Polidoro (mitologia)

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Polimestore getta in mare il cadavere di Polidoro figlio di Priamo ed Ecuba. Disegno di Johann Wilhelm Bauer

Polidoro è il nome di tre personaggi della mitologia greca, tra cui due figli di Priamo (re di Troia).

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Elenco dei figli di Priamo.

Mito[modifica | modifica wikitesto]

I due Priamidi erano fratellastri: uno aveva per madre Ecuba, l'altro Laotoe. Il terzo Polidoro è il figlio di Cadmo e Armonia.

Polidoro figlio di Priamo e Laotoe[modifica | modifica wikitesto]

Polidoro figlio di Laotoe, bellissimo d'aspetto, era in assoluto il più giovane dei figli di Priamo che proprio per questo gli aveva impedito di partecipare alla guerra di Troia. Ma il ragazzo, che confidava molto nell'agilità delle sue gambe, per la quale era noto, gli disobbedì, e venne ucciso da Achille, che lo trafisse con un'asta alla schiena durante uno scontro.

Omero narra questa vicenda nel libro ventesimo dell'Iliade.

Polidoro figlio di Priamo ed Ecuba[modifica | modifica wikitesto]

Dell'altro Priamide riferiscono Virgilio nell'Eneide ed Euripide nella tragedia Ecuba.

Al tempo della guerra di Troia Polidoro era stato mandato dal padre, con parte del tesoro della città, nel Chersoneso Tracico presso Polimestore, re della regione. Quando giunse la notizia della caduta di Troia, Polimestore fece uccidere proditoriamente Polidoro per impossessarsi del tesoro. Secondo Euripide, il re gettò poi il morto dalle mura del suo palazzo, che sorgeva a strapiombo sul mare: il cadavere del giovane precipitò in acqua ma in seguito venne ripescato. Ecuba, appresa la verità sulla morte brutale del suo adorato figlio, si scagliò contro Polimestore, ne uccise i due figlioletti e per finire lo accecò, compiendo così la sua vendetta. Virgilio dà una versione differente sulle modalità dell'uccisione di Polidoro e sulla sorte del cadavere. Come narra Enea a Didone nel terzo libro dell'Eneide, l'eroe troiano, giunto nella terra di Polimestore, strappò alcune fronde per coprire l'area dell'altare appena eretto; da esse vide colare sangue nero e sentì la voce del giovane principe che gli raccontò la propria tragica fine. Le fronde altro non erano che il risultato della metamorfosi delle lance con cui il giovane era stato trafitto: il cadavere giaceva lì sotto ma non perfettamente sepolto, sicché l'anima non era entrata nell'Ade. Enea si affrettò a tumulare degnamente Polidoro e ripartì, lasciando per sempre quel luogo maledetto.

Polidoro figlio di Cadmo[modifica | modifica wikitesto]

Polidoro è anche l'unico figlio maschio di Cadmo e Armonia, fratello di Semele, Ino, Autonoe e Agave. Egli è il capostipite della dinastia dei Labdacidi, è infatti il padre di Labdaco, che a sua volta generò Laio, che avrà da Giocasta Edipo.

Riprese del mito[modifica | modifica wikitesto]

Il mito di Polidoro figlio di Priamo ed Ecuba è ripreso da vari autori, tra cui Dante che nel Canto XIII dell'Inferno prevede per la legge del contrappasso che i suicidi vengano trasformati in arbusti dai quali, se spezzati, fuoriesce sangue. Egli è citato esplicitamente anche al v. 115 del Canto XX del Purgatorio.

Fonti[modifica | modifica wikitesto]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]