Colossi di Memnone

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Coordinate: 25°43′13.7″N 32°36′37.74″E / 25.720473°N 32.610484°E25.720473; 32.610484

Colossi di Memnone
El-Colossat - Es-Salamat
I colossi di Memnone, il raffronto con le persone ai loro piedi fornisce una idea delle loro dimensioni
I colossi di Memnone, il raffronto con le persone ai loro piedi fornisce una idea delle loro dimensioni
Civiltà Civiltà egizia
Utilizzo Tempio funerario
Epoca XIV - IV secolo a.C.
Localizzazione
Stato Egitto Egitto
Località Kom el-Hettan
Dimensioni
Altezza 18 metri

I Colossi di Memnone (anche noti in arabo come el-Colossat o es-Salamat) sono due enormi statue di pietra del faraone Amenhotep III. Eretti oltre 3400 anni fa nella necropoli di Tebe, lungo le rive del Nilo, di fronte sulla riva opposta all'attuale città di Luxor, le due statue facevano parte del complesso funerario eretto da Amenhotep III. Le statue successivamente alla morte del faraone divennero già famose nell'antichità, quando, in seguito al loro progressivo degrado, da una di esse si propagarono dei rumori, che all'epoca furono interpretati come il saluto dell'omonimo eroe a sua madre.

I colossi[modifica | modifica wikitesto]

Il colosso posto a destra
Il colosso posto a sinistra

Le statue gemelle rappresentano Amenhotep III (XV secolo a.C.) in posizione seduta, con le mani sulle ginocchia e lo sguardo rivolto a est, verso il fiume e il sole nascente. Due figure più basse sono scolpite sulla parte anteriore del trono, a fianco alle sue gambe: la moglie Tiy e la madre Mutemuia. I pannelli laterali rappresentano il dio del Nilo Hapy. Le statue sono formate da blocchi di quarzite che fu scavata probabilmente a Giza (presso la moderna Il Cairo) o a Gebel el-Silsileh, 60 km a nord di Assuan. Raggiungono una considerevole altezza di 18 metri, comprese le piattaforme di pietra su cui sono costruite.

La funzione originale dei Colossi era di stare a guardia dell'entrata del Tempio di Milioni di Anni di Amenhotep: un gigantesco centro di culto costruito quando il faraone era ancora in vita, dove venne riconosciuto come reincarnazione in terra del dio, sia prima che dopo la sua partenza da questo mondo. Ai suoi tempi, questo tempio era il più grande ed opulento nell'intero Egitto. Con una superficie di 35 ettari, anche i rivali successivi come il Ramesseum di Ramesse II o il Medinet Habu di Ramesse III non reggevano il confronto, non raggiungendone l'area; anche il tempio di Karnak, all'epoca di Amenhotep, era più piccolo.

Ad ogni modo, con l'eccezione dei Colossi, molto poco resta visibile al giorno d'oggi di questo tempio. Essendo costruito sul bordo della pianura alluvionale del Nilo, le ripetitive esondazioni annuali ne hanno danneggiato con il passare dei secoli le fondamenta, come illustra anche una famosa litografia del 1840 di David Roberts.

Origine del nome[modifica | modifica wikitesto]

Il nome con cui sono tuttora conosciute queste statue fu coniato dagli storici greci, che le associarono all'eroe mitologico Memnone. Da una di esse (alla quale è stato dato talvolta il nome Colosso di Memnone) emanavano all'alba singolari rumori, causati dal riscaldamento della roccia, che dagli antichi erano interpretati come il saluto dell'eroe alla madre Eos, dea dell'aurora. Questa strana statua "parlante" attirava la curiosità di viaggiatori, inclusi personaggi importanti, che la ricoprirono di iscrizioni, pubblicate da Bernard.[1] Tra di esse, di una certa importanza sono gli epigrammi che Giulia Balbilla vi incise durante il suo viaggio in Egitto con la corte dell'imperatore Adriano e di sua moglie Vibia Sabina. Dopo un restauro, effettuato in epoca romana per volere dell'imperatore Settimio Severo, dal 199 d.C. i rumori non furono più avvertiti.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ A. et É. Bernand, 1969.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • (FR) André e Étienne Bernand, Les Inscriptions grecques et latines du colosse de Memnon, Parigi, Bibliothèque d'étude de l'Institut français d'archéologie orientale, 31, diffusion Picard, 1969. le iscrizioni in linea
  • (EN) G. W. Bowersock, The Miracle of Memnon in Bulletin of the American Society of Papyrologists, vol. 21, 1984, pp. 21-32.
  • (DE) Armin Wirsching, Transport und Aufrichten der Memnon-Kolosse in in: Wirsching: Obelisken transportieren und aufrichten in Aegypten und in Rom, 2013.

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