Amerigo Bartoli

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Amerigo Bartoli Natinguerra (Terni, 24 dicembre 1890Roma, 20 dicembre 1971) è stato un pittore e scrittore italiano.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Nato da genitori di origine marchigiana, si trasferì a Roma nel 1906 per studiare all'Accademia di Belle Arti: lì divenne allievo di Giulio Aristide Sartorio, aiutandolo nella realizzazione di affreschi decorativi di diverse ville e palazzi romani, nonché di alcune sale del Palazzo del Quirinale. Prende attivamente parte alla vita artistica della capitale e nel 1916 partecipa alla Quarta Esposizione Internazionale d'Arte della Secessione Romana ed inizia a pubblicare alcuni disegni sulla rivista L'Eroica, dando così inizio a una lunga e prolifica collaborazione con numerosi giornali e riviste dell'epoca tra i quali sono da annoverare Pasquino, Cronache d'attualità, Il Fronte Interno, La Giberna, Il Primato Artistico Italiano, Il Travaso delle idee, Index, Corriere Italiano, Galleria, Il Guerin Meschino, Terza Pagina, La Lettura, La Tribuna, Il Selvaggio, Gazzetta del Popolo, L'Italiano, Omnibus, Primato, Domenica, Stampa Sera, Cosmopolita, Europeo, Epoca, Il Mondo.

Nel 1920 divide lo studio con Giorgio de Chirico; l'anno seguente compie un viaggio in Germania ed espone alla I Biennale di Roma. Diventa uno degli artisti più noti ed apprezzati, tanto da vincere il primo premio alla Biennale di Venezia, nella XVII edizione con il suo Gli amici al Caffè (1930), oggi conservato alla Galleria Nazionale di Arte Moderna di Roma. Iniziò quindi a frequentare i maggiori salotti letterari divenendo amico di Ardengo Soffici, Emilio Cecchi, Giuseppe Ungaretti e di Vincenzo Cardarelli, ognuno frequentatore del rinomato Caffè Aragno di Via del Corso.

Nel 1937, eseguì, con la tecnica del trompe-l'oeil, gli interessanti dipinti murali nella sala del ping-pong della Villa Saffi, a Forlì. Insegnò all'Accademia d'arte per ventuno anni dal 1939 fino al 1960 formando più generazioni di artisti (da Accatino a Ceroli, da Avanessian a Pino Pascali). Dal successivo dopoguerra pubblicò periodicamente strisce satiriche per il settimanale Il Mondo, insieme a piccoli volumi di storie, aforismi e disegni. Nel corso degli anni ha collaborato anche a La Tribuna, La Lettura, La Gazzetta del Popolo, Quadrivio, Omnibus, La Fiera Letteraria.

Nel 1965 vinse il premio nazionale "A. Soffici" a Prato mentre cinque anni dopo curò una sua antologica alla galleria Centro di Milano. Dopo la dipartita gli sono state dedicate mostre rievocative e la medaglia d'oro alla memoria alla VII Biennale dell'umorismo nell'arte di Tolentino, nel 1973. Bartoli era basso di statura e aveva braccia molto corte, di conseguenza in molti lo dileggiavano; tuttavia, essendo autoironico, egli stesso diffondeva le battute contro di lui: il 5 luglio 1941, ad esempio, raccontò a Bottai che Cardarelli aveva esclamato nei suoi confronti: "Diventerà così presbite, invecchiando, che non gli basteranno le braccia per leggere il giornale!".[1]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ G. Bottai, Diario 1935-1994, Rizzoli, Milano, 1989, pag. 275

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • A. Scamperle-O. Tamburi, Il disegno italiano contemporaneo, Roma 1947;
  • A. M. Brizio, op. cit., 1944, p. 418;
  • L. Borgese, in «Corriere della Sera» 19-1-1948;
  • A. Soffici, A. Bartoli, Milano 1949;
  • U. Galetti-E. Camesasca, op. cit., 1951, p. 212;
  • L. Bortolon, in «Grazia» 11-10-1959, pp. 98-99;
  • R. De Grada, op. cit., 1967, pp. 22-23;
  • voce in «Dizion. Encicl. Bolaffi», Torino 1978, I, p. 366.
  • Amerigo Bartoli e l' Umbria : dal 1903 al 1970, a cura di Giuseppe Appella, Roma, De Luca editori d'arte, 2008.

Parte della sua produzione di illustratore è contenuta nei libri Roma in selci, pubblicato da Leo Longanesi con prefazione di Antonio Baldini (1934), e Oggi come oggi, con prefazione di Mario Soldati (1952).

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