William Winter

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William Winter (Hampstead, 11 settembre 1898Londra, 18 dicembre 1955) è stato uno scacchista inglese.

Seguace della scuola posizionale di Siegbert Tarrasch, il suo solido gioco strategico gli permise di sconfiggere molti campioni del suo tempo, tra cui Aaron Nimzowitsch, Milan Vidmar e David Bronstein. La sua scarsa salute e una insufficiente forza tattica non gli permisero però di avere la costanza di rendimento necessaria per esprimere appieno le sue potenzialità.

Gli fu attribuito il titolo di Maestro Internazionale nel 1950 (anno della sua istituzione).

Principali risultati[modifica | modifica sorgente]

Ottenne il primo successo vincendo nel 1919 il campionato dell'Università di Cambridge, dove studiava legge. Nel 1930 partecipò alle Olimpiadi di Amburgo, realizzando l'ottimo risultato di +8 –0 =7 (76,7%). Partecipò ad altre tre olimpiadi fino al 1935.

Vinse due volte il campionato britannico di scacchi (1935 e 1936) e cinque volte il campionato di Londra (1926, 1928/29, 1932, 1939 e 1947). Nel 1934 vinse il campionato britannico open. Winter era un attivista comunista, e fu l'unico tra i campioni britannici ad essere imprigionato per le sue idee politiche.

Svolse un'intensa attività di giornalista scacchistico. Fu redattore del British Chess Magazine e delle rubriche scacchistiche del Manchester Guardian e del Daily Worker.

Era nipote di James Matthew Barrie, il creatore di Peter Pan.

Opere[modifica | modifica sorgente]

William Winter fu autore di diversi libri di scacchi, tra cui:

  • Modern Master-play (con Frederick Yates), Londra-Filadelfia 1929
  • Chess for Match Players, Londra 1936 (ripubblicato dalla editrice Dover nel 1965)
  • The world chess championship 1951; Botvinnik v. Bronstein. (con R.G. Wade), Turnstile Press, Londra 1952
  • Kings of Chess , Hardinge Simpole, Londra-New York 1954

Partite notevoli[modifica | modifica sorgente]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Winter scrisse di questa partita: «La considero la mia migliore partita sia per l'eminenza del mio avversario che per l'importanza del torneo in cui fu giocata, ma anche perché in tre occasioni in cui la posizione era estremamente complicata fui abbastanza fortunato da trovare l'unica mossa che non solo vinceva la partita, ma era necessaria per non perdere.» Edward Winter's Chess Explorations

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

Harry Golombek, The Penguin Encyclopedia of Chess, Penguin Books, 1979

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]