Agostino Fregoso

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Agostino Fregoso
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Agostino Fregoso (Genova, 1442Mercato San Severino, 1486) è stato un condottiero italiano appartenente alla famiglia genovese dei Fregoso. Fu anche conte di Sant'Agata Feltria.

Stemma dei Fregoso

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Figlio di Lodovico Fregoso (che nel XV secolo fu per tre volte doge della repubblica di Genova) militò come condottiero di ventura per conto di diverse signorie del tempo.

Per sfuggire alle aspre lotte che nella seconda metà del XV secolo vedevano contrapposte la sua famiglia e quella degli Adorno per il predominio politico nella città di Genova, si trasferì alla corte del duca di Urbino Federico da Montefeltro, nelle odierne Marche settentrionali, del quale nel 1476 sposò la figlia Gentile, che portò in dote dodici feudi, il più importante dei quali era la contea di Sant'Agata Feltria.[1] Da questo matrimonio nacquero quattro figli: Federigo (futuro cardinale e generale), Ottaviano (che dopo aver difeso nel 1506 Sant'Agata da Cesare Borgia, tornato a Genova sarebbe divenuto l'ultimo doge della famiglia Fregoso), Margherita e Costanza.

Nel frattempo continuò la sua carriera politica e militare. Tra il 1478 e il 1484 fu impegnato a contrastare i fiorentini nella lotta per il predominio su Sarzana, città già appartenente alla repubblica di Genova che il padre Lodovico aveva ceduto alcuni anni prima agli stessi fiorentini. Nel 1484, in seguito alle difficoltà incontrate, cedette la città al Banco di San Giorgio.

Nel 1483 si trovava a Genova, con l'incarico di capitano della guardia di palazzo, ed aiutò l'arcivescovo Paolo Fregoso a diventare doge, in una lotta questa volta tutta interna alla famiglia, estromettendo dalla carica il nipote Battista Fregoso.

Riprese la sua attività di condottiero di ventura, a Venezia, Ravenna ed infine per conto del papa Innocenzo VIII, per il quale combatté contro Ferdinando I di Napoli. Nel 1486 fu ferito in un'imboscata ad Altavilla Silentina, mentre era impegnato nella difesa del castello di San Severino, morendo pochi giorni dopo per le gravi ferite riportate.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Serra, p. 29

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • G. Serra, La storia della antica Liguria e di Genova, 1835, Tipografia Elvetica.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]