Zimarra

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.

Zimarra è un termine di origine spagnola (dallo spagnolo zamarra) con cui si indica un lungo soprabito maschile riccamente guarnito usato sin dal XV secolo e XVI secolo.

A tale abito è stata anche dedicata una celebre aria intitolata Vecchia zimarra che è cantata da Colline nell'opera La bohème di Giacomo Puccini. Celebre la zimarra di Don Abbondio nell'ottavo capitolo dei promessi sposi. Nel Faust di Goethe, Mefistofele indossa la zimarra del protagonista[1].

Ulteriore citazione moderna è quella fatta da Italo Calvino nel romanzo Il Barone Rampante o nel libro di viaggio Avventure in Africa di Gianni Celati.

Al giorno d'oggi il termine è ormai poco usato e con esso s'intende perlopiù un largo e lungo cappotto o anche una veste da camera tipo vestaglia.

La zimarra è indossata dai vescovi anglicani come componente del loro abito cerimoniale. È di colore scarlatto, blu-porpora, e nero. Trae origine dall'uso accademico. Era in voga anche nella Corte pontificia, nell'abito dei prelati superiori e nelle uniformi degli alti dignitari laici, fino alla riforma del 1967.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Johann Wolfgang Goethe, Faust (2 voll.), a cura di Andrea Casalegno, Garzanti, Milano, 1994. Vol. 1, pag. 135

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Aldo Gabrielli, Dizionario della Lingua Italiana, Hoepli

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]