Sippar

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Sippar
Tell Abu Habbah
Essendo vicina a Babilonia, sotto Hammurabi fu tra le prime città ad essere annesse al suo impero
Essendo vicina a Babilonia, sotto Hammurabi fu tra le prime città ad essere annesse al suo impero
Civiltà sumera
Utilizzo città
Localizzazione
Stato Iraq Iraq
Città Tell Abu Habbah

Coordinate: 33°03′32″N 44°15′08″E / 33.058889°N 44.252222°E33.058889; 44.252222

Sippar (in sumero Zimbir, pronuncia sippir, che significa: "città uccello") fu un'antica città mesopotamica, di cultura prima sumerica e poi babilonese.

Sorgeva nel sito del moderno Tell Abu Habbah (Governatorato di Babilonia), sulla riva orientale del fiume Eufrate, nel punto in cui i due fiumi Tigri ed Eufrate, nel loro scorrere, più si avvicinano fra loro (a circa 60 km a nord di Babilonia e 30 km a sudovest di Baghdad).

La sua posizione ne giustifica la sua vocazione prettamente commerciale (una specie di Samarcanda mesopotamica).

Gli antichi egizi chiamavano Sippar Tephzer.

Si è ipotizzato che Sippar corrisponda alla biblica Sepharvaim del Vecchio Testamento, ove si allude alle due parti della città nella sua forma duale[1].

Storia[modifica | modifica sorgente]

Sebbene nel sito siano state ritrovate migliaia di tavolette cuneiformi, si sa relativamente poco della storia di Sippar.

Come spesso accadeva in Mesopotamia, era parte di un sistema di due città, separate da un fiume. Sippar sorgeva sulla sponda orientale dell'Eufrate, mentre la sua città gemella, Sippar-Amnanum (odierno Tell ed-Dêr), sorgeva sulla sponda occidentale, a circa 7 km di distanza.

Anche se i ritrovamenti ceramici indichino che il sito di Sippar era già in uso nel periodo di Uruk, un'occupazione stabile e sostanziale avvenne solamente nel periodo protodinastico del III millennio a.C., nel periodo antico-babilonese del II millennio a.C. e in epoca neobabilonese del I millennio a.C.; a livelli inferiori il sito fu continuato ad essere usato fino nelle età achemenide, seleucide e partica.

Sippar fu luogo di culto del dio del sole (sumero Utu, accadico Šamaš) e la sede del suo tempio E-babbara.

Sovrani di Sippar[modifica | modifica sorgente]

Nella lista reale sumerica si cita un re di Sippar, En-men-dur-ana, fra i sovrani della regione del periodo protodinastico, ma di lui non è stata ancora ritrovata alcuna testimonianza epigrafica.

Sumu-la-El di Babilonia ricorda che, nel suo ventinovesimo anno di regno, costruì le mura di Sippar. Alcuni anni più tardi, Hammurabi di Babilonia riporta di aver gettato le fondamenta delle mura di Sippar nel suo XXIII anno di regno e di aver nuovamente lavorato sulle mura nel suo XLIII anno di regno. Il suo successore a Babilonia, Samsu-iluna intervenne sulle mura di Sippar nel suo I anno di regno. Le mura della città, essendo state realizzate tipicamente con mattoni di fango, richiedevano molte attenzioni. Registrazioni di Nabucodonosor II e Nabonedo riportano che essi ripararono il tempio di Šamaš E-babbara.

Congetture dell'antichità su Sippar[modifica | modifica sorgente]

Berosso riporta che Ziusudra (o Xisuthros), il "Noè caldeo" della mitologia sumera, seppellì i registri del mondo antidiluviano a Sippar, forse perché si riteneva che il nome di Sippar fosse correlato a sipru, "una scrittura". Secondo Abideno, Nabucodonosr II fece scavare un grande bacino nei dintorni.

Plinio il Vecchio (Naturalis Historia 6.30.123) menziona una setta (o una scuola) caldea chiamata gli Hippareni. Si è spesso ipotizzato che questo nome faccia riferimento a Sippar (soprattutto per il fatto che anche le altre due scuole citate sembrano essere chiamate da nomi di città: gli Orcheni da Uruk e i Borsippeni da Borsippa), ma questa ipotesi non è universalmente accettata[2].

Archeologia[modifica | modifica sorgente]

Cono di argilla di Hammurabi proveniente da Sippar, Museo del Louvre

Il sito archeologico di Tell Abu Habba misura oltre 1 chilometro quadrato. In esso i primi scavi furono compiuti da Hormuzd Rassam tra il 1880 e il 1881 per conto del British Museum in una campagna di scavo che durò 18 mesi[3].

In questa campagna furono recuperate decine di migliaia di tavolette, tra le quali vi è la Tavoletta di Šamaš nel Tempio di Šamaš/Utu. La maggior parte delle tavolette erano in neo-babilonese[4][5][6]. Il tempio era stato menzionato sin dal XVIII anno di regno di Samsu-iluna di Babilonia, che riporta di aver restaurato "Ebabbar, il tempio di Šamaš a Sippar", assieme alla ziggurat della città.

Le tavolette che furono consegnate al British Museum sono tuttora studiate[7]. Come accadeva spesso ai primordi dell'Archeologia, i diari di scavi non furono tenuti, né tantomeno i punti esatti di rinvenimento. Questo rende difficile distinguere con certezza le tavolette che provenivano da Sippar-Amnanum rispetto a quelle provenienti da Sippar[8]. Altre tavolette provenienti da Sippar furono acquistate nel libero mercato in quel periodo e finirono in posti quali il British Museum e l'Università di Pennsylvania[9][10]. Dal momento che il sito è relativamente vicino a Baghdad, esso era un bersaglio popolare per gli scavi clandestini[11].

Nel 1894, Sippar fu brevemente scavata da Jean-Vincent Scheil[12]. Le tavolette recuperate, principalmente in antico babilonese, furono destinate al Museo di Istanbul.

In tempi moderni, il sito fu scavato da una missione belga dal 1972 al 1973. Gli archeologi iracheni del College of Arts dell'Università di Baghdad, guidati da Walid al-Jadir con Farouk al-Rawi, hanno scavato a Tell Abu Habbah dal 1977 fino al presente in 24 stagioni[13][14][15].

Dopo il 2000, ad essi si unì l'Istituto archeologico germanico[16][17].

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ G. R. Driver, Geographical Problems, Eretz Israel, vol. 5, pp. 18-20, 1958
  2. ^ "It is usually assumed that the Hippareni refers to Sippar (Ptolemy's Sippara), but even that requires proof, since the change of ‘s’ to ‘h’ is strange."R. D. Barnett, Xenophon and the Wall of Media in The Journal of Hellenic Studies, vol. 83, The Journal of Hellenic Studies, Vol. 83, 1963, pp. 1–26. DOI:10.2307/628451, JSTOR 628451.
  3. ^ [1] Hormuzd Rassam, Asshur and the Land of Nimrod: Being an Account of the Discoveries Made in the Ancient Ruins of Nineveh, Asshur, Sepharvaim, Calah, [etc]..., Curts & Jennings, 1897
  4. ^ Erle Leichty, Catalogue of the Babylonian Tablets in the British Museum: Tablets from Sippar 1, vol. 6, British Museum Publications, 1986, ISBN 0-7141-1115-5
  5. ^ Erie Leichty and A. K. Grayson, Catalogue of the Babylonian Tablets in the British Museum: Tablets from Sippar 2, vol. 7, British Museum Publications, 1987, ISBN 0-7141-1122-8
  6. ^ Erie Leichty et al., Catalogue of the Babylonian Tablets in the British Museum: Tablets from Sippar 3, vol. 8, British Museum Publications, 1988, ISBN 0-7141-1124-4
  7. ^ [2] Nebo-Sarsekim Cuneiform Tablet at Archaeology.org
  8. ^ Anne Goddeeris, Economy and Society in Northern Babylonia in the Early Old Babylonian Period, Peeters Publishers, 2002, ISBN 90-429-1123-9
  9. ^ [3] Hermann Ranke, Babylonian Legal and Business Documents from the Time of the First Dynasty of Babylon; Chiefly from Sippar, University of Pennsylvania, 1906 (reprinted by Nabu Press ISBN 1-144-69277-6)
  10. ^ Karel Van Lerberghe, Old Babylonian legal and administrative texts from Philadelphia, Leuven : Departement Oriëntalistiek, 1986, ISBN 90-6831-063-1
  11. ^ E. A. Budge, By Nile and Tigris: A Narrative of Journeys in Egypt and Mesopotamia on Behalf of the British Museum Between the Years 1886 and 1913, John Murray, 1920
  12. ^ V. Scheil, Une Saison de fouilles a Sippar, Le Caire, 1902
  13. ^ Lamia al-Gailani and Walid al-Jadir, Seal Impressions from Sippar, Sumer, vol. 37, pp. 129-144, 1981
  14. ^ F. N. H. Al-Rawi and Stephanie Dalley, Old Babylonian texts from private houses at Abu Habbah ancient Sippir : Baghdad University Excavations, Nabu Publications, 2000, ISBN 1-897750-07-2
  15. ^ W. al-Jadir and Z. Rajib, Archaeological Results from the Eighth Season at Sippar, Sumer, vol. 46, pp. 69-90, 1990
  16. ^ Abdulillah Fadhil et. al., Ausgrabungen in Sippar (Tell Abu Habbah). Vorbericht über die Grabungsergebnisse der 24. Kampagne 2002, in: Baghdader Mitteilungen (BaM) 36, pp. 157-224, 2005
  17. ^ Abdulillah Fadhil et. el., Sippar - Results of prospecting 2004/24, in: Sumer, A journal of archaeology in Iraq and the Arab world, vol. LII, no. 1&2, pp. 294-357, 2004

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Rivkah Harris, Ancient Sippar : a demographic study of an old-Babylonian city, 1894-1595 B.C., Nederlands Historisch-Archaeologisch Instituut, 1975
  • F. N. H. al-Rawi, Tablets from the Sippar Library I. The "Weidner Chronicle": A Suppositious Royal Letter concering a Vision, Iraq, vol. 52, pp. 1–15, 1990
  • F. N. H. al-Rawi and A. R. George, Tablets from the Sippar Library II. Tablet II of the Babylonian Creation Epic, Iraq, vol. 52, pp. 149–158, 1990
  • F. N. H. al-Rawi and A. R. George, Tablets from the Sippar Library III. Two Royal Counterfeits, Iraq, vol. 56, pp. 135–149, 1994
  • Luc Dekier, Old Babylonian real estate documents from Sippar in the British Museum, University of Ghent, 1994
  • F. N. H. al-Rawi and A. R. George, Tablets from the Sippar Library IV. Lugale, Iraq, vol. 57, pp. 199–224, 1995
  • John MacGinnis, Letter orders from Sippar and the administration of the Ebabbara in the late-Babylonian period, Bonami, 1995, ISBN 83-85274-07-3
  • F. N. H. al-Rawi and A. R. George, Tablets from the Sippar Library V. An Incantation from Mis Pi, Iraq, vol. 57, pp. 225–228, 1995
  • F. N. H. Al-Rawi and Andrew George, Tablets from the Sippar Library, VI. Atra-hasis, Iraq, vol. 58, pp. 147–190, 1996
  • A. C. V. M. Bongenaar, The Neo-Babylonian Ebabbar Temple at Sippar : its administration and its prosopography, Nederlands Historisch-Archeologisch Instituut te Istanbul, 1997, ISBN 90-6258-081-5
  • F. N. H. al-Rawi and A. R. George, Tablets from the Sippar Library VII. Three wisdom texts, Iraq, vol. 60, pp. 187–206, 1998
  • F. N. H. al-Rawi, Tablets from the Sippar library X: A dedication of Zabaya of Larsa, Iraq, vol. 64, pp. 247–248, 2002
  • Andrew George and Khalid Salim Ismail, Tablets from the Sippar library, XI. The Babylonian almanac, Iraq, vol. 64, pp. 249–258, 2002
  • Theophilus Goldridge Pinches, The Antiquities found by Mr. H. Rassam at Abu-habbah (Sippara), Harrison and Sons, 1884
  • Hugh Chisholm (a cura di), Encyclopædia Britannica, XI edizione, Cambridge University Press, 1911.

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

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Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]