Amedeo Parmeggiani

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Amedeo Parmeggiani
8 aprile 1918 – 11 novembre 1961
Nato a Bologna
Morto a Kindu, Repubblica Democratica del Congo
Cause della morte Assassinato dall'esercito congolese durante una missione di pace
Luogo di sepoltura Cappella Sacrario ai Caduti di Kindu
Dati militari
Paese servito Italia Italia
Italia Italia
Forza armata Regia Aeronautica
Italian Co-Belligerent Air Force
Aeronautica Militare Italiana
Grado Maggiore pilota
Guerre Seconda guerra mondiale
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Amedeo Parmeggiani (Bologna, 8 aprile 1918Kindu, 11 novembre 1961) è stato un aviatore italiano.

Maggiore pilota dell'Aeronautica Militare Italiana, venne ucciso a Kindu, nelle Repubblica Democratica del Congo, durante la strage avvenuta nella notte tra l'11 e il 12 novembre 1961. Nel 1994 venne insignito di Medaglia d'oro al valor militare alla memoria.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Nacque a Bologna l'8 aprile 1918,[1] e dopo aver compiuto gli studi si arruolò come allievo ufficiale pilota di complemento nelle Regia Aeronautica, conseguendo il brevetto di pilota da caccia presso la scuola di Castiglione del Lago.[1] Durante la seconda guerra mondiale combatté sul Mediterraneo, sul Fronte Orientale e in Italia fino all'armistizio dell'8 settembre 1943.[1] Dopo tale data passò al Sud, entrando nell'Italian Co-Belligerent Air Force e combattendo contro i tedeschi. Per il ciclo operativo dal 17 luglio 1943 al 31 dicembre 1944 fu insignito di una seconda[2] Medaglia di bronzo al valor militare.[1] La sua presenza al sud è confermata anche dall'autorizzazione a fregiarsi del distintivo della guerra di Liberazione con due stellette.[1]

Dopo la fine del conflitto transitò nella neocostituita Aeronautica Militare Italiana, entrando in servizio presso la 46ª Aerobrigata di stanza a Pisa.[1] Trovò tragicamente la morte, insieme ad altri dodici militari italiani, nell'eccidio di Kindu, avvenuto nella notte tra l'11 e il 12 novembre 1961, mentre effettuava una missione umanitaria a bordo di un bimotore Fairchild C-119 Flying Boxcar[3] operante sotto l'egida dell'ONU.[1] Per questo fatto fu insignito della Medaglia d'oro al valor militare alla memoria.[1] nel 1994.

I corpi degli sfortunati aviatori furono ritrovati nel febbraio del 1962, i sepolti in due fosse comuni. Le salme vennero riesumate il 23 febbraio 1962 ed il 10 marzo trasferite nella base libica di Wheelus. Da qui arrivarono sull'aeroporto di Pisa l'11 marzo, ed il giorno dopo vennero celebrati i solenni funerali, alla presenza del Presidente della Repubblica Antonio Segni. In seguito le salme vennero tumulate nel Sacrario dei caduti di Kindu, appositamente costruito nell'aeroporto militare di Pisa grazie ad una pubblica sottoscrizione. La città di Bologna gli ha intitolato una via. Un monumento ai caduti di Kindu è stato inaugurato presso l'ingresso dell'aeroporto internazionale "Leonardo da Vinci", a Fiumicino, nel 2007.

Onorificenze[modifica | modifica wikitesto]

Medaglia d'oro al valor militare - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia d'oro al valor militare
«A capo di una missione di trasporto aereo e capo equipaggio di un velivolo da trasporto, nel quadro della partecipazione italiana all'intervento di intermediazione delle Forze dell'ONU nell'Ex-Congo, consapevole dei pericoli cui andava incontro, ma fiducioso nei simboli dell'Organismo internazionale e convinto della necessità di anteporre la costruzione della nascente Nazione all'incolumità personale, sopraffatto da un'orda di soldati sfuggiti al controllo delle forze regolari, percosso gravemente sotto la minaccia delle armi, interveniva in difesa dei suoi uomini protestando la nazionalità italiana e la neutralità delle parti. Preso in ostaggio e fatto oggetto di nuove continue violenze, veniva barbaramente trucidato, offrendo la propria vita per la pacificazione dei popoli e destando vivissima commozione nel mondo intero. Luminoso esempio di estrema abnegazione e di silenzioso fino al martirio»
— Kindu, 11 novembre 1961.
Medaglia di bronzo al valor militare - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia di bronzo al valor militare
«Pilota da caccia, effettuava intensa attività bellica. In un combattimento e un mitragliamento su un campo avanzato, contribuiva all'abbattimento e alla distruzione al suolo di vari apparecchi avversari, dimostrandosi combattente coraggioso e generoso.»
— Cielo della Russia, aprile-giugno 1942.
Medaglia di bronzo al valor militare - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia di bronzo al valor militare
«Abile e valoroso pilota da caccia, dava costante prova di perizia ed ardimento in tutti i cieli di guerra, partecipando a numerose e rischiose missioni in quota e a volo rasente. Nel corso di due aspri combattimenti contro soverchianti forze nemiche, contribuiva efficacemente al probabile abbattimento di un aereo nemico e all'efficace mitragliamento di altri sei.»
— Cielo Balcanico, dell'Italia Meridionale, 17 luglio 1943-dicembre 1944.
Medaglia commemorativa della guerra di liberazione - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia commemorativa della guerra di liberazione
avanzamento per merito di guerra - nastrino per uniforme ordinaria avanzamento per merito di guerra
— [4]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c d e f g h Alegy 2011, p. 15.
  2. ^ La prima era stata ottenuta per il suo contributo alle operazioni aeree italiane sul Fronte orientale.
  3. ^ Gli aerei impegnati in questa missione erano due, uno pilotato dal maggiore Parmegiani e uno dal capitano Giorgio Gonelli.
  4. ^ Regio Decreto 12 maggio 1944.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Sergio Carlesi (a cura di), Oltre l'azzurro - L'aviazione a Pisa, Pisa, Pacini Editore, 1983.
  • Elena Mollica, Kindu, una missione senza ritorno, Roma, Herald Editore, 2008.
  • Franco Pagliano, Aviatori italiani: 1940-1945, Milano, Ugo Mursia Editore, 2004, ISBN 88-425-3237-1.
  • Gianni Rocca, I disperati - La tragedia dell'aeronautica italiana nella seconda guerra mondiale, Milano, 1993, ISBN 88-04-44940-3.
  • Giorgio Torelli, Pino Bellini, A Pelo d'Africa. Al Congo su ali di tela, Milano, Rusconi, 1978.

Periodici[modifica | modifica wikitesto]

  • Gregory Alegy, Chi bombardò il Vaticano, in Aeronautica, nº 1, Roma, Associazione Arma Aeronautica, gennaio 2011, pp. 14-15.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]