confusione mentale, affaticamento, cefalea, vertigini, atassia, diplopia, così come reazioni paradosse quali irrequietezza, agitazione psicomotoria, irritabilità, aggressività, rabbia, incubi, allucinazioni, psicosi e comportamenti anomali.

È stata segnalata anche la comparsa di colite linfocitica[6] e di grave insufficienza epatica.[7][8][9][10]

Controindicazioni[modifica | modifica wikitesto]

Il farmaco è controindicato nei soggetti con ipersensibilità nota al principio attivo, ad altre benzodiazepine, oppure ad uno qualsiasi degli eccipienti contenuti nella formulazione farmaceutica. È inoltre controindicato in coloro che sono affetti da miastenia gravis, grave insufficienza respiratoria, grave insufficienza epatica e sindrome da apnea notturna.

Sovradosaggio[modifica | modifica wikitesto]

Come avviene con altre benzodiazepine, il sovradosaggio volontario o accidentale, raramente rappresenta una situazione pericolosa per la vita, a meno che il paziente non abbia contemporaneamente assunto altre sostanze ad azione deprimente centrale (incluso l'alcool). Il trattamento include l'induzione del vomito (se il paziente è in stato di coscienza conservata), o meglio l'esecuzione della lavanda gastrica previa protezione delle vie aeree (se il paziente è incosciente). Se lo svuotamento gastrico non comporta alcun vantaggio si può ricorrere all'assunzione di carbone attivo al fine di ridurre l'assorbimento della benzodiazepina. Particolare attenzione deve essere prestata al mantenimento delle funzioni vitali, in particolare delle funzioni respiratorie e cardiovascolari. Una grave overdose di benzodiazepine, compreso bentazepam e specialmente se associate ad altri deprimenti del SNC può infatti causare il coma e una grave depressione e insufficienza respiratoria che può comportare la necessità di ricovero del paziente in un reparto di terapia intensiva.[11]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b Mariño EL, Fernandez Lastra C, Gonzalez Lopez F, Dominguez-Gil A, Garcia Santalla JL, Vorca G, Izquierdo JA, Ledesma-Jimeno A, Parametrization by non-linear regression and bayesian estimation of bentazepam in a multiple dosage regimen in humans, in International Journal of Clinical Pharmacology, Therapy, and Toxicology, vol. 25, nº 11, novembre 1987, pp. 627–32, PMID 3429066.
  2. ^ Gonzalez López F, Mariño EL, Dominguez-Gil A, Pharmacokinetics of tiadipone: a new anxiolytic, in International Journal of Clinical Pharmacology, Therapy, and Toxicology, vol. 24, nº 9, settembre 1986, pp. 482–4, PMID 2877954.
  3. ^ Colino CI, Lastra CF, López FG, Ledesma A, Mariño EL, Open-loop feedback control of serum bentazepam concentrations and Bayesian estimation in multiple dosage regimens in patients, in International Journal of Clinical Pharmacology, Therapy, and Toxicology, vol. 29, nº 11, novembre 1991, pp. 457–62, PMID 1800395.
  4. ^ Mariño EL, Fernandez Lastra C, Gonzalez Lopez F, Martin Rey A, Dominguez-Gil A, Garcia-Santalla JL, Llorca G, Izquiexdo JA, Ledesma-Jimeno A, Simulation of plasma bentazepam levels in multiple dosage regimens from parameters established by non-linear regression and bayesian estimation, in International Journal of Clinical Pharmacology, Therapy, and Toxicology, vol. 25, nº 12, dicembre 1987, pp. 664–9, PMID 2893777.
  5. ^ Honorato J, Rubio A, Tristán C, Otero FJ, Garrido J, A pharmacovigilance study with bentazepam in a sample of 1046 psychiatric outpatients, in Revista De Medicina De La Universidad De Navarra, vol. 34, nº 2, 1990, PMID 1983365.
  6. ^ Fernández-Bañares F, Salas A, Esteve M, Espinós J, Forné M, Viver JM, Collagenous and lymphocytic colitis. evaluation of clinical and histological features, response to treatment, and long-term follow-up, in The American Journal of Gastroenterology, vol. 98, nº 2, febbraio 2003, pp. 340–7, DOI:10.1111/j.1572-0241.2003.07225.x, PMID 12591052.
  7. ^ de-la-Serna C, Gil-Grande LA, Sanromán AL, Gonzalez M, Ruiz-del-Arbol L, Garcia Plaza A, Bentazepam-induced hepatic bridging necrosis, in Journal of Clinical Gastroenterology, vol. 25, nº 4, dicembre 1997, pp. 710–1, PMID 9451703. URL consultato il 2 gennaio 2015.
  8. ^ Andrade RJ, Lucena MI, Alcantara R, Fraile JM, Bentazepam-associated chronic liver disease, in Lancet, vol. 343, nº 8901, aprile 1994, p. 860, PMID 7908109.
  9. ^ Andrade RJ, , Lucena MI, Kaplowitz N, García-Muņoz B, Borraz Y, Pachkoria K, García-Cortés M, Fernández MC, Pelaez G, Rodrigo L, Durán JA, Costa J, Planas R, Barriocanal A, Guarner C, Romero-Gomez M, Muņoz-Yagüe T, Salmerón J, Hidalgo R, Outcome of acute idiosyncratic drug-induced liver injury: Long-term follow-up in a hepatotoxicity registry, in Hepatology (Baltimore, Md.), vol. 44, nº 6, dicembre 2006, pp. 1581–8, DOI:10.1002/hep.21424, PMID 17133470. URL consultato il 2 gennaio 2015.
  10. ^ Andrade RJ, Lucena MI, Aguilar J, Lazo MD, Camargo R, Moreno P, García-Escaño MD, Marquez A, Alcántara R, Alcáin G, Chronic liver injury related to use of bentazepam: an unusual instance of benzodiazepine hepatotoxicity, in Digestive Diseases and Sciences, vol. 45, nº 7, luglio 2000, pp. 1400–4, PMID 10961721.
  11. ^ Rivas López FA, López Soriano F, Mendoza Cerezo A, Jiménez Ferré J, Azurmendi Rodríguez JI, de la Rubia Nieto MA, Revista Española De Anestesiología Y Reanimación, vol. 36, nº 1, 1989, pp. 48–50, PMID 2565591.