Badia di Dulzago

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Badia di Dulzago
frazione
Badia di Dulzago – Veduta
L'accesso settentrionale alla Badia
Localizzazione
StatoItalia Italia
RegioneRegione-Piemonte-Stemma.svg Piemonte
ProvinciaProvincia di Novara-Stemma.svg Novara
ComuneBellinzago Novarese-Stemma.png Bellinzago Novarese
Territorio
Coordinate45°35′N 8°38′E / 45.583333°N 8.633333°E45.583333; 8.633333 (Badia di Dulzago)Coordinate: 45°35′N 8°38′E / 45.583333°N 8.633333°E45.583333; 8.633333 (Badia di Dulzago)
Altitudine202 m s.l.m.
Abitanti14[1]
Altre informazioni
Cod. postale28043
Prefisso0321
Fuso orarioUTC+1
Patronosan Giulio
Giorno festivo31 gennaio
Cartografia
Mappa di localizzazione: Italia
Badia di Dulzago
Badia di Dulzago

Badia di Dulzago (Badìa de Dulzàch in lombardo e Badìa de Dolzach piemontese) è una frazione di circa 14 abitanti del comune di Bellinzago Novarese, in Provincia di Novara.
Sorge 4 km a sud-ovest del paese, sui primi pendii delle colline moreniche della vallata del Terdoppio, al limitare della pianura risicola novarese. La zona è ricca di acque e fontanili, caratteristica forse da cui anticamente nacque la denominazione "dulcis acquae".

Dell'antico borgo di Dulzago che sorgeva nei pressi dell'attuale Badia, citato già nell'892, successivamente nel 1013 e nel 1132, oggi non resta alcuna traccia.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

La corte dei Pigionanti

La Badia (o Abbazia) fu fondata dai canonici regolari all'inizio del XII secolo come luogo di culto religioso. Nel corso del medioevo svolse importanti funzioni spirituali nei confronti degli abitanti del territorio. I canonici erano fedeli alla regola di sant'Agostino.

Nella seconda metà del Quattrocento divenne Abate commendatario Leonardo Sforza che la trasformò da comunità religiosa in importante centro agricolo. I monaci ed coloni che vi abitavano in breve tempo svolsero un'opera di bonifica del territorio circostante rendendo i terreni molto produttivi.
La Badia era organizzata come un vero e proprio complesso monastico: vi era la chiesa, officiata da un parroco nominato dagli abati commendatari, la residenza dell'abate e dei canonici, le case dei mezzadri e le loro famiglie ed il cimitero, situato fuori dall'abitato.

A partire dal Settecento, con l'introduzione dell'allevamento del bestiame (bovini, suini e pollame), si creò una vera e propria azienda agricola; intorno alla metà del secolo vennero costruiti nuovi edifici per accogliere i salariati, situati sul lato est della grande corte dei Pigionanti. Tra essi vi erano bifolchi, cavallari, famigli (che si occupavano rispettivamente dei buoi, dei cavalli e della stalla) i campari da badile per la manutenzione delle opere irrigue, il bracciante, il tagliaerba, il falegname ed il fabbro.
La comunità agricola era autosufficiente disponendo anche di un forno per il pane, una scuola, la ghiacciaia interrata, il lattaio e il mulino per la farina.

Durante il periodo napoleonico venne soppressa la commenda ed il complesso passò di proprietà alla famiglia francese dei Reyner. Nel 1845 fu ceduta al conte Vitaliano VIII Borromeo. La famiglia Borromeo dal 1879 cominciò a rivendere la struttura in vari lotti ed in seguito venne ulteriormente suddivisa dalla Società Agricola Conturbia.

Monumenti e luoghi d'interesse[modifica | modifica wikitesto]

Chiesa di San Giulio prete[modifica | modifica wikitesto]

La chiesa dedicata a san Giulio di Orta è coeva al complesso abbaziale e se ne ha testimonianza nei primi decenni del XII secolo. Il campanile, posto sul lato sinistro, risale invece al XVIII secolo.
L'edificio romanico è a pianta basilicale, strutturato a tre navate, quella centrale coperta da una successione di 3 campate con volte a crociera mentre quelle laterali hanno campate con volte a botte.

La parte meglio conservata dell'edificio romanico è il complesso absidale esterno, decorato da archetti pensili che poggiano su mensoline in cotto. È visibile dal cortiletto posto sul retro dell'edificio, cui si accede tramite una porta a lato del campanile e dove si affaccia anche la vecchia casa parrocchiale, edificata nel 1720, come riportato da una iscrizione sul muro occidentale dell'edificio.

La chiesa venne ampiamente restaurata e ridecorata tra la fine del XVII secolo ed il XVIII secolo, con la costruzione delle due cappelle laterali interne, nuovi stucchi ed affreschi, alterando così l'originaria struttura romanica. Sulla facciata, ricostruita nel settecento, si apre al centro il portone d'ingresso mentre ai lati vi sono due porte chiuse, solamente sagomate nella muratura, sormontate da due aperture a tutto sesto. Nella lunetta sopra il portone centrale, gravemente compromesso, vi è un affresco che ritrae San Giulio.

Nell'interno, riccamente decorato, numerosi affreschi di pregio: di epoca romanica sono quelli posti sulla parete ovest del tiburio che raffigurano angeli e santi, insieme a molti altri frammenti di pitture che sono stati rinvenuti in occasione di recenti restauri. Sulla parete della navata sinistra una serie di santi dipinti intorno al XV secolo. Il presbiterio è dominato da un altare marmoreo di epoca barocca. La cappella di sinistra è dedicata a sant'Antonio di Padova, mentre quella opposta alla Madonna del Rosario.

Cultura[modifica | modifica wikitesto]

Eventi[modifica | modifica wikitesto]

Il 31 gennaio, festa patronale, è celebrato dalla tradizionale Fagiolata di San Giulio preparata secondo i precisi dettami della tradizione. Viene solennizzata, ormai da molti anni, l'ultima domenica di gennaio. La Badia celebra inoltre una sorta di gemellaggio con l'isola di San Giulio; ogni anno infatti gli abitanti si recano in pellegrinaggio alla basilica del santo per partecipare alla funzioni religiose.

Galleria d'immagini[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Itinerari d'arte nel novarese, Alla scoperta di antiche Pievi, Abbazie e dipendenze..., Novara, ATL Provincia di Novara-Provincia di Novara-Legenda Srl, 2005.
  • Comune di Bellinzago, su comune.bellinzago.no.it. URL consultato l'11-12-2008.
  • Gian Michele Gavinelli, Dulzago e la Badia di S. Giulio, Novara, Ente provinciale per il turismo, 1980
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