Unité d'Habitation

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Coordinate: 43°15′40″N 5°23′47″E / 43.261111°N 5.396389°E43.261111; 5.396389

Unité d'Habitation de Marseille
Cité radieuse
Unité d'Habitation de Marseille 2.JPG
Ubicazione
Stato Francia Francia
Località Marsiglia
Indirizzo 280, Boulevard Michelet
Informazioni
Condizioni In uso
Costruzione 1947-1952
Inaugurazione 1952
Uso civile
Realizzazione
Architetto Charles-Édouard
Jeanneret-Gris,
detto Le Corbusier,
André Wogenscky,
Georges Candilis,
Jacques Masson
Ingegnere Vladimir Bodiansky
Costruttore AtBat - Atelier des Bâtisseurs
 

L'Unité d'Habitation de Marseille, conosciuta anche come Cité Radieuse, è un edificio civile di Marsiglia, progettato dall'architetto svizzero Le Corbusier.

L'edificio è il primo dei cinque analoghi realizzati in Europa e rappresenta una delle realizzazioni pratiche delle teorie ideate dal celebre architetto circa il nuovo concetto di costruire la città, nonché uno dei punti di arrivo fondamentali del Movimento Moderno nel concepire l'architettura e l'urbanistica.

Cenni storici[modifica | modifica sorgente]

Nel 1946, in uno scenario di devastazione e macerie, le varie nazioni europee avviarono ognuna dei grandi progetti di ricostruzione.

In Francia il ministro dell’Urbanistica e della Ricostruzione Raoul Dautry interpellò, tra gli altri, il celebre architetto avanguardista Le Corbusier. Egli collaborò e mise in pratica i suoi innovativi studi sui princìpi funzionali volti ad un nuovo modo di concepire lo spazio abitativo collettivo.

Pur suscitando accesi dibattiti o violente stroncature, i suoi progetti si rivelarono validi e all'avanguardia, anticipando i tempi di almeno trent’anni.

Nel 1947 Le Corbusier fondò la società da lui presieduta nominata AtBat, costituita da un gruppo di collaboratori tra architetti e ingegneri che, coordinati dall'ingegnere Vladimir Bodiansky, si occupò della progettazione e della realizzazione delle quattro successive Unitées d'Habitation costruite in seguito al primo modello di Marsiglia. Nel 1955 venne completata quella di Rezé, nel 1961 quella di Briey, nel 1967 fu inaugurata quella di Firminy; nel 1957 ne fu costruita una anche a Berlino.[1]

L'Unité d'Habitation è correntemente utilizzata e abitata dal 1952 ed è diventata ambita residenza di esponenti del ceto borghese medio-alto, professionisti e intellettuali del capoluogo francese.

Il 12 ottobre del 1995 l'edificio è stato nominato Monument historique ed è luogo di visita di numerosi turisti e scolaresche ogni anno.[2]

Il 9 febbraio 2012 l'edificio ha subito un grave incendio che ha danneggiato parte della struttura.[3][4][5]

Nel giugno 2013 sono stati ultimati i lavori di ristrutturazione e il locale sul tetto che ospitava la palestra è stato ristrutturato e e trasformato in luogo espositivo dell'artista francese Ora-ïto.[6]

I principi architettonici[modifica | modifica sorgente]

Secondo il pensiero di Le Corbusier non esisteva una sostanziale distinzione tra l’urbanistica e l’architettura. La sua attenzione era principalmente rivolta a studiare un sistema di relazioni che, partendo dalla singola unità abitativa intesa come cellula di un insieme, si estendeva all'edificio, al quartiere e all'intero ambiente costruito.

L'Unité d'Habitation è la sintesi di questa teoria e racchiude in sé tutti i princìpi architettonici da lui ideati, divenendo la summa delle funzioni prettamente domestiche coniugate a quelle urbanistiche. Essa venne quindi concepita come una vera e propria "città verticale" caratterizzata da spazi individuali inseriti in un ampio contesto di aree comuni; questo equilibrio fu supportato dall'impiego delle più moderne tecniche progettuali e costruttive già scoperte in precedenza dal Razionalismo e dall'esperienza del Bauhaus.

L'edificio rappresenta quindi una sorta di contenitore che racchiude in esso uno spazio urbano, trascendendo la funzione meramente abitativa di un semplice condominio e concependo l'edificio come una sorta di "macchina per abitare" per un elevato numero di persone. Secondo i princìpi di Le Corbusier, l'attuazione di questa teoria porterebbe al salto dimensionale tra il singolo edificio e la città, cosicché il primo divenga un sottomultiplo della seconda.[7]

Caratteristiche[modifica | modifica sorgente]

L'esterno[modifica | modifica sorgente]

Familiarmente noto come «maison du fada»[8] o «cube de beton»,[9] il complesso residenziale si estende su un'area di circa 3.500 metri quadrati e misura 137 metri di lunghezza per 24 metri di larghezza e può contenere più di 3000 abitanti.

L'edificio si sviluppa su 18 piani, per un'altezza complessiva di 56 metri e osservando il basamento si può notare l’adozione di grandi pilotis di forma tronco-conica che, sorreggendo tutto il corpo di fabbrica, sostituiscono i setti portanti. Inoltre, la loro funzione strutturale separa volutamente l'edificio dal suolo e, soprattutto, elimina definitivamente la presenza di abitazioni penalizzate dall’oscurità e dall’umidità derivanti dalla collocazione a terra.

Una veduta di un corridoio-strada

L’arretramento degli stessi pilastri rispetto al filo dei solai consente, inoltre, il libero sviluppo della facciata con l'impiego di ampie finestre "a nastro" lungo le pareti perimetrali a tutto vantaggio di un’ottimale livello di illuminazione interna, uno degli aspetti fondamentali dell'opera di Le Corbusier.

I prospetti delle facciate sono scandite da ripetuti moduli rettangolari costantemente caratterizzati dalla presenza del colore in netto contrasto con l'uniformità cromatica del cemento armato che caratterizza l'intera struttura.

L'interno[modifica | modifica sorgente]

Come è noto l'edificio ospita anche aree dedicate a servizi solitamente dislocati nel contesto urbano circostante, tuttavia la commistione di spazi comuni, zone commerciali e aree residenziali è organizzata con razionalità, pur senza tralasciare la funzionalità.

Lo schema tridimensionale delle singole unità abitative

Al settimo e ottavo piano, un ampio corridoio interno, che percorre longitudinalmente la struttura come una sorta di strada, consente l'accesso ai principali servizi utili alla collettività: una lavanderia, un supermercato, un albergo con 21 camere, una biblioteca e poi svariati negozi, ristoranti e uffici. Come per l'esterno, gli interni dell'edificio sono costantemente caratterizzati dalla presenza del colore, utilizzato come elemento di arredo.

Al di sopra e al di sotto del settore centrale dedicato ai servizi vi è la parte residenziale dell'edificio, composta da una successione di 337 appartamenti disposti trasversalmente rispetto allo sviluppo dell'edificio.

Uno degli aspetti più rivoluzionari fu la nuova concezione della singola cellula abitativa, non più contraddistinta dal contesto sociale di chi lo abita; analizzando la planimetria degli appartamenti è interessante notare come Le Corbusier abbia concepito delle unità abitative tutte uguali e di dimensioni medio-grandi, quasi fossero oggetti da assemblare in serie. Ciascuna di esse è del tipo duplex, ovvero disposta su due livelli diversi collegati da una scala interna e gli ingressi sono disposti lungo ampi corridoi interni dalle coloratissime pareti situati ogni due piani che, nella logica progettuale di Le Corbusier, rappresentano le "strade" del complesso residenziale.

Una veduta del tetto panoramico

L'architetto concepì questi spazi abitativi applicando il proprio sistema denominato Modulor, ovvero «una gamma di misure armoniose per soddisfare la dimensione umana, applicabile universalmente all'architettura e alle cose meccaniche». Una rappresentazione del Modulor è raffigurata su una parete dei locali presenti sul tetto dell'edificio.

L'ennesima innovazione è rappresentata dal tetto abitabile, noto anche come "tetto giardino", secondo i celeberrimi Cinque Punti. Analogamente a quanto accade nei grattacieli, grazie all’impiego del calcestruzzo armato, esso può diventare un vasto giardino pensile o essere adibito a funzioni complementari e ricreative utili alla collettività. Esso ospita infatti svariati locali ad uso comune come la palestra, una piccola piscina, l'asilo nido, un solarium, un auditorium all'aperto e un percorso ginnico di circa 300 metri per l'attività sportiva.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ http://www.liberation.fr/culture/01012365576-la-cite-radieuse-reprend-des-couleurs.
  2. ^ http://www.marseille-citeradieuse.org.
  3. ^ http://www.lemonde.fr/societe/article/2012/02/09/france-grave-incendie-a-la-cite-radieuse-du-corbusier-a-marseille_1641498_3224.html.
  4. ^ http://www.libemarseille.fr/henry/2012/02/la-cit%C3%A9-de-radieuse-de-marseille-meurtrie-par-lincendie.html.
  5. ^ https://www.domusweb.it/it/notizie.htmll.
  6. ^ La Provence. Marseille : le MaMo, un centre d'art entre ciel et mer http://www.laprovence.com/article/loisirs/2340144/marseille-le-mamo-un-centre-dart-entre-ciel-et-mer.html Marseille : le MaMo, un centre d'art entre ciel et mer.
  7. ^ Unité d'habitation http://www.fondationlecorbusier.fr/corbuweb/morpheus.aspx?sysId=13&IrisObjectId=5234&sysLanguage=fr-fr&itemPos=58&itemSort=fr-fr_sort_string1%20&itemCount=78&sysParentName=&sysParentId=64 Unité d'habitation.
  8. ^ Letteralmente: "casa dei matti".
  9. ^ Letteralmente: "cubo di cemento".

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Jacques Sbriglio, Le Corbusier L'Unite d'habitation de Marseille, Editore Birkhaüser, Collection « Corbusier Guides », 2004, ISBN 978-3-7643-6718-3
  • Alban Janson, Carsten Krohn, Anja Grunwald, Le Corbusier : Unité d'habitation, Marseille, Editore Axel Menges, 2007, ISBN 978-3-932565-65-6
  • Gérard Monnier, Le Corbusier. Les unités d'habitation en France, Editore Belin, 2002, ISBN 2-7011-2577-4

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

  • Sito ufficiale [1]