Tempio funerario di Hatshepsut

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Coordinate: 25°44′17.76″N 32°36′23.72″E / 25.738266°N 32.606588°E25.738266; 32.606588

Tempio funerario di Hatshepsut

Il tempio funerario di Hatshepsut, noto anche come Djeser-Djeseru ("Santo fra i Santi"), è un tempio situato sotto le scogliere di Deir el-Bahari, sulla riva occidentale del Nilo, vicino alla Valle dei Re in Egitto. Il tempio funerario è dedicato alla divinità solare Amon-Ra, e si trova vicino al tempio di Mentuhotep II, entrambi serviti come fonte di ispirazione e, in seguito, come fonte di materiale edilizio. È considerato uno degli "incomparabili monumenti dell'antico Egitto".[1] Il tempio fu il luogo in cui il 17 novembre 1997 avvenne il massacro di 62 persone, soprattutto turisti, per mano di estremisti islamici.

Architettura[modifica | modifica sorgente]

Tempio di Hatshepsut

Il cancelliere di Hatshepsut, architetto reale e forse amante Senemut supervisionò la costruzione e probabilmente progettò il tempio.[2] Nonostante il vicino e più antico tempio di Mentuhotep sia stato utilizzato come modello, le due strutture sono diverse per molti aspetti. Nel tempio di Hatshepsut vi era una lunga terrazza colonnata che diverge dalla struttura centralizzata del tempio di Mentuhotep, un'anomalia che potrebbe essere stata causata dalla posizione decentrata della camera funeraria.[3] Vi sono tre livelli di terrazze per un'altezza totale di 35 metri. Ogni livello è formato da una doppia fila di colonne quadrate, con l'eccezione dell'angolo nordoccidentale della terrazza centrale, che usa colonne protodoriche per ospitare la cappella. Queste terrazze sono colletgate tra loro tramite lunghe rampe un tempo circondate da giardini con piante esotiche, tra cui alberi di franchincenso e mirra.[4] La struttura a livelli del tempio di Hatshepsut corrisponde alla classica forma tebana, che utilizza piloni, corti, ipostili, corti solari, cappelle e santuari.

Bassorilievo parzialmente conservato presente nel tempio

Sculture e bassorilievi[modifica | modifica sorgente]

Le sculture a bassorilievo del tempio di Hatshepsut raccontano la storia della nascita divina di un faraone donna, il primo del suo genere. Testi ed immagini parlano di una spedizione nel paese di Punt, una zona esotica sulla costa del Mar Rosso. Anche se statue ed ornamenti sono stati rubati o distrutti, sappiamo che la struttura un tempo conteneva due statue di Osiride, un viale costellato di sfingi e molte altre sculture della regina in pose diverse: in piedi, seduta o in ginocchio. Molti di questi ritratti furono distrutti per ordine del figliastro Thutmose III dopo la sua morte.[5]

Influenza storica[modifica | modifica sorgente]

Vista panoramica del tempio funerario

Il tempio di Hatshepsut è considerato il punto di maggior contatto tra architettura egizia e architettura classica.[6] Ottimo esempio dell'architettura funeraria del Nuovo Regno, enfatizza il faraone e include santuari in onore degli dei importanti per la sua vita ultraterrena.[7] Il tutto segna un punto di svolta nell'architettura egizia, che abbandona la geometria megalitica dell'Antico Regno per passare ad un edificio che permetta il culto attivo. La linearità assiale del tempio di Hatshepsut si ritrova negli altri templi del Nuovo Regno.

L'architettura del tempio originario è stata considerevolmente modificata a causa di un'erronea ricostruzione avvenuta all'inizio del XX secolo.

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Marvin Trachtenberg, Isabelle Hyman, Architecture, from Prehistory to Postmodernity, Italia, Prentice-Hall Inc., 2003, p. 71, ISBN =978-0-8109-0607-5.
  2. ^ Kleiner & Mamiya, Gardner's art through the ages : the western perspective Volume I, 12ª ed., Victoria, Thomson/Wadsworth, 2006, p. 56, ISBN 0-495-00479-0.
  3. ^ Trachtenberg & Hyman, Architecture, from Prehistory to Postmodernity, Italia, Prentice-Hall Inc, 2003, p. 71.
  4. ^ Kleiner & Mamiya, Gardner's art through the ages : the western perspective Volume I, 12ª ed., Victoria, Thomson/Wadsworth, 2006, p. 56, ISBN 0-495-00479-0.
  5. ^ Kleiner & Mamiya, Gardner's art through the ages : the western perspective Volume I, 12ª ed., Victoria, Thomson/Wadsworth, 2006, p. 57, ISBN 0-495-00479-0.
  6. ^ Trachtenberg & Hyman, Architecture, from Prehistory to Postmodernity, Italia, 2003, p. 71.
  7. ^ Nigel, Strudwick, Helen, Thebes in Egypt : a guide to the tombs and temples of ancient Luxor, 1. publ., Ithaca, NY, Cornell Univ. Press, 1999, ISBN 0-8014-3693-1.
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