Pianificazione linguistica

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Con pianificazione linguistica ci si riferisce a sforzi deliberati di influenzare il comportamento altrui relativamente all'acquisizione, alla struttura o alla collocazione funzionale di una lingua. Tale attività includerà tipicamente lo sviluppo di traguardi, obiettivi e strategie per cambiare il modo in cui la lingua viene utilizzata. A livello governativo, la pianificazione linguistica prende la forma di politica linguistica. Molte nazioni hanno organismi di regolamentazione linguistica (ad esempio in Italia l'Accademia della Crusca[senza fonte]), che hanno il compito specifico di formulare ed attuare le politiche di pianificazione linguistica.
Gli aspetti economici della pianificazione linguistica possono essere anche rilevanti - si pensi per esempio ai mercati di prodotti fortemente connessi alla lingua (film, libri, software, ecc.) - e sono oggetto di studio della economia linguistica.

Caratteristiche[modifica | modifica sorgente]

Il termine pianificazione linguistica è solitamente riferito al terzo mondo, il primo interessato dal fenomeno, che si può intendere quale strumento per la costituzione di lingue nazionali standardizzate come parte della modernizzazione e costruzione di una nazione. In realtà la pianificazione linguistica non è un fenomeno né particolarmente recente, né confinato al terzo mondo.

La pianificazione linguistica non è necessariamente riferita a popolazioni di livello nazionale. Il fenomeno è infatti verificabile in gruppi etnici, religiosi e occupazionali. Nel caso di comunità linguistiche divise da confini politici, la pianificazione può coinvolgere anche più di una nazione (a livello governativo e non governativo) oppure organismi e conferenze internazionali o regionali.

Un'organizzazione internazionale (residente negli Stati Uniti) che si occupa in modo considerevole di pianificazione linguistica per il mondo (specialmente se lingue non ancora scritte) è la SIL International.

La pianificazione linguistica può anche essere un fenomeno discendente da movimenti sociali o politici, come il movimento per la lingua non sessista negli Stati Uniti, di radici femministe, o il movimento N'Ko nell'Africa occidentale.

Categorie[modifica | modifica sorgente]

La pianificazione linguistica può essere divisa in tre categorie:

Pianificazione del corpus[modifica | modifica sorgente]

Per pianificazione del corpus linguistico s'intende l'intervento prescrittivo nel corpus di una lingua, ossia nel complesso delle sue forme espressive. Ciò si può ottenere creando parole o espressioni nuove, modificandone di vecchie o selezionando tra forme alternative. La pianificazione del corpus mira a sviluppare le risorse di una lingua in modo che essa divenga un mezzo appropriato di comunicazione per argomenti e forme di discorso moderne, dotato della terminologia richiesta per l'uso nel campo amministrativo, educativo, ecc. La pianificazione del corpus è spesso collegata alla standardizzazione di una lingua, che implica la predisposizione di un'ortografia, di una grammatica e di un dizionario di tipo normativo per la guida degli scrittori e dei parlanti di una comunità linguistica. Anche gli sforzi per il purismo linguistico e l'esclusione di parole straniere (il cosiddetto protezionismo linguistico) fanno parte della pianificazione del corpus, così come la riforma ortografica e l'introduzione di nuovi sistemi di scrittura (ad esempio quello della lingua turca). Per una lingua in precedenza non scritta, il primo passo nella pianificazione linguistica è lo sviluppo di un sistema di scrittura.

Pianificazione dello status[modifica | modifica sorgente]

La pianificazione dello status linguistico si riferisce agli sforzi deliberati di allocare le funzioni delle lingue e delle alfabetizzazioni all'interno di una comunità linguistica. Essa implica scelte di status, che rendono una particolare lingua o varietà una "lingua ufficiale", "lingua nazionale", ecc. Spesso ciò comporta di elevare una lingua o dialetto al rango di varietà di prestigio, il che può avvenire a spese dei dialetti concorrenti. La pianificazione dello status è spesso parte integrante della creazione di un nuovo sistema di scrittura. Non a caso essa tende ad essere l'aspetto più controverso della pianificazione linguistica (vedi l'articolo su politica linguistica).

Pianificazione dell'acquisizione[modifica | modifica sorgente]

La pianificazione dell'acquisizione linguistica riguarda l'insegnamento e l'apprendimento di lingue nazionali, seconde lingue o lingue straniere. Questo implica l'impegno ad incrementare il numero di persone che usano quella lingua, la sua distribuzione e la sua alfabetizzazione, ottenuti mediante la creazione di nuove opportunità e incentivi per l'apprendimento. Tali sforzi possono basarsi su politiche di assimilazione o pluralismo. La pianificazione dell'acquisizione è direttamente collegata alla diffusione linguistica. Mentre la pianificazione linguistica è normalmente di competenza dei governi nazionali, regionali o locali, orgnaismi come il British Council, l'Alliance française, l'Instituto Cervantes, il Goethe-Institut, la Società Dante Alighieri, l'Instituto Camões e più recentemente il Confucius Institute sono anch'essi molto attivi a livello internazionale per promuovere l'istruzione nelle rispettive lingue.

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • DELL'AQUILA, Vittorio & IANNACCARO, Gabriele (2004) La pianificazione linguistica. Lingue, società e istituzioni. Roma: Carocci.
  • BASTARDAS-BOADA, Albert (2007) "Linguistic sustainability for a multilingual humanity", Glossa. An Interdiscipinary Journal, vol. 2, n. 2.
  • BASTARDAS-BOADA, Albert (2002) "World language policy in the era of globalization: Diversity and Intercommunication from the perspective of 'complexity'", Noves SL. Revista de Sociolingüística.
  • BASTARDAS-BOADA, Albert (2002), “The Ecological perspective: Benefits and risks for Sociolinguistics and Language Policy and Planning”, in: Fill, Alwin, Hermine Penz, & W. Trampe (eds.), Colourful Green Ideas. Berna: Peter Lang, pp. 77-88.
  • TAULI, V. (1968) Introduction to a theory of language planning, Uppsala.
  • CALVET, L.J. (1987) La guerre des langues et des politiques linguistiques. Payot, Paris.
  • COBARRUBIAS Juan, & FISHMAN Joshua (1982) (ed.) Progress in language planning: international perspectives, coll. Contributions to the sociology of language n° 31, Berlin/New York/Amsterdam: Mouton
  • COOPER, R. L. (1989) Language planning and social change, Cambridge University Press, New-York.
  • FISHMAN Joshua (1974) (ed.) Advances in Language Planning, The Hague: Mouton