(486958) 2014 MU69

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(486958) 2014 MU69
UltimaThule-NewHorizons-20190222.png
Immagine composita, in scala di grigi, ad alta risoluzione di 2014 MU69
Stella madreSole
Scoperta26 giugno 2014
ScopritoreTelescopio spaziale Hubble
ClassificazioneOggetto trans-nettuniano
Designazioni
alternative
2014 MU69, Ultima Thule
Parametri orbitali
(all'epoca JD 2458600,5
27 aprile 2019)
Semiasse maggiore6 669 377 410 km
44,5813998 UA
Perielio6 391 098 312 km
42,7212454 UA
Afelio6 947 656 508 km
46,4415542 UA
Periodo orbitale108724,87 giorni
(297,67 anni)
Inclinazione
sull'eclittica
2,45116°
Eccentricità0,0417249
Longitudine del
nodo ascendente
158,99773°
Argom. del perielio174,41771°
Anomalia media316,55084°
Par. Tisserand (TJ)5,960 (calcolato)
Prossimo perielio29 marzo 2055
Dati fisici
Dimensioni25–45 km
Albedo0,04–0,15
Dati osservativi
Magnitudine app.25,4 e 27,2
Magnitudine ass.11,1

(486958) 2014 MU69 (designato nell'ambito della missione New Horizons come PT1 o 11 e soprannominato, non ufficialmente, Ultima Thule) è un asteroide binario a contatto situato nella fascia di Kuiper. Scoperto nel 2014, presenta un'orbita caratterizzata da un semiasse maggiore pari a 44,5813998 UA e da un'eccentricità di 0,0417249, inclinata di 2,45116° rispetto all'eclittica.

È stato selezionato nell'agosto del 2015[1] quale obiettivo per un sorvolo ravvicinato da parte della sonda spaziale New Horizons della NASA; manovra eseguita con successo il 1º gennaio 2019 alle ore 06:33 (ora italiana).

Scoperta[modifica | modifica wikitesto]

L'oggetto fu scoperto il 26 giugno 2014, durante le osservazioni effettuate dal Telescopio spaziale Hubble allo scopo di individuare oggetti della fascia di Kuiper potenzialmente raggiungibili dalla sonda New Horizons nella fase successiva all'esplorazione di Plutone. Le osservazioni iniziarono nel giugno 2014 e continuarono fino ad agosto.[2]

Al momento della scoperta gli venne assegnata la denominazione preliminare di 1110113Y, e la sua esistenza non fu rivelata fino all'ottobre 2014.[3] Non gli fu assegnata una denominazione provvisoria a causa della scarsità di informazioni al suo riguardo fino al marzo del 2015, quando il Minor Planet Center gli assegnò la denominazione 2014 MU69.[4] L'acquisizione di ulteriori dati sui parametri orbitali ha portato all'assegnazione anche del numero sequenziale nel marzo del 2017.[5] Questo processo di numerazione ha derogato alla regola generale che richiede osservazioni distinte compiute in diverse opposizioni del corpo celeste.

Obiettivo della New Horizons[modifica | modifica wikitesto]

Il 15 ottobre 2014 furono annunciati tre potenziali oggetti che avrebbero potuto essere osservati dalla sonda New Horizons, identificati in quel momento come PT1, PT2 e PT3. Erano tutti e tre oggetti ghiacciati, ma comunque molto diversi da Plutone. Il loro diametro stimato variava dai 30 ai 55 km e la distanza dal Sole intorno ai 43-44 UA. Le possibilità iniziali di raggiungerli senza dover ricorrere a manovre di correzione di rotta erano, rispettivamente, 100%, 7% e 97%. Il sorvolo di PT1 sarebbe stato preferibile per la posizione, mentre quello di PT3 per la sua grandezza e luminosità, maggiori di quelle del primo.[6]

Il 28 marzo 2015 furono pubblicati degli aggiornamenti riguardo ai tre oggetti, cui furono assegnate la denominazioni provvisorie: 2014 MU69, 2014 OS393 e 2014 PN70 per PT1, PT2 e PT3 rispettivamente.[3] Nell'agosto del 2015, 2014 MU69 venne selezionato come obiettivo della missione, la cui estensione, tuttavia, rimaneva subordinata ad un'approvazione definitiva, poi data da parte della NASA nel corso del 2016.[1]

Nel marzo 2018, nell'ambito di un coinvolgimento popolare, la NASA ha scelto[7] di chiamare Ultima Thule l'obiettivo di sorvolo finale, a simboleggiare, come per la mitica isola, il raggiungimento esplorativo di confini mai raggiunti prima. Successivamente al sorvolo verrà scelto un nome formale da sottoporre all'Unione Astronomica Internazionale, a seconda che MU69 si riveli come un singolo corpo, un oggetto binario o anche un sistema multiplo[8].

La sonda New Horizons ha raggiunto e sorvolato 2014 MU69 il 1º gennaio 2019, alle ore 06:33 (ora italiana); si tratta del fly-by (sorvolo ravvicinato) più lontano nella storia delle esplorazioni spaziali.[9] Dopo le prime immagini a bassa risoluzione riprese dalla fotocamera LORRI e inviate alla Terra nei giorni seguenti al fly-by, saranno necessari circa 20 mesi per la ricezione completa dei dati immagazzinati dalla sonda durante il sorvolo ravvicinato[10][11].

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b (EN) Tricia Talbert, NASA’s New Horizons Team Selects Potential Kuiper Belt Flyby Target, NASA, 28 agosto 2015. URL consultato il 31 agosto 2015.
  2. ^ (EN) HubbleSite - NewsCenter - Hubble to Proceed with Full Search for New Horizons Targets (07/01/2014) - Introduction, su hubblesite.org. URL consultato il 2 luglio 2015.
  3. ^ a b (EN) Postcards from Pluto — Picture from the Colorado DMV. I’m super excited..., su plutopostcards.tumblr.com. URL consultato il 2 luglio 2015.
  4. ^ (EN) HubbleSite - NewsCenter - Hubble to Proceed with Full Search for New Horizons Targets (07/01/2014) - Release Images, su hubblesite.org. URL consultato il 2 luglio 2015.
  5. ^ (EN) MPC 103886 (PDF), su minorplanetcenter.net, 12 marzo 2017. URL consultato il 22 agosto 2017.
  6. ^ (EN) Finally! New Horizons has a second target, su www.planetary.org. URL consultato il 2 luglio 2015.
  7. ^ (EN) Introducing "Ultima Thule": NASA's Ultimate Destination in the Kuiper Belt!, su frontierworlds.org. URL consultato il 23 marzo 2018.
  8. ^ (EN) New Horizons Chooses Nickname for ‘Ultimate’ Flyby Target, su nasa.gov. URL consultato il 5 agosto 2018.
  9. ^ Capodanno 2019, New Horizons sorvola Ultima Thule: il fly-by più lontano nella storia delle esplorazioni spaziali, su ilfattoquotidiano.it.
  10. ^ (EN) Emily Lakdawalla, What to Expect When New Horizons Visits 2014 MU69, Ultima Thule, su planetary.org, The Planetary Society, 17 dicembre 2018.
  11. ^ APOD: 2019 January 29 - Ultima Thule from New Horizons, su apod.nasa.gov. URL consultato il 29 gennaio 2019.

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Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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