Tirapugni

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Tirapugni
Un tipico modello di tirapugni
Un tipico modello di tirapugni
Tipo arma contundente
Descrizione
Peso Variabile, a seconda del materiale utilizzato

[senza fonte]

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Un tirapugni, chiamato anche pugno di ferro[1] o noccoliere o noccoliera o rosetta (derivante dalle similarità con la rosetta, un tipo di pane) è un'arma contundente.

Caratteristiche[modifica | modifica sorgente]

Generalmente usato nel combattimento corpo a corpo, alcuni modelli sono anche dotati di spuntoni sugli anelli. Esistono perfino dei tirapugni con delle lame di supporto attaccate ai lati (anche smontabili), il quale sono considerate delle vere e proprie armi bianche, in quanto possono ferire anche molto gravemente una persona, o addirittura ucciderla.

E' composta da 4 anelli saldati assieme ad un pezzo di ferro, che impugnata sulla mano di un individuo potenzia la violenza del pugno.

Si calza sulla mano di preferenza e consente di mantenere una discreta libertà di movimento del polso. Il suo uso può portare abrasioni alla pelle di chi lo indossa. Date le piccole dimensioni è un'arma facilmente occultabile. Un colpo dato impugnando il tirapugni amplifica enormemente il potere contusivo del pugno chiuso.

Disciplina normativa nel mondo[modifica | modifica sorgente]

Italia[modifica | modifica sorgente]

Essendo considerato dalla legge arma impropria, è liberamente vendibile e detenibile, ma il porto fuori dalla propria abitazione è vietato, in base all'art. 4 della legge n. 110 del 18 aprile 1975, se non da soggetti muniti di regolare porto d'armi.[2]

In caso si tratti di arma antica (prodotta prima del 1890) e presenta un difetto ineliminabile della punta e del taglio ed è inidoneo a recare offesa, detenzione e trasporto sono consentiti senza licenza e senza autorizzazione.[3] È inoltre fatto obbligo, dove è lecita la detenzione, circolare con le armi inimpugnabili e inestraibili.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Corriere della Sera, dizionario dei modi di dire
  2. ^ Legge 18 aprile 1975, n. 110. URL consultato il 19-06-2008.
  3. ^ Art. 5 legge 21 febbraio 1990, n. 36

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

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